Il significato di “jihad” nel mondo musulmano

di Mirko Aufiero
4 Min.

Il termine “jihad” viene spesso tradotto come “guerra santa”, ma in realtà ha un significato molto più ampio ed è oggetto di interpretazioni differenti

È il 7 ottobre quando riesplode il conflitto israelo-palestinese: Hamas attacca e Israele risponde con bombardamenti sulla Striscia di Gaza che coinvolgono i civili. Da allora è tornata a risuonare nel mondo dell’estremismo islamico l’invito alla “jihad” affinché i musulmani si mobilitino contro Israele e l’Occidente in difesa dei palestinesi e vendichino l’uccisione di civili a Gaza.

Cosa vuol dire però il termine “jihad“? Siamo abituati a vederlo tradotto come “guerra santa” e a identificarlo con le azioni dei gruppi terroristi islamisti, ma in realtà la gamma di significati è più ampia e controversa. Nella tradizione musulmana i significati ad esso attribuiti sono molteplici, e la sua definizione è tutt’ora oggetto di dibattito tra gli studiosi dell’Islam.

Alle origini della parola

Il significato di jihad nel mondo musulmano

Il termine arabo “jihad” deriva dalla radice “jhd”, e può essere tradotto come “sforzo” o “intensa lotta“. Il suo significato è molto ampio, e può riguardare tanto la dimensione interiore, nel senso di percorso di miglioramento spirituale per avvicinarsi a Dio, quanto quella esteriore come invito alla difesa dai persecutori per preservare e diffondere l’Islam.

Il primo significato è noto come jihad maggiore, mentre il secondo come jihad minore. Nel Corano, in generale, si parla di al-jihad fi sabil Allah, ovvero di “impegnarsi sulla via di Dio”. Tale impegno può essere perseguito con il cuore, la lingua, la mano e la spada; i primi tre metodi riguardano il singolo musulmano e hanno un valore etico, mentre la spada, ossia il compito di difendere i musulmani dalle aggressioni, riguarda la comunità islamica nel suo insieme.

Il buon musulmano ha il dovere di compiere sia la jihad minore che quella maggiore, ed è diffusa l’opinione che senza il percorso di purificazione spirituale prevista dalla jihad maggiore non sia possibile compiere la minore.

Coloro che si impegnano nella jihad vengono definiti mujāhidīn, termine che, avendo la stessa radice di jihad, indica «qualcuno che compie uno sforzo o si impegna in qualcosa». Soltanto a partire dalla seconda metà dello scorso secolo la parola ha iniziato a indicare i membri della «guerriglia islamica radicale» attivi in Asia centrale e nel Sud-Est asiatico, specialmente in relazione ai combattenti afghani.

Il concetto di jihad nel tempo

Il significato di jihad nel mondo musulmano

La jihad militare poteva essere dichiarata esclusivamente dal Califfo, massima autorità religiosa del mondo musulmano, e i giuristi hanno sempre vietato attacchi ai civili e le distruzioni di proprietà. Essa è stata invocata più volte come strumento di difesa contro i colonizzatori europei e gli aggressori stranieri nel secolo scorso: in Afghanistan contro i russi, in Algeria contro i francesi e in Pakistan contro gli inglesi.

L’estremizzazione del termine, inteso come “guerra globale all’Occidente”, si è diffusa a partire dall’attentato dell’11 settembre 2001, quando Al-Qaeda divenne il simbolo della lotta armata al mondo occidentale.

Da allora, diversi gruppi estremisti hanno adottato ed enfatizzato l’elemento di lotta fisica associato al termine, appellandosi ad esso per giustificare gli atti di violenza perpetrati negli ultimi anni.

Fonti: Treccani, Osservatorio sul Mediterraneo, Bbc

di Mirko Aufiero


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