Come coltivare la nostra immagine e ritenerla coerente?

Cosa fare se il nostro aspetto non coincide con la nostra identità?

di Dudnic Radu
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 8 Min.

L’uomo tradito dal mondo, si rifugia in sé stesso. Ma cosa succede se le vesti del proprio io non coincidono con la nostra identità? La gente è tanta, le idee sono poche. E noi, come facciamo a distinguerci gli uni dagli altri coltivando quello che chiamiamo la nostra “immagine“, ritenerla autentica e coerente?

Un controllo personale sulla realtà non è impossibile, almeno per quello che riguardo il nostro limitato spazio di manovra sulla nostra vita. Così direbbero gli stoici. D’altro canto però sono diversi i sociologi ad attribuire l’influenza esercitata dagli altri sulla nostra vita dove le nostre interazioni stabiliscono il nostro io più di quanto lo facciamo noi stessi. A chi bisogna credere, soprattutto quando il proprio rapporto con gli specchi non è proprio rosa e fiori?

In questo articolo esploreremo un crocevia di idee, anche opposte tra loro, per poter rispondere alla domanda: “Cosa fare se il nostro aspetto non coincide con la nostra identità?”

La nostra immagine: Il concetto

Un bambino può permettersi quello che vuole: non è tenuto a rispettare le regole del comportamento sociale, perché non è ancora entrato nel mondo in cui domina la forma. Superata questa fase bisogna fare i patti con la realtà, con la propria realtà. In un primo momento dobbiamo identificarci con un “lancio di dadi”, il caso, organizzato dall’algebra della vita: smettere di stupirci che proprio ciò che vediamo davanti allo specchio sia il nostro io. Vale a dire che senza la fede nell’idea che il nostro volto esprime il nostro io, senza questa illusione fondamentale non potremmo vivere o almeno prendere la vita seriamente.

Scenario 1: La propria immagine interna (Letteratura)

Il nostro io è una pura apparenza, inafferrabile, indescrivibile, nebulosa. Mentre l’unica realtà, fin troppo facilmente afferrabile e descrivibile è la nostra immagine agli occhi degli altri. Il peggio è che non ne siamo i veri padroni, per quanto legittimi. All’inizio cerchiamo di dipingerla noi stessi, poi si vuole almeno influenzarla e controllarla, ma invano: basta una sola formula maligna e si è trasformati in una pietosa caricatura.

L’uomo non è che la propria immagine. I filosofi possono dirci che è indifferente ciò che il mondo pensa di noi, che solo ciò che siamo ha valore. Ma i filosofi non capiscono niente.

Finché viviamo con la gente siamo soltanto ciò che la gente ci considera. Pensare a come ci vedono gli altri e fare di tutto per rendere la nostra immagine più simpatica possibile viene considerato una specie di finzione o di comportamento sleale.

Ma fra il mio io e quello degli altri esiste forse un qualche contatto diretto senza la mediazione degli occhi? è mai pensabile l’amore senza l’angoscioso inseguimento della propria immagine nella mente della persona amata? Nell’attimo in cui non ci interessa più di come ci vede la persona che amiamo, abbiamo cessato di amarla. – Passaggio de “L’immortalità” di Milan Kundera.

Scenario 2: La propria immagine esterna (Cinema)

Nella società odierna, l’aspetto esteriore assume un ruolo di estrema importanza. In molti casi, si parla di favoritismi, agevolazioni, e maggiore importanza che viene data all’apparenza fisica piuttosto che alla sostanza interiore di una persona. Prendiamo come esempio la routine mattutina di Patrick Bateman, celebre personaggio del film “American Psycho”. La sceneggiatura ha dato inizio ad un movimento quasi rituale sui social facendo partire un costrutto sociale al quale pochi sfuggono al desiderio di volerlo interpretare: Sigma. Spesso associato al termine “maschio sigma”, è un termine gergale che deriva da sottoculture maschiliste. Si riferisce ad un uomo popolare, di successo, altamente indipendente e autosufficiente.

“Credo fermamente nella cura della persona, in una dieta bilanciata, nel rigoroso e quotidiano esercizio fisico.”

Affermazione che potrebbe sicuramente ottenere l’approvazione di una vasta fetta del pubblico, volta a incitare un’atteggiamento di emulazione. Questo atteggiamento può creare un profonda discordanza per coloro che vivono una dissonanza tra il loro aspetto esteriore e la loro vera identità. Può anche portare alle migliorie del proprio aspetto, vero, ma talvolta si finisce per soffermandosi eccessivamente su di esso. Questo perché la pressione sociale per conformarsi agli standard di bellezza dominanti può essere opprimente e portare alla negazione di sé. Si possono sperimentare sentimenti di inadeguatezza, insicurezza e auto-disprezzo. La pressione costante porta alla conclusione che il risultato è spesso causa di sofferenza emotiva e un’imminente di una crisi di identità.

Soluzioni: Cosa fare se il nostro aspetto non coincide con la nostra identità?

Cosa posso fare quando sono in una situazione in cui il nostro aspetto esteriore non coincide con la nostra identità interna? Talvolta può essere un problema difficile da affrontare. Ci sono tuttavia diverse soluzioni che possiamo considerare:

  1. Esplorare e accettare la propria identità interna: Il primo passo è comprendere chi siamo realmente e accettare la nostra autenticità. Ciò non sfugge ad un processo a senso unico di auto-riflessione, introspezione e accettazione di sé. Metodi relativamente moderni propongono soluzioni quali “journaling” e meditazione. Accettare la nostra identità interna ci permette di vivere in modo più congruente con noi stessi, indipendentemente dall’aspetto esteriore.
  2. Sperimentare con l’aspetto esteriore: Se l’aspetto esteriore non rispecchia la nostra identità interna, possiamo esplorare modi per esprimere chi siamo attraverso il nostro aspetto. Questo potrebbe includere modifiche al guardaroba, tagli di capelli o altri cambiamenti estetici che ci aiutino a sentirci in sintonia con noi stessi per fare da ponte alla realtà che viviamo.
  3. Esplorare il concetto di identità fluida: L’identità non è statica e può evolvere nel tempo. È importante riconoscere che siamo in costante cambiamento e crescita. Esplorare la flessibilità e la fluidità dell’identità ci consente di abbracciare pienamente chi siamo in ogni momento della nostra vita.
  4. Chiedi ad un amico fidato cosa pensa di te: Trovare persone che condividono le nostre esperienze e i nostri sentimenti può essere incredibilmente rassicurante e validante. Questo perché il loro punto di vista si considera valido. Partecipare a interazioni volte a creare supporto o comunità può fornire un ambiente sicuro in cui condividere le nostre sfide e ricevere sostegno, e anche critiche, dagli altri. Attenzione però a non considerare validi punti di vista che non credono ai nostri sogni

Conclusione

Se è vero che identità personale e identità sociale non vanno di pari passo, è altrettanto vero che l’abisso tra ciò che siamo e ciò che gli altri vogliono che siamo è un precipizio senza fine, dove la nostra vera essenza è costantemente soffocata dal peso delle aspettative sociali. E così, mentre cerchiamo di navigare tra le due sponde, scopriamo che l’autenticità può essere diventata una moneta di scambio, barattata per l’approvazione degli altri. “Ma tu vuoi essere, non sembrare di essere” sfida l’autoriflessione un celebre brano di Marracash. Per rimanere sulla stessa logica trasmessa da differenti brani quali Daniele Silvestri – L’uomo nello specchio ft. Fulminacci, Wake Up – NF ecc: possiamo iniziare ad essere completamente noi quando realizziamo di essere soli, perché quando il sole scende è sempre «tе contro te stesso».

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