Israele ha detto a circa 100mila palestinesi di evacuare Rafah

di Mirko Aufiero
6 Min.

Circa 100mila palestinesi hanno iniziato ad abbandonare la parte orientale di Rafah in seguito alle comunicazioni inviate da Israele in previsione di un possibile attacco.

Lunedì l’esercito israeliano ha invitato i residenti della parte orientale di Rafah – città della Striscia non ancora occupata dalle truppe dell’IDF – ad evacuare verso Al-Mawasi. Le persone interessate dall’evacuazione sarebbero circa 100mila, su un totale di circa 1,4 milioni di persone che si trovano attualmente a Rafah.

La richiesta dell’evacuazione è stata inviata dall’IDF tramite «volantini sganciati da aerei, SMS, telefonate e trasmissioni mediatiche in arabo», scrive su X l’esercito.

I circa 100mila evacuati dovranno recarsi ad Al-Mawasi – vicino la costa – dove Israele avrebbe predisposto un’«area umanitaria». Si tratta di un’area già designata da Israele per ospitare profughi, e dove negli scorsi mesi diverse persone si sono rifugiate per sfuggire alla guerra.

Qui tuttavia le condizioni di vita dei palestinesi sono descritte da AP come squallide. Si tratta di una tendopoli – senza acqua corrente né bagni o assistenza – creata unilateralmente da Israele. L’UNRWA – così come altre organizzazioni umanitarie – non riconoscono il campo e non forniscono i propri servizi ai rifugiati.

L’IDF ha affermato di aver ampliato l’area – inglobando Khan Younis – e ne ha mostrato i nuovi confini su X. Nel post si legge che l’area «comprende ospedali da campo, tende e maggiori quantità di cibo, acqua, farmaci e forniture aggiuntive».

Avichay Adraee, portavoce dell’IDF per i media arabi, ha scritto – rivolgendosi ai palestinesi di Rafah – che l’esercito «agirà con estrema forza contro le organizzazioni terroristiche nelle vostre aree di residenza, come ha fatto finora».

«Chiunque sia vicino ad organizzazioni terroristiche mette a rischio la propria vita e quella della propria famiglia», ha aggiunto Andraee. Ha poi avvertito i palestinesi di non recarsi a nord – verso Gaza City – né verso la «recinzione di sicurezza orientale e meridionale».

Un’«operazione di evacuazione limitata» a Rafah, dice il tenente colonnello Shoshani

Secondo il tenente colonnello dell’esercito israeliano, Nadav Shoshani, si tratta di un’«operazione di evacuazione limitata». Tuttavia – riporta AP – Shoshani non ha chiarito se questa operazione sia l’inizio di un’azione su vasta scala nella città o meno.

Un’invasione più ampia di Rafah è stata più volte paventata da Bibi – com’è soprannominato Netanyahu – negli ultimi mesi. Per il primo ministro israeliano – e soprattutto per l’estrema destra del suo governo – si tratta dell’unico modo per porre fine alla guerra e sconfiggere Hamas.

Inoltre, tale mossa è stata più volte annunciata come conseguenza di un eventuale fallimento dei negoziati tra Hamas e Israele. Questi sono al momento in una fase di impasse, data l’inconciliabilità delle richieste delle due parti.

Hamas chiede un cessate il fuoco permanente e il conseguente ritiro dell’IDF dalla Striscia. Israele vuole invece una tregua temporanea per permettere lo scambio di ostaggi, ma non vuole rinunciare ad entrare a Rafah.

«Hamas è rimasto trincerato nelle sue posizioni estreme, prima tra tutte la richiesta di ritirare tutte le nostre forze dalla Striscia, porre fine alla guerra e lasciare Hamas intatta. Lo Stato di Israele non può accettarlo», ha detto ieri Netanyahu in un discorso televisivo.

Secondo Ismail Haniyeh – leader dell’ala politica di Hamas – la colpa dell’impasse dei negoziati è da attribuire a Netanyahu, che starebbe sabotando «gli sforzi compiuti attraverso i mediatori e le varie parti».

«Le conseguenze sarebbero devastanti», dice l’UNRWA

«Un’offensiva israeliana a Rafah significherebbe più sofferenze e morti tra i civili. Le conseguenze sarebbero devastanti per 1,4 milioni di persone», scrive l’UNRWA su X. L’agenzia delle Nazioni Unite ha inoltre affermato di essere intenzionata a mantenere «una presenza a Rafah il più a lungo possibile» e che «continuerà a fornire aiuti salvavita alle persone».

L’offensiva avrebbe conseguenze catastrofiche anche per ActionAidUk, secondo cui «non ci sono zone sicure a Gaza. La comunità internazionale deve agire rapidamente per prevenire ulteriori atrocità e chiedere conto a se stessa e al governo israeliano».


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