Il ragazzo e l’airone (2023) di Hayao Miyazaki | recensione

di Emanuele Fornito
8 Min.

Il maestro giapponese Hayao Miyazaki torna al cinema portando con sé stupore e meraviglia. Dopo aver annunciato il ritiro ben dieci anni fa (con Si alza il vento, 2013), Miyazaki decide nel 2016 di tornare a scrivere e disegnare, portando sul grande schermo Il ragazzo e l’airone, un film che, in un certo senso, racchiude in sé tutto ciò che ha caratterizzato l’artista stesso nel corso della sua carriera. Miyazaki riapre così lo Studio Ghibli e richiama i suoi principali collaboratori, per creare un nuovo testamento personale e spirituale, in quello che è, tra l’altro, il primo film firmato Studio Ghibli distribuito anche in formato IMAX.

Una prospettiva sulla crescita umana

Tratto dal romanzo E voi come vivrete? del 1937 di Genzaburō Yoshino (titolo originale del film stesso in lingua giapponese), Il ragazzo e l’airone segue la storia di Mahito, un giovane adolescente che, orfano di madre (morta in un incendio), si addentra nella curiosità e l’avventura tipica dell’età adolescenziale, esplorando i misteriosi boschi che circondano la sua abitazione. Ma quella di Mahito è, almeno inizialmente, una storia comune, che ha a che fare con un padre in procinto di sposare la sorella minore della sua defunta moglie, Natsuko, e con anziane donne che si prendono cura di lui.

Mahito si trova quasi catapultato in una nuova sfera di crescita in cui sente di non essere adatto. Senza poter contare sul supporto di sua madre, infatti, il ragazzo è chiamato a ricominciare la propria vita nella tenuta di campagna di Natsuko, frequentando una scuola nuova in cui fa fatica ad ambientarsi. Tutto cambia, però, quando Mahito decide intenzionalmente di ferirsi per evitare l’obbligo scolastico e incomincia, costretto in casa, ad esplorare il mondo esterno e, di riflesso, quello interno.

Il fantastico e il reale

Il giovane ritrova, mescolato in una pila di libri, una copia del romanzo E voi come vivrete?, in cui sua madre, prima di morire, aveva annotato dei consigli per lui e per la sua crescita. Il ritrovamento è, per lui, un evento impattante ed emozionante che, tuttavia, sarà solo l’inizio del suo processo di maturazione.

Nel frattempo Natsuko sparisce e Mahito continua ad essere “perseguitato” da un airone parlante (che lo seguirà per tutta la sua avventura) che, con fare quasi minaccioso, cerca di convincere il ragazzo a seguirlo poiché a conoscenza del luogo in cui sua madre Hisako si troverebbe, ancora in vita. La sparizione di sua zia diventa per Mahito l’occasione di comprendere, una volta per tutte, la verità.

Come tipico nei film di Miyazaki, il reale si mescola al fantastico per creare un mondo nuovo, fatto di creature allegoriche e immaginarie, che donano al protagonista un’occasione di crescita spirituale ed umana. Quella de Il ragazzo e l’airone è una storia di formazione che, arricchita da numerosissimi richiami ai film che hanno fatto la fortuna del regista, si avvale di rimandi letterari (come la citazione al terzo canto della Divina Commedia nella scena in cui Mahito viaggia sulla barca di Kiriko, vivente nel mondo dei morti e dei non ancora vivi) ed immagini significative, in cui, ancora una volta tipico nello stile di Miyazaki, presente e futuro si mischiano, passando dal particolare all’universale. Mahito scopre così mondi nuovi, sovrastati da una realtà superiore alle diverse realtà temporali, in cui sono presenti imperi tirannici, violenza ma anche volontà di ricostruzione e conciliazione.

L’avventura come catarsi

Ecco che il ragazzo viene a conoscenza dell’esistenza di un suo prozio, reggente dell’ordine di un nuovo mondo e artefice del collegamento tra i diversi mondi, in cerca di un degno erede. È proprio qui che la crescita di Mahito raggiunge il suo apice. Egli, considerato un ragazzo viziato e immaturo, posto dinanzi alla possibilità di fuggire dalla propria realtà per rifugiarsi in un mondo ideale, che viene poi distrutto dalla tirannia dei potenti (impersonati dalla figura del Re parrocchetto), rifiuta, convinto che bisogna ricercare il bene anche in un mondo fatto di violenza e soprusi, manifestando la stessa lucidità di sua madre che, ritrovata da giovane nella realtà parallela, va incontro al suo destino felice di poter mettere al mondo Mahito, e permettergli di vivere la sua vita. Il giovane torna così alla realtà, in procinto di seguire suo padre e Natsuko a Tokyo.

Il ragazzo e l’airone: una storia travolgente

Ancora una volta il maestro Miyazaki riesce a comporre una narrazione travolgente, in un climax ascendente e discendente che, dalla tranquillità dell’inizio, catapulta lo spettatore nella frenesia di un mondo immaginario e vorticoso, per poi ripiombare nella quotidianità del mondo a cui siamo abituati, quasi come usciti da un meraviglioso, quanto spaventoso, sogno. L’oniricità minuziosa di Miyazaki si unisce alle immagini spettacolari coadiuavate dalle pregevoli musiche di Joe Hisaishi, che, con l’esperienza IMAX, riescono a raggiungere una fruizione più estesa e coinvolgente.

Seppur non annoverabile tra i migliori del regista, Il ragazzo e l’airone lascia davvero tanto e, anche se si esce dalla sala quasi con l’amaro in bocca, con il tempo la riflessione sul film porta a scoprire tanti messaggi nuovi. Lo stesso finale, in un certo senso dissonante con il ritmo sostenuto dal film, finisce per essere parte armonica del messaggio che Miyazaki lascia in quello che probabilmente sarà il suo ultimo lavoro. Unendo memorie d’infanzia (Mahito è infatti la rappresentazione dello stesso Miyazaki) e spunti ideologici, il maestro giapponese lascia così un monito ai giovani, un messaggio di speranza e fiducia nell’umanità.


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