La Beat Generation: il grido di una generazione arrabbiata

di Maugeri Costanza
5 Min.

La ribellione nasce dalla necessità di gridare:

No, così, non ci sta più bene. Siamo stanchi, siamo stanche.

La guerra ha il potere di far comprendere agli esseri umani quanto la pace sia essenziale. Nacquero, così, nel secondo dopoguerra dei movimenti culturali pacifisti, tra cui la Beat Generation. Dopo un evento traumatico per l’anima del mondo come un conflitto bellico, si ha il bisogno di mettere in discussione o meglio rifiutare ogni valore e convenzione preesistente. I giovani del dopoguerra desiderano proprio questo, dal sangue cresce la rabbia e la speranza di un mondo migliore.

Cosa si intende con “Beat Generation”? Tra spiritualità e rabbia

Jack Kerouac

L’espressione “Beat Generation” gioca sul’equivoco. Da un lato fa riferimento alla beatitudine, elemento che si lega allo spiritualismo, ma, al contempo, alla sensazione di illusoria serenità che provocano determinate sostanze stupefacenti e alcoliche

D’altro canto, accezione maggiormente accettata, si allaccia al verbo inglese “to beat” ossia battere, percuotere. In tal senso, descrive il sentimento di stanchezza, fallimento della generazione, la cosiddetta “gioventù bruciata“.

L’espressione fu coniata da Jack Kerouac, una delle più celebri personalità del movimento, grazie a una conversazione con Herbert Hunck. Egli la usò in riferimento al sentimento anticonformista diffuso, in quegli anni, nei sobborghi della Grande Mela, in particolar modo, tra gli afroamericani.

In quale contesto nasce la Beat Generation?

Ragazze hippie

Nel Nord America degli anni ’50 nacque la Beat Generation, corrente che, attraverso l’arte, la musica e la letteratura, non solo affermò il valore della pace, ma trovò terreno fertile nella rivendicazione dei diritti. In questo vivace contesto si inseririrono i moti contro la guerra del Vietnam e il pensiero Hippie.

Fate l’amore, non fate la guerra!

Il movimento Beat prese vita da Kerouac e Ginsberg, Lucien Carr e Hal Chase negli ambienti della Columbia University. Nel 1947 entrò a farne parte, anche, Neal Cassady, egli divenne un punto di riferimento per gli altri membri. La sua personalità mise fuoco nel fuoco, rabbia nella rabbia.

La Letteratura Beat: un eterno viaggio

Lessi “On the road” (Sulla Strada) di Jack Kerouac in primo superiore, lo comprai per le vacanze di Natale come lettura a scelta. La professoressa mi disse solo:

Mi sembravi una ragazza dolce, invece, sembri una di quelle bambine che iniziano a cantare a squarciagola una canzone rock.

“Sulla strada” di Kerouac è uno dei manifesti letterari della Beat Generation, racconta il viaggio, il viaggio di cui non importa la metà, ma la strada. Essa è segnata dagli autostop, gli incontri di due giovani Dean e Sal (Neal Cassady e lo stesso autore).

I due giovani sono “sulla strada”, sono dentro la vita con i loro amori, le loro paure, i loro sogni, nel vento d’America e del Messico cantano una lode all’amicizia.

Viaggiare, in tal senso, è ricerca di identità, ricerca di sé stessi. Aspetto essenziale della letteratura Beat vive nel fatto che essa non ha la presunzione di avere una soluzione, anzi , ricerca significa viversi intensamente lottando ogni giorno con la noia e la morte.

Di Costanza Maugeri


Le foto presenti in questo articolo provengono da internet e si ritengono di libero utilizzo. Se un’immagine pubblicata risulta essere protetta da copyright, il legittimo proprietario può contattare lo staff scrivendo all’indirizzo email riportato nella sezione “Contatti” del sito: l’immagine sarà rimossa o accompagnata dalla firma dell’autore.

Articoli Correlati