La ministra italiana Roccella grida al gender (e sbaglia)

di Alessia Giurintano
5 Min.

Eugenia Roccella, ministra italiana per la Famiglia, la natalità e le Pari opportunità, apre il proprio microfono per parlare di gender, a sproposito.

Bene o male: l‘importante è che se ne parli, direbbe qualcuno. E invece no.

Quando si sceglie di diffondere un messaggio, la conoscenza dell‘argomento e l’uso appropriato dei termini sono la base della comunicazione.

Non è ammissibile, soprattutto in qualità di figura istituzionale, che ci sia la trasmissione di informazioni errate e devianti.

Le sue dichiarazioni hanno il peso delle conseguenze, e rafforzeranno una già diffusa disinformazione. E quelle all’indomani del 17 maggio, non sono neanche le sue prime parole sul tema.

Le dichiarazioni della ministra Roccella certificano una arretratezza che non è solo politica

 Si esprime così la ministra Eugenia Roccella, all’indomani del IDAHOBIT (International Day Against Homophobia, Biphobia, Transphobia):

Il nostro governo ha firmato la dichiarazione europea contro omofobia, bifobia e transfobia. Non abbiamo invece firmato e non firmeremo nulla che riguardi la negazione dell‘identità maschile e femminile, che tante ingiustizie ha già prodotto nel mondo in particolare ai danni delle donne.

E aggiunge:

Se è il gender che vogliono, [la Sinistra di Schlein] lo propongano apertamente e lo facciano in campagna elettorale, così da consentire agli elettori- conclude – di esprimersi anche su questo.

Un lessico inappropriato, confuso, per una comunicazione inefficace. Ma se queste dichiarazioni possono fare aggrottare la fronte, in realtà dimostrano una disinformazione che vede nella politica il proprio traguardo.

E se da un lato il premier Giorgia Meloni rassicura il Capo dello Stato, garantendo il proprio impegno prioritario contro ” discriminazioni e violenze inaccettabili”, da Bruxelles prende avvio la polemica.

L’Italia, assieme ad Ungheria, Romania, Bulgaria, Croazia, Lituania, Lettonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, dice no alla dichiarazione a favore della comunità Lgbtqia+.

Un Commissario per l’Uguaglianza da inserire nella Commissione Europea e strategie nazionali in favore della comunità: questi i punti saldi, e i più caldi, del testo.

L’Italia fa un passo indietro, ed è ancora la ministra Roccella a spiegare la scelta:

La dichiarazione «era in realtà sbilanciata sull’identità di genere, quindi fondamentalmente il contenuto della legge Zan».

Ad una comunicazione imprecisa, nxwss prova a fare chiarezza

Sesso biologico, Gender, identità di genere e orientamento sessuale. Sperando che questo paragrafo possa essere utile, di seguito le quattro definizioni, per allontanare l’ambiguità.

Per la prima, cioè quella di sesso biologico, prendo in prestito questa spiegazione biologico-anatomica, secondo cui:

La definizione di sesso biologico si basa su vari fattori: il patrimonio genetico, gli organi genitali e il quadro ormonale. Sulla base di questi criteri osservati alla nascita, al bambino viene assegnato un sesso maschile o femminile.

Per una migliore definizione di gender, prendo come riferimento l’Enciclopedia Treccani:

Il termine italiano genere traduce l’anglosassone gender, introdotto nel contesto delle scienze umane e sociali per designare i molti e complessi modi in cui le differenze tra i sessi acquistano significato e diventano fattori strutturali nell’organizzazione della vita sociale.

Ancora diversa, leggermente sfumata, è la definizione di identità di genere:

Percezione che il singolo ha di sé, appartenente ai due generi, come no.

Arriviamo infine all’orientamento sessuale:

Attrazione erotico-affettiva verso un genere (ma anche indipendentemente da questo, come per la pansessualità).


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