Influencer-scrittori: come sta cambiando il mondo dell’editoria?

di Costanza Maugeri
6 Min.

Chissà se Dante Alighieri settecento anni fa o Giacomo Leopardi quasi 200 anni fa immaginassero, insieme all’Infinito oltre la siepe o al viaggio nell’oltretomba, che il mondo dell’editoria sarebbe cambiato così tanto.

Con l’avvento, ormai più che consolidato dei social network, anche l’editoria è cambiata. Sguazziamo più o meno felicemente, tra selfpublishing ossia l’autopubblicazione delle proprie opere che non richiede una casa editrice intermediaria; Ghostwriter ossia lo scrittore fantasma che si cela, spesso, dietro i libri che scalano le classifiche e scrittori-influencer che si divertono ad imprimere la propria persona tra le pagine di un romanzo.

Pensiamo, ad esempio, a Giulia de Lellis con la sua autobiografia “Le corna stanno bene con tutto. Ma io stavo meglio senza” scritta a quattro mani con Stella Pulpo e edita da “Mondadori Electa” nel 2019. O ancora “Amiœ. Il manuale del corsivœ” di Elisa Esposito. Tiktoker che si è fatta promotrice, sui suoi profili social, del corsivo, parlata parodia milanese. 

Ma la domanda è questa:

Perchè è così facile per gli influencer pubblicare con una casa editrice?

Partiamo dalla base:

Chi sono gli influencer?

L’enciclopedia Treccani ci rimanda a una definizione che si lega indissolubilmente al termine usato per descrivere queste figure:

s. m. e f. Personaggio di successo, popolare nei social network e in generale molto seguìto dai media, che è in grado di influire sui comportamenti e sulle scelte di un determinato pubblico.

Una volta messe in chiaro le fondamenta, cerchiamo di rispondere alla domanda che dà il titolo a questo paragrafo.

Le case editrici hanno iniziato, senza ombra di dubbio, ad interessarsi agli “influencer-scrittori” attirate dal vasto pubblico che li segue. Esse, infatti, quando pubblicano un’opera “scommettono” economicamente sul suo successo ciò significa che corrono un rischio.

Ma se lo scrittore è un influencer questo pericolo non esiste. Il libro arriverà, senza troppi sforzi, ad un numero considerevole di persone che altro non sono che la community social di quel determinato personaggio pubblico. Essa funzionerà, di conseguenza, come cassa di risonanza e attirerà altri lettori.

Altro aspetto da considerare è la pubblicità spontanea, e senza costi aggiuntivi da parte della casa editrice, che viene portata avanti da siti e testate giornalistiche che, in questo modo, non fanno altro che spingere l’opera sulla vetta delle classifiche.

Un’operazione di marketing, insomma, che spesso contamina la linea editoriale di alcune case editrici, ma è una fonte di guadagno assicurato.

Gli influencer-scrittori: una riflessione sulla nuova editoria

Su queste tematiche, spesso, si crea una polarizzazione netta tra i “conservatori” e i “democratici” della questione.

La polarizzazione, però, spesso è banalizzazione. Essa non permette di cogliere la complessità dello spettro cromatico che vive tra bianco e nero. Lo riduce ad una battaglia ideologica svuotata di ogni tentativo di approccio critico.

L’editoria cambia e sta cambiando e ha il diritto di farlo. Essa sta diventando più democratica, abbattendo il pregiudizio che vede la libreria un covo di intellettuali chiusi nei loro discorsi. In tal senso, di libri ce n’è per tutti i gusti dall’Odissea a “Super Easy” di Khabi Lame che di parole non ne usa proprio tantissime. Ce n’è su Amazon in formato E- book o cartaceo.

Quando entro in libreria e davanti a me vedo svuotarsi gli scaffali dai libri di tiktoker, influencer e intatti, invece, mi scorrono davanti quelli dei grandi classici o la letteratura e poesia moderna e contemporanea, mi assale una domanda:

Dove stiamo andando? In un mondo nel quale gli influencer sono accolti a braccia aperte dalle case editrici e gli scrittori emergenti che sentono di avere qualcosa da dire ,forse, a quella casa editrice non ci arriveranno mai. Quale strada stiamo percorrendo?

Con queste parole in mente, non mi sento di affermare che avere questi libri negli scaffali delle nostre librerie sia sbagliato come non mi sento di affermare che di queste pagine “influencer” non ne abbiamo bisogno, Non è questo l’approccio giusto a parer mio. Spesso non è nel secco “no” o nell’amaro “si” che si trovano le risposte.

Nella quantità esorbitante di libri che affollano le librerie e piattaforme di vendita online, però, si perde un limite necessario: il concetto di letteratura.

L’insieme delle opere variamente fondate sui valori della parola e affidate alla scrittura, pertinenti a una cultura o civiltà, a un’epoca o a un genere: letteratura latina, provenzale, italiana; letteratura contemporanea; letteratura popolare, per ragazzi

Oford Languages

Essa, per essere considerata tale, deve possedere un valore stilistico e contenutistico che, negli ultimi anni, si dissolve in molte opere che vengono pubblicate. “Diamo a Cesare quel che è di Cesare“. Non si discute, quindi, del diritto di guadagnare da ciò che si scrive (o si fa scrivere), ma della capacità critica di noi lettori e lettrici di riconoscere un ” buon libro” che possa arricchirci al di là del frontespizio del libro firmato dalla nostra influencer preferita.


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