SaturDie EP. 2 – La Saponificatrice di Correggio

di Naomi Campagna
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 14 Min.

La storia di colei che viene definita “La Saponificatrice di Correggio” non è facile da raccontare. E’ una storia di perdite, povertà, magia e maledizioni, che contribuiscono a trasformare una semplice donna di campagna in una malvagia assassina a sangue freddo.

Questo è un caso assai particolare per l’epoca: sono gli inizi del 900 e nessuno mai, indagando su un assassino, punterebbe il dito contro una donna.

L’Italia è scossa dalle mostruose vicende che si consumano sotto il naso di tutti, in un’umile casa di Correggio. Le prime pagine dei giornali ritraggono il macabro quadro della “Casalinga di Correggio” , la madre di famiglia che ha ucciso e disciolto nell’acido i corpi delle sue vittime. Il nome che le è stato dato alla nascita e con cui è conosciuta da tutti in paese, viene sostituito inevitabilmente dal tremendo soprannome che l’accompagna per il resto della sua vita.

E’ così che Leonarda Cianciulli diventa la prima Serial Killer donna in Italia, nota a tutto il mondo come la famigerata Saponificatrice di Correggio. Ovviamente, quella della saponificatrice, non è la sua professione.

La nascita di un’assassina

18 Aprile 1894. In un piccolo paesino di circa 8.000 abitanti, tale Montella, nasce Leonarda Cianciulli. Figlia di Serafina Marano e Mariano Cianciulli, allevatore di bestiame, cresce in una casa povera e affollata in cui poche sono le attenzioni a lei riservate.

L’ultima di sei figli e la prima degli infelici, conduce una vita di miseria e privazioni, tra le tante, l’affetto della madre. Almeno questo è ciò che dichiara nel suo memoriale di oltre 700 pagine “Confessioni di un’anima amareggiata”, scritto dopo la condanna. Non tralascia alcun particolare: parla della vita a Montella, degli attacchi di epilessia avuti in giovane età e, specialmente, descrive con accuratezza i tentativi di suicidio falliti durante l’adolescenza e del dispiacere di rivederla viva della madre.

«Cercai due volte di impiccarmi; una volta arrivarono in tempo a salvarmi e l’altra si spezzò la fune. La mamma mi fece capire che le dispiaceva di rivedermi viva. Una volta ingoiai due stecche del suo busto, sempre con l’intenzione di morire, e mangiai dei cocci di vetro: non accadde nulla».

Ben presto, Leonarda deve fare i conti con le consuetudini della società, che le impone di adeguarsi ad un futuro a cui è predestinata in quanto donna, cioè quello d’essere: una povera casalinga di periferia, madre di una florida prole e sposa di un uomo che però le è stato imposto da un matrimonio combinato. Sebbene le prime due non siano costrizioni, ma combacino con i suoi stessi desideri, Leonarda non riesce ad accettare di dover legare la propria vita ad un uomo che non ama, che è stato scelto per lei e che, perdipiù, è suo cugino.

Contro il volere di tutti, ma soprattutto della madre Serafina, la Cianciulli convola a nozze con Raffaele Pansardi, l’uomo che ama. Corre l’anno 1917, Leonarda ha appena 23 anni, neanche un soldo in tasca, ma tanta speranza riposta nel futuro. La giovane Cianciulli è ignara che quel matrimonio è l’inizio del cammino che la porterà a diventare una folle assassina.

Magia e maledizione

Le nozze della Cianciulli coincidono con la morte della madre, che viene a mancare pochi giorni prima del matrimonio. In punto di morte, guardando negli occhi la figlia accostata al suo capezzale, la donna la punisce con le sue ultime e terribili parole d’odio, augurandole una vita di sofferenze. Leonarda ricorda di averne già udite di simili uscire dalla bocca di una zingara anni prima, che le profetizzò “Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti moriranno i figli tuoi.”

In effetti, la “maledizione” sembra averla colpita per davvero, facendole perdere quasi tutti i suoi figli. Dalle sue 17 gravidanze, sopravvivono solo 4 bambini. Leonarda deve far fronte a 3 aborti spontanei e 10 morti in culla. Interpreta questi eventi funesti come la reale manifestazione del potentissimo maleficio scagliatole contro dalla madre. Questa convinzione si radica così a fondo nel suo animo che inizia ad esercitare un grande potere su di lei. La donna cade nel tranello della sua stessa superstizione e questo la trascina verso la alla follia.

“Non potevo sopportare la perdita di un altro figlio. Quasi ogni notte sognavo le piccole bare bianche, inghiottite una dopo l’altra dalla terra nera…”  Scrive la Cianciulli nel proprio memoriale, dove si legge l’agonia di una madre che ha dovuto organizzare 13 funerali e che non riesce a scacciare la paura di dover assistere ad altre morti, almeno non a quelle dei propri figli.

Decide così di affidarsi alla “scienza”, o per meglio dire, a ciò che crede sia scienza. Si dedica allo studio della magia e dell’astrologia, impara l’arte della chiromanzia e a praticare scongiuri e sortilegi, solo così pensa che possa riuscire a “neutralizzarli”. Diventa piuttosto brava, a suo dire, da fare delle sue capacità divinatorie una vera professione a Correggio, offrendo le proprie “prestazioni” a chiunque le richieda.

La casa di Correggio

Dopo le nozze, la Cianciulli si trasferisce spesso. Prima a Lauria, nel Ponentino, poi a Lacedonia, in provincia di Avellino, dove nascono i suoi figli, perlomeno quelli che riescono a rimanere in vita. Si sposta successivamente a Vulture, ma se ne va dopo che il terremoto del 1930 distrugge il paese.

Decide in seguito di trasferirsi a Correggio, in Emilia Romagna, al terzo piano di “Corso Cavour n.11” Qui, Leonarda, sente di poter ricominciare finalmente daccapo: nessuno la conosce e nessuno sa cosa abbia fatto prima di trasferirsi.

Ad onor del vero, non è affatto innocente come sembra o come vorrebbe far credere attraverso il memoriale. Ancor prima del suo trasferimento in Emilia, si macchia di diversi crimini per furto e truffa, per cui sconta una condanna a dieci mesi e 15 giorni di reclusione nelle carceri di Lauria. Paga inoltre una multa di 350 mila lire per aver sottratto denaro con l’inganno ad una modesta contadina di Montella. Leonarda non è quindi nuova a raggiri e sotterfugi. Il suo cuore è capace di amare solo i suoi figli, per lei il resto del mondo non contava.

Nella nuova dimora di Correggio, Leonarda si sente a casa. Non è più una “donna di facili costumi”, un’impulsiva, una bugiarda e una truffatrice, com’era conosciuta a Montella e a Lauria. Qui Leonarda è per tutti una brava persona, una madre modello e una “fervente fascista” il ché, considerando il momento storico, è un bel complimento.

Mette in moto un commercio di mobili e abiti, si circonda di nuovi amici che invita spesso e volentieri a casa, gli offre dolci, aneddoti e consigli. Aiuta le donne sole e insoddisfatte del paese con la chiromanzia, attraverso la quale riesce a predire per loro un amore futuro, tanta fortuna e una nuova vita ad attenderle, peccato che questa sia all’altro mondo. Invero, Leonarda approfitta dell’ottima reputazione che si è conquistata per compiere il suo ennesimo, e ultimo, piano malvagio: l’omicidio.

Gli omicidi e la saponificazione

A motivo della maledizione che aveva colpito la sua prole, durante il periodo in cui aveva vissuto a Lauria, Leonarda si era rivolta ad una fattucchiera per riuscire a portare a termine le gravidanze. Anche per merito dell’aiuto della maga che la Cianciulli comincia ad interessarsi alle arti occulte, da cui apprende il più possibile per “prendersi cura” dei propri figli, evitando che possa accadergli qualcosa di male.

Nel 1939 scoppia la seconda guerra mondiale e la vita di Leonarda rischia di cadere in pezzi: il marito Raffaele l’ha abbandonata da qualche tempo, uno dei suoi figli, Bernardo, si è arruolato nell’esercito e la sua unica figlia femmina, Norma, frequenta l’asilo presso le suore del paese. I soli rimasti accanto a lei sono il maschio più giovane, Biagio, che va al liceo e il più grande, Giuseppe, che studia lettere all’Università di Milano.

Il suo timore più grande è quello di perdere il figlio adorato e il “prediletto tra tutti”, Giuseppe, che rischia di essere richiamato alle armi. Leonarda si rifugia nella magia, cercando un rimedio che possa salvare il figlio dalla guerra. Ancora una volta interviene la madre Serafina che, nonostante i passati scompigli dati dalla maledizione, appare a Leonarda come portatrice di un’ottima soluzione. La donna racconta ai giudici, durante il processo, che la madre le aveva parlato in sogno offrendole uno “scambio”: la vita di Giuseppe in cambio di alcuni sacrifici umani.

Tra il 1939 e il 1940, la Cianciulli uccide tre donne di sua conoscenza, sacrificandole per proteggere il figlio. Massacra le vittime colpendole con una scure, le fa a pezzi e scioglie i resti nella soda caustica per realizzare saponette o candele, ma ne conserva il sangue che mescola all’impasto per biscotti che fa mangiare ai figli e agli amici.

«Non ho ucciso per odio o per avidità, ma solo per amore di madre», Afferma in aula.

Ermelinda Faustina Setti, Francesca Clementina Soavi e Virginia Cacioppo sono le vittime sacrificali del rituale della folle Serial Killer di Correggio. Tutte abbindolate dalle promesse di Leonarda, che le convince di aver trovato per loro un marito, come fa con Ermelinda, o un nuovo lavoro per Francesca e Virginia. La Cianciulli le attira in casa sua, fa in modo che le intestino tutto ciò che le possiedono e, in ultimo, le assassina. Per coprire le proprie tracce, fa loro promettere di non proferire parola con amici o parenti, cosicché nessuno venga a conoscenza dei suoi sordidi inganni.



Ci vuole poco affinché la Megera di Correggio venga catturata. Lei è infatti molto amica delle proprie vittime e perciò tra i primi indiziati per le loro sparizioni. Allo stesso tempo, considerando il momento storico, è difficile per gli inquirenti immaginare che una piccola ed esile donna di campagna possa commettere quelle atrocità.

Riescono a risalire a lei grazie ad un Buono del Tesoro che le viene donato dalla Cacioppo prima di essere uccisa, ma che Leonarda da ad un amico, Abelardo Spinelli, per saldare un debito. Spinelli, a sua volta, lo dona alla chiesa e regala alla polizia un modo per risalire a lei.

Leonarda, che all’inizio si ostina a negare, confessa di essere l’autrice degli omicidi e viene condannata a 30 anni di reclusione in carcere e a 3 anni di ricovero in un ospedale psichiatrico, con l’accusa di omicidio, furto e vilipendio di cadavere. Tuttavia, anche il figlio Giuseppe deve scontare una parte della pena, poiché si crede abbia collaborato ai delitti della madre, con l’aiuto dell’amico Spinelli. Dopo 5 anni di carcere, Giuseppe viene rilasciato in mancanza di prove sufficientemente incriminanti per poterlo trattenere oltre

Il manicomio

Leonarda Cianciulli, o meglio conosciuta come “La Saponificatrice di Correggio”, passa il resto della propria vita nel manicomio criminale di Aversa. Muore all’età di 77 anni a causa di un ictus. Durante il soggiorno in Manicomio scrive un lungo memoriale per cercare di giustificare i propri crimini. A chi dice che lo ha fatto per denaro, invidia e odio, la risponde che lo ha fatto solo e unicamente per i figli.

Non sapremo mai quanto ci sia di vero nel memoriale e nelle parole pronunciate in tribunale, ma possiamo farci un’idea dalle sue azioni. Per gli abitanti di Correggio, Leonarda non è più la brava ed eccentrica casalinga della porta accanto, la madre esemplare che tutti pensavano fosse, ma ritorna ad essere la donna che è sempre stata prima di trasferirsi lì: una bugiarda, una truffatrice, una megera e, in aggiunta, una spaventosa Serial Killer.

Scritto da Naomi Campagna




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