In Serbia il centrodestra ha vinto di nuovo le elezioni

di Mirko Aufiero
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 7 Min.

Il partito del presidente Vučić si riconferma al primo posto in Serbia. Accuse di brogli da parte dell’opposizione e da organizzazioni internazionali

Il Partito Progressista Serbo (Sns), guidato dal presidente Aleksandar Vučić, ha ottenuto il 46% dei voti alle elezioni parlamentari di domenica, imponendosi come primo partito del Paese e conquistando la maggioranza dei seggi al parlamento.

Molto defilata la coalizione dei partiti di opposizione, Serbia Contro la Violenza, che ha ottenuto il 23% dei voti secondo i risultati ancora incompleti degli scrutini. Terzo classificato il Partito socialista serbo, alleato del Sns, con il 6,5% dei voti. Con questa vittoria il Partito progressista mantiene stabile la sua leadership al parlamento, 11 anni dopo la prima vittoria alle elezioni presidenziali del 2012.

Domenica sera, Vučić ha tenuto una conferenza stampa per confermare la vittoria del suo partito, nonostante non fosse in ballo la carica di presidente. «Il mio compito era fare tutto ciò che era in mio potere per ottenere la maggioranza assoluta», ha dichiarato il leader di Sns, che ha ringraziato i suoi elettori per la fiducia al governo della prima ministra Ana Brnabic.

Le elezioni a Belgrado e le accuse di brogli

File:Srbija protiv nasilja, 3. jun 3.jpg https://commons.wikimedia.org/wiki/User:Emilijaknezevic
Foto di Emiloja Knezevic

Oltre alle elezioni parlamentari, domenica si sono tenute anche le elezioni amministrative in 65 comuni, tra cui la capitale Belgrado, e quelle per eleggere i membri del parlamento locale della Voivodina, provincia autonoma nel nord della Serbia.

L’Sns ha ottenuto la maggioranza dei voti sia a Belgrado, con il 38% contro il 35% di Serbia Contro la Violenza, che in Voivodina, suscitando le proteste da parte dell’opposizione che ha denunciato illeciti durante le votazioni e chiesto la ripetizione del voto.

Il leader dell’opposizione Miroslav Aleksic ha dichiarato che le «persone che non vivono a Belgrado sono state portate a votare su autobus, furgoni e automobili come se fossero cittadini di Belgrado» per votare Sns. Inoltre, Aleksic sostiene che siano stati rilasciati 40mila documenti di identità a persone che non vivono nella capitale per permettere loro di accedere illegalmente alle votazioni nella capitale.

Le persone portate a Belgrado, secondo le accuse, sarebbero cittadini serbo-bosniaci della Republika Srpska, entità della Bosnia Erzegovina a maggioranza serba. I veicoli sarebbero giunti fino alla Stark Arena di Belgrado, e da lì accompagnati a votare illegalmente in diversi seggi della città.

Gli illeciti riportati dal CRTA in Serbia

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Foto di Medija Centar Beograd

Anche organizzazioni come il Centro indipendente per la ricerca, la trasparenza e la responsabilità (CRTA), hanno documentato illeciti nelle votazioni. Quest’ultimo ha espresso la “massima preoccupazione” per i casi di trasferimenti organizzati di elettori da altri paesi a Belgrado.

Secondo il CRTA, la «concentrazione di autobus, minivan e automobili è stata osservata in diversi punti di Belgrado, trasferendo gli elettori ai seggi elettorali in tutta la città per votare». Inoltre, il CRTA ha riportato numerosi casi di elettori che avrebbero ricevuto denaro per votare il partito di Vučić e la presenza di personale non autorizzato presso i seggi elettorali.

Il Sns ha respinto le accuse; secondo la prima ministra Brnabic si tratta infatti di una strategia dell’opposizione per «creare un’atmosfera di caos, panico e scarsa fiducia». Marinika Tepic, figura di spicco dell’opposizione, ha invece dichiarato che l’«iperproduzione di elettori che non vivono in Serbia, per non parlare di Belgrado, è un flagrante abuso della legge» e che il suo gruppo politico è pronto a utilizzare «tutti i mezzi legali a nostra disposizione per difendere democraticamente la volontà di voto delle persone».

Il Partito Progressista Serbo, dalle proteste alla nuova vittoria

Protagonista assoluto della politica serba degli ultimi anni è il presidente Vučić – ex ministro di Milosevic negli anni ’90 – che, nonostante abbia lasciato ufficialmente la presidenza del partito di centrodestra Sns, continua ad esercitare la sua influenza sul principale partito del Paese. Proprio Vučić ha indetto le ultime elezioni, dopo lo scioglimento anticipato delle camere da lui deciso a novembre dopo le proteste contro il governo iniziate a maggio dopo due sparatorie di massa.

Proprio nell’ambito delle proteste si era infatti creato il blocco di opposizione Serbia Contro la Violenza che aveva raccolto le istanze dei manifestanti, tra cui leggi più severe sulla vendita di armi e il contrasto alla cultura di esaltazione della violenza presente nel Paese. Sciogliendo le camere, Vučić ha dunque voluto riaffermare il suo partito dopo le proteste e massimizzare i consensi (Sns era dato per favorito dai sondaggi già da prima dello scioglimento delle camere).

Negli ultimi anni il governo serbo ha ricevuto numerose accuse di star limitando la democrazia all’interno del Paese. In particolare, sono spesso citati il controllo del governo sui maggiori media e gli atteggiamenti ostili nei confronti della comunità LGBT+ e verso i migranti.

L’equilibrismo della Serbia tra Russia e Unione Europea

File:Vladimir Putin and Fedor Ignatov.jpeg - Wikimedia Commons http://www.kremlin.ru/

In politica estera, il partito del presidente Vučić negli ultimi anni ha mantenuto un equilibrismo tra la Russia di Putin e l’Unione europea. Se da un lato il Sns si dichiara favorevole all’Unione – la Serbia è un Paese candidato ad entrare nell’Ue dal 2014 – dall’altro ha stretti rapporti culturali ed economici con la Russia, alla quale la Serbia non ha imposto sanzioni.

Un altro punto fondamentale della politica del Sns riguarda la gestione del Kosovo, separatosi da Belgrado nel 2008 dopo un lungo processo per l’indipendenza. Il Paese di Vučić, infatti, non ha mai concesso il riconoscimento al Paese.


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