Ilaria Salis di nuovo in catene. Negati i domiciliari

di Mirko Aufiero
6 Min.

A Ilaria Salis non saranno concessi i domiciliari. È quanto deciso dal giudice ungherese Jozsef Sòs a seguito dell’udienza di giovedì a Budapest. Secondo il giudice, è ancora alto il rischio di fuga e le «severe accuse» non sono cambiate. A pesare sulla decisione ci sarebbe anche una «costante di pericolosità perché è comparsa quattro volte in tribunale in Italia», dice Sòs.

Come già accaduto nella precedente udienza di gennaio, Salis è arrivata in aula con mani e piedi legati, una borsa in mano e una guardia a tenerla al «guinzaglio». Allo stesso modo la donna ha lasciato il tribunale per tornare in carcere, nel quale si trova da 13 mesi.

La gravità delle accuse – ossia di aver aggredito tre militanti di estrema destra – è il parametro che Sòs ha dichiarato di star utilizzando per decidere in merito alle condizioni della custodia cautelare. Per il giudice, la non pericolosità della donna potrà essere valutata solo al termine del processo.

Respinta la richiesta dei domiciliari, il prossimo appuntamento è fissato al 24 maggio, data della prossima udienza.

Gli insulti dagli estremisti di destra fuori dal tribunale

L’avvocato di Salis, Eugenio Losco, ha dichiarato di essere stato preso di mira poco prima dell’udienza – insieme all’interprete della donna e ad alcuni suoi sostenitori – da diversi estremisti di destra. Questi, fuori dal tribunale, gli avrebbero urlato frasi come «stai zitto o ti spacco la testa» e minacce in ungherese.

Del gruppo di sostenitori di Salis facevano parte una quindicina di italiani. Tra questi, alcuni esponenti dei Giuristi democratici e il fumettista Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech. Proprio a Salis Zerocalcare ha dedicato una sua opera, In fondo al pozzo.

Il padre Roberto: «il governo italiano deve fare qualcosa». Tajani: «no alla politicizzazione»

Roberto Salis, padre di Ilaria, ha definito il rifiuto dei domiciliari come «l’ennesima prova di forza di Orban». «I nostri ministri non hanno fatto una bella figura e il governo italiano dovrebbe fare un esame di coscienza», ha aggiunto.

«Il governo italiano può e deve fare qualcosa perché mia figlia non sia trattata come un cane», ha detto Roberto Salis. Proprio ieri aveva dichiarato che sarebbe stato «imbarazzante» se i giudici non avessero concesso i domiciliari a Ilaria.

«Io mi auguro che la signora Salis possa essere assolta, ho visto che oggi è stata portata in aula ancora in manette e catene ma pare che poi gliele hanno tolte. Non è un bel modo, non mi pare ci sia pericolo di fuga. Detto questo eviterei di politicizzare il caso se no si rischia lo scontro», ha commentato il ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani.

Eugenio Losco, legale di Salis, ribadisce invece la necessità di far tornare Ilaria in Italia: «Non penso che in Ungheria ci possa essere un trattamento diverso da quello che abbiamo visto e penso che questo sia assolutamente inaccettabile per l’Italia».

Chi è Ilaria Salis

39 enne, docente milanese e antifascista, Ilaria Salis si trova da 13 mesi in un carcere di Budapest con l’accusa di aver aggredito dei militanti di estrema destra durante in Giorno dell’onore a Budapest tra il 9 e il 13 febbraio 2023. Si tratta di una commemorazione che si svolge annualmente in ricordo di un battaglione nazista che nel 1945 tentò di impedire all’Armata Rossa di assediare la città.

Come si può immaginare, è anche un momento di ritrovo per i militanti di estrema destra, che giungono a Budapest da diversi Paesi europei. Salis avrebbe deciso di recarsi nella capitale ungherese nel febbraio 2023 per partecipare ad una contromanifestazione di movimenti antifascisti, ma viene arrestata l’11 febbraio.

In quel giorno si erano infatti verificati alcuni scontri, ripresi in alcuni video che mostrano due estremisti di destra essere aggrediti da persone col volto coperto con manganelli. I due avrebbero riportato lievi ferite e Salis viene arrestata qualche ora dopo con l’accusa di aver partecipato alle violenze.

La procura ungherese – secondo cui Salis avrebbe partecipato a più aggressioni, causando «lesioni corporali aggravate» – ha chiesto una pena di 11 anni di carcere. I suoi avvocati ritengono però che tale pena possa arrivare fino a 24 anni. Questo perché Salis viene accusata anche di essere un membro di un’organizzazione criminale antifascista.

L’arresto e i 13 mesi in carcere

Al momento dell’arresto Salis era in possesso di un manganello retrattile, secondo il padre strumento di difesa personale. Il caso non ha ricevuto particolare notorietà fino al 29 gennaio, data in cui si è tenuta la prima udienza nella quale Salis è stata portata in tribunale in catene.

Salis si è sempre dichiarata non colpevole – ha rifiutato il patteggiamento – e ha contestato l’impossibilità di visionare le immagini delle telecamere usate dall’accusa contro di lei.

Oltre a Salis sono stati incriminati anche una donna e un uomo tedeschi. La prima è stata rinviata a giudizio e si trova in custodia cautelare a Berlino. Il secondo si è dichiarato colpevole e sta scontando la condanna a tre anni di carcere.


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