Italo Calvino e Elsa De’ Giorgi: coraggio di essere felici

L'amore e il suo raggio di Sole.

di Maugeri Costanza
7 Min.

Qualche settimana fa vi abbiamo parlato di Italo Calvino, vi lascio qui il link all’articolo, se ve lo foste persi. Oggi vi sveliamo il lato più sentimentale, romantico e permettetemi di dirlo, passionale di questo autore.

Chi amò Italo Calvino?

Elsa De’ Giorgi

Elsa De Giorgi è una attrice, scrittrice e regista. Nasce il 26 Gennaio 1914 a Pesaro. Una vita lunghissima quella della De Giorgi che muore a Roma il 12 Settembre 1997, Negli anni Trenta e Quaranta recita in numerosi film diretti da celebri registi italiani.

Nel 1975 è la signora Maggi nelle “120 Giornate di Sodoma” di Pier Paolo Pasolini.

Sposata con il conte Sandrino Contini , a cui farà riferimento nella sua opera “I coetanei”, scrivendo della lotta partigiana.

Negli anni ’50 ebbe una relazione extraconiugale con Italo Calvino, anch’egli sposato. Sentimento di cui vi parlerò tra pochissimo, non siate impazienti.

Italo Calvino e Elsa De’ Giorgi: un passionale amore proibito

Italo Calvino

Italo Calvino e Elsa De’ Giorgi si incontrano per la prima volta nel 1955 . In quel periodo la De Giorgi e il marito Contini nella loro Villa a Roma ospitano celebri personalità. tra essi gli scrittori Alberto Moravia, Carlo Levi e lo stesso Calvino.

Quest’ultimo e la De Giorgi si scambiano tra il ’55 e il ’58. Incontri fugaci, nascosti e 407 lettere conservate interamente nel Fondo Manoscritti di Pavia testimoniano il loro amore.

La prima volta che si vedono, il duomo di Firenze fa da sfondo a un amore nascente.

Tutta la mia vita porta il tuo segno, adesso. Vivo per amarti… Mi rotolo letteralmente nel desiderio della smania di te.”

L’ Estate del ’55 De’ Giorgi si trasferisce a Sanremo. Calvino ogni fine settimane percorre la tratta ferroviera Torino, dove egli vive,- Sanremo. Più volte subito dopo averla vista le scrive….

Puoi leggere negli sbalzi forse indecifrabili di queste righe la velocità del treno, ma puoi leggervi anche l’ansia affannosa di continuare a sentirmi vicino a te, ora che il non averti vicina mi fa apparire come dilaniato, sbranato, da chiedermi come non grondi di sangue.

Nel libro Ho visto partire il tuo treno di Elsa De’ Giorgi in cui racconta la storia d’amore con lo scrittore, il titolo è tratto da una lettera di Calvino all’amata:

Ho visto partire il tuo treno, tu al finestrino, t’ho salutato non visto, dal finestrino di coda del mio treno, bellissima. Poi per tutto il viaggio ho assaporato nel dormiveglia… la mia e la nostra gloriosa stanchezza e mi sento forte d’essere così stanco… Il treno che mi sta trascinando su per l’Italia e quello che ti porterà verso il Sud mi paiono un’immagine di feroce violenza come due cavalli frustrati in direzioni opposte che dilaniano un unico corpo.

L’amore non è esclusivamente passione, fisicità ed erotismo.

L’amore è anche gratitudine, stima e rispetto per i sogni, per i talenti della persona amata.

Cara, amore ho sempre un’apprensione quando apro una tua lettera e uno slancio enorme di gratitudine e amore leggendo le tue parole d’amore. Il ritratto del giovane P.P. [Pier Paolo Pasolini, ndr] è molto bello, uno dei migliori della tua vena ritrattistica, di questa tua intelligenza delle personalità umane fatta di discrezione e capacità di intendere i tipi più diversi, questa tua gran dote largamente provata nei coetanei. È la stessa dote che portata all’estremo accanimento dell’amore ti fa dire delle cose così acute e sorprendenti quando parli con me di me che ti sto a sentire a bocca aperta, abbacinato un insieme d’ammirazione per l’intelligenza, o incontenibile narcisismo, e di gratitudine amorosa.

Voglio scrivere del nostro amore…

Il sentimento tra i due è una tensione, fatta di voglia di conoscersi, di stupirsi dei dettagli della persona che si ama o forse è voglia di rendere un amore concreto, vissuto, alla luce del sole?

Ho più che mai bisogno di stare fra le tue braccia. E questo tuo ghiribizzo di civettare che ora ti ripiglia non mi piace niente, lo giudico un’intrusione di un moti psicologico completamente estraneo all’atmosfera che deve reagire tra noi. Gioia cara, vorrei una stagione in cui non ci fossi per me che tu e carta bianca e voglia di scrivere cose limpide e felici. Una stagione e non la vita? Ora basta, perché ho cominciato così questa lettera, io voglio scrivere del nostro amore, voglio amarti scrivendo, prenderti scrivendo, non altro. È forse anche qui la paura di soffrire che prende il sopravvento? Cara, cara, mi conosci troppo, ma no, troppo poco, devo ancora farmi conoscere da te, devo ancora scoprirmi a te, stupirti, ho bisogno di farmi ammirare da te come io continuamente ti ammiro.

Un amore che non si concretizzò mai. I due intellettuali si lasciano nel 1958. Si scambiano alcune lettere subito dopo. In esse Calvino riflette su un amore che mai trovò una stabilità.

un grande tesoro da portare con noi… dovremmo cercare di proiettare su di esso le luci migliori, perché ci soccorra sempre… Sarà anche l’unico modo che abbiamo di non riprendere a farci del male… So che per questo ci sarà un tributo di dolore da pagare.

Un calabrone e una farfalla che non riuscirono a trovare il modo per volare insieme nel grande cielo che è la vita.

Ma certo il tuo ritmo è ritmo di farfalla solare e flessuosa, il mio è ritmo di calabrone che fa vibrare le sue elitre cartacee e nere come l’inchiostro.

Scritto da Costanza Maugeri


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