In bilico tra realtà e fantasia, La dolce vita

di Dudnic Radu
6 Min.

«Anni, amori e bicchieri di vino, non si contano mai». O ancora, «Bisogna fare della propria vita come si fa un’opera d’arte».

Che cosa suggerisce il concetto dietro questi proverbi? Volete un piccolo tip? Per meglio descrivere l’insito fascino della cultura italiana si può anche utilizzare un termine come: “La Dolce Vita”. Parliamo di lifestyle, bellezza e piacere con un marchio dell’opulenza italiana. La spiritualità dietro al godersi la mondanità e di abbracciare un sogno di una vita spensierata, di una vita che scorre, lenta e appagata.

Ma la meraviglia di queste parole non è limitata al loro significato. Si vive una volta sola, meglio godersi il presente, no? Sì, ma non solo. Con spontaneità, è lecito dedicarsi a gustare la spensieratezza trasmessa ‘sotto il cielo di un’estate italiana, risate tra amici e tavolate imbandite sotto alberi di limone. Ma cos’è davvero ildolce vita lifestyle” e quali sono le sue contraddizioni? Cosa si cela dietro questo idilliaco quadro dipinto da immortali pellicole cinematografiche?

Omaggio a Fellini: “La dolce Vita” – 1960

Questo omaggio all’italianità è nato nell’Italia degli anni ’50 e reso indubbiamente immortale dal capolavoro di Federico Fellini dopo gli anni Sessanta, con il film “La dolce Vita “ (5 febbraio, 1960). Ma quanto di questo mito interpretato da Marcello Mastroianni corrisponde alla realtà? Lo stile di vita edonistico e stravagante dell’élite di Roma dipinto dal lungometraggio che ha ispirato lo stesso Sorrentino per la stesura de “La grande bellezza”, può far nascere un movimento culturale agli occhi degli stranieri?

L’Italia è spesso avvolta da un alone di fascino e romanticismo, alimentato da una cultura popolare ricca di stereotipi e cliché. É anche nel cuore di questa rappresentazione che si cela il concetto della “dolce vita“. Parliamo di un’espressione che evoca immagini di marciapiedi lastricati da sanpietrini, caffè affollati, e lunghe e vivaci sere stile “tarantelle“, dove il domani, non arriva mai.

«Dolce Vita significa Italia. Bellezza senza tempo, sovrapposizione di passato e presente, secoli di arte incomparabile, rovine greche e romane. Il canto del mare, un’antica civiltà e uno spirito arguto, poetico, sarcastico, controverso e ferocemente individuale, che guarda al passato per guardare al futuro», spiega l’autore, Cesare Cannuccia, del prestigioso book, “Capri Dolce Vita”, pubblicato dall’editore di lusso Assouline.

L’Italia immaginata vista fuori dalla “Dolce Vita”

Tra i vicoli tortuosi di Roma, i vigneti ondulati della Toscana e le coste mozzafiato della Costiera Amalfitana, c’è un’essenza che non si può cogliere fino in fondo se non si è stati immersi nella “dolce vita” italiana. Da un lato, il termine reincarna l’idea di una vita lussuosa e rilassata, dove il tempo non si considera sperperato, se ci si diletta in piaceri e divertimenti. Dall’altra facciata della medaglia vi sono però diverse contraddizioni, tra cui l’abisso dell’immagine dell’Italia vista dagli occhi dei “forestieri” e la vera realtà dei fatti.

L’Italia può essere sì, un paese bucolico e affascinante, ma è anche un paese in cui la burocrazia può rendere difficile anche le azioni più semplici. Dove le disuguaglianze sociali sono ancora una realtà palpabile e la realtà dei fatti mette a dura prova lo stile di vita. Una delle principali contraddizioni della “dolce vita” italiana è la realtà economica del paese.

Contraddizioni

L’Italia è affascinante. Ma è anche un Paese pieno di contrasti. Contrasti che sfuggono all’occhio poco allenato dei pochi giorni di una vacanza. Mentre turisti sorridenti immortalano la dolcezza di Capri, Roma, Firenze c’é un’economia che arranca sotto il peso della disoccupazione, di una cattiva gestione politica, e di una direzione incerta che sembra non avere fine. Molte giovani menti brillanti sono costrette a emigrare in cerca di opportunità, e stipendi migliori. Il reddito familiare medio annuo nel Sud Italia si aggira intorno ai 20.000 euro. E così, il ‘Bel Paese’ diventa un concetto lontano, se non si hanno le giuste opportunità, spesso sepolte dietro al “nonnismo” e alle “raccomandazioni” che servono per spiccare nella scala gerarchia della società. 

L’orient express

Non sono pochi i critici che analizzano teorizzano su come la “dolce vita” stia diventando un’esperienza riservata ai “super-ricchi”. Individui che possono permettersi di pagare migliaia di euro per poche notti in suite di lusso su treni come “La Dolce Vita Express”. L’esperienza è gestita dall’Orient Express e si ispira all’epoca dell’omonimo film. Questo servizio di lusso offre suite per due persone a prezzi che variano da €6.600 a €25.000 a notte, rendendola un’esperienza fuori dalla portata della maggior parte delle persone che sono i veri eredi de “La Dolce Vita”.

Mentre alcuni individui possono vantare beni materiali che usano come mezzi per arrampicarsi con destrezza e infiltrarsi per ottenere il marchio de “la dolce vita”, non dobbiamo dimenticare che questo stile di vita non è solo una questione di lusso materiale, ma soprattutto di un atteggiamento più rilassato e appagato verso la vita. La vera “dolce vita” non è nata per essere un privilegio riservato a pochi, ma un’esperienza, potenzialmente, accessibile a tutti, ma soltanto nel confine italiano.

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