Il segreto dello sguardo immobile e concentrato dei piloti

di Carola Antonucci
6 Min.

Che tu sia un appassionato o meno, è probabile che tu abbia visto almeno una volta dei video in cui i piloti professionisti guidano senza mai sbattere le palpebre. Se ti sei chiesto il motivo di questo fenomeno, lo affronteremo insieme proprio in questo articolo.

Capacità inconscia dei piloti

La percezione che si ha quando si osserva una telecamera “on board” che inquadra il pilota, è che quest’ultimo abbia uno sguardo completamente immobile e perforante.

Secondo un recente studio di iScience i piloti – che siano di Formula 1, Moto Gp o categorie minori – sbattono sì le palpebre, ma con una cadenza molto più lenta della media umana e, soprattutto, in uno stesso identico punto del circuito.

Se un pilota professionista chiude le palpebre ad una velocità media di 320 km/h, ha percorso almeno 18 metri ad occhi chiusi. Si parla, quindi, di un comportamento inconscio e sviluppato nel tempo – non scordiamoci che i piloti professionisti si allenano sin da bambini – e che riescono a controllare per la sicurezza loro e dei colleghi in pista.

Gli studi sui piloti di Formula 1 e Moto GP

piloti e visione on board, perché non sbattono mai le palpebre?
Visione della pista dalla telecamera sul casco di Charles Leclerc, dal 2023 d’obbligo su ogni casco in griglia

Una persona, in condizioni normali, sbatte le palpebre circa 12 volte al minuto. Se lo facesse un pilota professionista, percorrerebbe fino a 238 metri senza vedere. In un solo minuto.

Solitamente, lo sbattere delle palpebre dipende da quale azione l’individuo sta compiendo. La NTT Communication Science Laboratories in Giappone, ha studiato gli occhi dei piloti per 304 giri su vari circuiti tra cui quello di Suzuka. Da questo studio è emerso che i piloti testati chiudano le palpebre in punti simili del circuito, i rettilinei. Essi sono, infatti, le parti più sicure di un tracciato.

Per non soffermarci unicamente sulla Formula 1, provando che questo fenomeno sia comune tra i professionisti del settore, parliamo dello studio affrontato nel progetto Driving Vision Science. Si è scoperto che i piloti di MotoGP sbattano le palpebre una sola volta ogni tre minuti.

Considerando che un giro di pista al Mugello richiede circa 1’ e 50”, si parla di compiere un giro e mezzo senza “chiudere gli occhi”.

Ma cosa vede un pilota?

I piloti professionisti non sbattono mai le palpebre, esperimento su Nico Hulkenberg
Nico Hulkenberg durante l’esperimento

Grazie ai numerosi video in circolazione, sappiamo a grandi linee la visuale di un pilota durante una gara nella sua monoposto. Ma sappiamo cosa vede e osserva con esattezza?

Grazie ad uno studio promosso da Sky Sport F1 e Force India – con la collaborazione del pilota Nico Hulkenberg – siamo in grado di rispondere a questa domanda con accuratezza.

Sfruttando la tecnologia di eye-tracking sviluppata da Tobii – azienda svedese al top nel settore – ha filmato il focus su cui si ferma, centimetro dopo centimetro, lo sguardo di Hulkenberg durante un giro di pista.

Le 5 microcamere ad infrarossi montate sulle lenti degli occhiali hi-tech, sono state in grado di tracciare il movimento degli occhi, di elaborare i dati e tradurli. Scopriamo, quindi, che un pilota di F1 reagisce al semaforo verde dello Start in meno di circa 100 millisecondi. 

Non solo, si nota anche quanto un pilota sia abituato a guardare lontano verso le curve in arrivo, per poi concentrarsi sul punto di corda o quanto invece riesca ad evitare di abbassare lo sguardo sul volante, affidandosi alla propria memoria e all’istinto per usufruire dei pulsanti che necessita.

L’importanza dei riflessi dei piloti su un’auto da corsa

Perché sono importanti i riflessi dei piloti in gara?
Incidente in pista tra McLaren e Alpha Tauri

La velocità di reazione e la prontezza dei riflessi di un pilota possono fare la differenza per evitare un grave incidente. In una gara automobilistica o di motociclismo, il tempo di reazione di un pilota è fondamentale per evitare imprevisti in gara ad alta velocità.

Questo è, ovviamente, merito di un duro ed efficace allenamento a cui i piloti sono sottoposti sin dalla tenera età, ma è collegabile a quanto detto pocanzi.

Quando si guida ad alti livelli, i riflessi consentono al pilota di effettuare correzioni rapide per correggere l’assetto del veicolo, evitando epiloghi tragici. Pensate a quanto, chiudendo gli occhi, possa accadere in quei 238 metri al buio!

Per concludere

Comprendiamo, quindi, come l’ammiccamento dell’occhio umano non sarebbe casuale ma controllabile e riproducibile.

I piloti tendono a mantenere l’occhio sempre ben aperto nelle curve, lungo i sorpassi o nei cambi di direzione, un comportamento quindi solitamente subconscio che diventa la normalità in questi sport dove il rischio è davvero elevato.

Di Carola Antonucci.

fonti: Everyeye, Wired italia, Red Bull racing, Vehicle CuE


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