Il siciliano su Google Translate | Intervista a Cademia Siciliana

di Maugeri Costanza
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 11 Min.

Il siciliano su Google Translate! Con il nuovo aggiornamento di Google Traduttore tra le lingue figurano, anche, cinque dialetti italiani: friulano, lombardo, veneziano, ligure e siciliano. Dell’introduzione di quest’ultimo abbiamo parlato con Cademia Siciliana, la realtà alla quale Google ha affidato la traduzione.

La storia e gli obiettivi di Cademia Siciliana

A parlare con noi è stato Gaetano Mazza, un siculo, grande appassionato che nella vita lavora al teatro. Referente della sezione Arti e Ntrattenimentu (arte e intrattenimento) di Cademia Siciliana.

Siamo un’associazione noprofit di volontari. Che è stata fondata nel 2016 negli Stati Uniti e, in Italia, due anni dopo da Salvatore Baiamonte, dottore in Civiltà e Lingue straniere moderne e dottore magistrale in Scienze Linguistiche presso l’università di Bologna. E Paul Rausch, linguista e imprenditore. La passione che abbiamo non è autoreferenziale. Il progetto non è formato da noi, ma è sopra noi.

La missione è la salvaguardia di un patrimonio culturale: il siciliano. Che esiste solo qui, in questa parte del mondo e, probabilmente, in questa parte di universo. Non so se ci sono pianeti siculofoni (ride). Attraverso un approccio scientifico, si, ma non eccessivamente manieristico e stringente, non vogliamo dettare legge, ma siamo per il come si parla, il siciliano corretto non è altro che quello che si parla.

Noi, infatti, non tuteliamo il siciliano come entità astratta, ma le declinazioni concrete di esso. Ad esempio il messinese ha un influsso fortemente greco, il trapanese, invece, arabo.

Il Siciliano su Google Translate: l’iter che ha portato all’aggiornamento

La notizia centrale di questo articolo è il nuovo aggiornamento di Google Traduttore e l’introduzione di alcuni dialetti italiani tra cui il siciliano. Ne abbiamo parlato con Gaetano Mazza.

L’iter è stato abbastanza semplice. Noi avevamo già collaborato con Google per un altro progetto: Woolaro, un’app di realtà aumentata con il quale puoi inquadrare un testo e tradurlo nella lingua selezionata, nel ventaglio di scelte c’è anche il siciliano.

Google ci ha dato, quindi, la possibilità di collaborare al nuovo aggiornamento in un’ottica messa in risalto di lingue locali e minoritarie. La traduzione è stata più ostica perchè abbiamo dovuto tradurre un quantitativo enorme di frasi, anche abbastanza particolari, con il fine di aiutare l’intelligenza artificiale nel suo processo di machine learning del siciliano.

Ad oggi, funziona meglio con una frase e non una singola parola proprio perchè ha bisogno di contestualizzare. Voglio dire – con un certo orgoglio – che ci sono giunti ringraziamenti da tanti cittadini statunitensi con origini siciliane che hanno riscoperto l’emozione di vedere tradotta in tempo reale una loro frase. Si tratta, quindi, di reimparare una lingua che appartiene loro.

Ho chiesto, inoltre, dei chiarimenti su cosa ha spinto Google a scegliere proprio loro.

Alcuni dettagli sono protetti dalla privacy policy aziendale, ma posso, tranquillamente, dirti che in Google ci sono dei siciliani, anche di terza, quarta generazione che – da tempo – seguono e apprezzano il nostro lavoro e, quindi, ci è stata data l’opportunità. Anche perchè noi stessi siamo stati sempre presenti online, su internet così come nelle piattaforme social.

Il siciliano: una lingua, non un dialetto

Il siciliano non è un dialetto, ma una lingua – dice Gaetano Mazza, ma prima di ascoltare la regione che spinge Cademia Siciliana a questa affermazione, apriamo una parentesi puramente scientifica. Cos’è un dialetto dal punto di vista linguistico?

di|a|lèt|tos.m.av. 1565; dal lat. dialĕcto(n), dal gr. diálektos s.f. “discussione, lingua”.

FO
ling. sistema linguistico usato in zone geograficamente limitate e in un ambito socialmente e culturalmente ristretto, divenuto secondario rispetto a un altro sistema dominante e non utilizzato in ambito ufficiale o tecnico-scientifico.

Dizionario De Mauro

E una lingua?

(…)usata soprattutto (di rado esclusivamente) dai popoli di omonima denominazione, spesso, sul modello dell’Europa moderna, all’interno di comunità statuali tendenti a realizzare l’omogeneità linguistica e l’unità e l’indipendenza nazionali;

Dizionario De Mauro

Come è possibile notare, in linguistica, le etichette “dialetto” e “lingua” non hanno in loro un giudizio di valore, ma sono termini neutri.

I dialetti, infatti, non hanno da invidiare linguisticamente nulla alla lingua tetto, in questo caso, l’italiano. Sono, infatti, sistemi linguistici completi sotto tutti i punti di vista (fonetica, morfologia, sintassi ecc…).

E, inoltre, così come l’italiano derivano direttamente dal latino, detti, quindi, primari. Le uniche differenze, potremmo dire, risiedono nel ruolo sociolinguistico che ricoprono. Sono parlati, infatti, ormai, in contesti informali e amichevoli e in zone geograficamente ben limitate.

Chiarito questo, chiediamo a Cademia Siciliana perchè rifiuta l’etichetta “dialetto”. Rivendicando, invece, l’uso del termine “lingua”.

Parto dal presupposto che il siciliano è una realtà linguistica. Io sono cresciuto in una famiglia in cui si parla. Ad esempio, a casa di nonna. Negli anni, poi, è stato associato, ad ambienti degradati, cosa assolutamente non vera. Uno stigma che vede il siciliano come “zaurdo” (tamarro).

Secondo la mia visione, è una lingua in quanto esiste, si muove, viene parlata da secoli e secoli. Un patrimonio, insomma, intragenerazionale che non solo, spesso, è ignorato, ma anche osteggiato e io questo non lo posso accettare. Spesso mi dicono che l’uso del dialetto vada ad inficiare le nostra padronanza dell’italiano. Credo non sia vero, anzi penso che si tratti di una sorta di bilinguismo. Per me, quindi, non è altro che rispetto della realtà.

Per quanto concerne il rapporto con il mondo accademico. Io ti parlo da figura amatoriale, non sono un linguista, ci tengo a precisarlo. Penso che “lingua” o “dialetto” siano solo delle etichette. Tanto che sarà successo a tutti di sentire, anche in un ambiente formale, un cambio di codice da un medico o da un professore detto code switching.

Per quanto riguarda il fattore geografico: pensiamo, ad esempio, al maltese riconosciuto, ma parlato da circa 500.00 persone. Solo a Catania ci sono più di 300.00 persone. Non credo, insomma, che una lingua esista solo quando viene riconosciuta e istituzionalizzata. La lingua siciliana, in ogni caso, non deve essere un’imposizione, ma qualcosa che ti viene da dentro.

Lingue locali, italiano e globalizzazione

Siciliano su Google Translate
Intervento di Gaetano Mazza all’ARS

La globalizzazione e lingue locali, due tensioni opposte che convivono nello stesso pianeta.

L’utilità concreta di salvaguardare il siciliano non esiste. Ma credo sia essenziale allontanarci un po’ da questa visione utilitaristica, tipicamente contemporanea. Non teniamo in piedi il Colosseo perchè è meta turistica. ma perchè è un patrimonio che appartiene a noi, come esseri umani. Noi, semplicemente, salvaguardiamo qualcosa che esiste. Spesso mi muovono questa critica: ma se rivendicate l’uso del siciliano come fate a capirvi con i veneti? E io rispondo, semplicemente, affermando che esiste l’italiano. Nessuno vuole spodestarlo. L’italiano per l’Italia è stata una conquista arrivata dopo centinaia di anni.

La globalizzazione, invece, credo sia omologazione, credo instauri un artificiale senso di appartenenza. Essa esiste, ma non deve compromettere le peculiarità locali.

Antimeridionalismo e coscienza delle lingue locali

Ho posto a Gaetano una domanda specifica. Con l’intento di comprendere quale fosse il suo punto di vista: La conoscenza e la coscienza delle lingue locali, dei dialetti può rappresentare un antidoto all’antimeridionalismo?

Da uomo di teatro, ti dico, che la coscienza, la conoscenza e lo studio del siciliano così come di tutte le lingue locali favorirebbe anche un rapporto più consapevole con l’italiano e – quindi eviterebbe – l’innescarsi di una serie di pregiudizi.

Sapere che, ad esempio, il sistema vocalico del siciliano comprende cinque vocali e non sette ci rende coscienti delle differenze che sussistono tra i due sistemi e dà ad entrambi autonomia e dignità. Caratteristiche che se non portassimo avanti un confronto tra italiano e lingue locali ignoreremmo.

In ogni caso non voglio mettere l’antimeridionalismo su un piano vittimistico. Anche perchè noi meridionali nutriamo, spesso, dei pregiudizi sulle lingue locali settentrionali. In generale, credo che ogni dialetto – se così vogliamo chiamarlo – sia stigmatizzato. Si tratta, in fin dei conti, di una forma di razzismo linguistico. Pensiamo, ad esempio, alla possibilità di introdurre il finlandese nelle scuole. E ora pensiamo, invece, a una possibile introduzione dell’arabo. Se reagissimo in modo diverso a queste due notizie, dovremmo farci una domanda.

La caratteristica che ha portato alla luce Gaetano Mazza è una delle differenze fonologiche più evidenti tra italiano standard e dialetto siciliano. L’italiano, infatti, possiede sette fonemi vocalici (la e e la o possono essere aperte o chiuse). E questa peculiarità ha carattere discreto cioè distintivo dal punto di visto fonologico. Facciamo un esempio: pèsca con e, quindi, aperta, è il frutto. Mentre pésca con e chiusa è l’atto del pescare. Nell’italiano standard questo è un esempio comunissimo di coppia minima ossia una coppia di parole che differisce per un solo fonema, fonema che, però, determina una differenza di significato.

In conclusione…

Non vergognatevi di quello che siete. Nelle mani abbiamo un patrimonio. E parrati sicilianu. Parra u to dialettu. (parlate il siciliano. Parla il tuo dialetto).

Ringrazio ufficialmente Cademia Siciliana e Gaetano Mazza per la disponibilità e la chiacchierata


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