Il dottor Stranamore (1964): una tragicomica storia sulla follia atomica

di Fornito Emanuele
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 10 Min.

Trama

Il generale Jack D. Ripper (Sterling Hayden) lancia alla Air Force statunitense, di propria iniziativa, l’ordine di attaccare le basi militari dell’Unione Sovietica, al fine di eliminare la minaccia comunista. Con l’imminente rischio di un’escalation nucleare, il governo degli USA si riunisce celermente nella War Room e, con la consulenza di uno scienziato ex-nazista, il dottor Stranamore (Peter Sellers), deciderà le sorti dell’umanità intera.

Recensione Dottor Stranamore (1964)

Tra i film più conosciuti del geniale regista Stanley Kubrick, Il dottor Stranamore, oltre a dimostrare una eccellente versatilità artistica del regista statunitense, si inserisce come una dark comedy a dir poco brillante, in un periodo molto delicato. Soltanto due anni prima dall’uscita del film, infatti, il mondo fu scosso dall’evento che passò alla storia come “Crisi missilistica di Cuba“, che rese concreta la tensione al nucleare e portò nel vivo la guerra fredda (per i dettagli approfonditi vi rimandiamo all’articolo dedicato).

Peter Sellers nei panni del dottor Stranamore

La scelta di trattare temi geopolitici spinosi attraverso una satirica dark comedy fu, per lo stesso Kubrick (anche sceneggiatore, ispiratosi liberamente al romanzo Red Alert del 1958) un azzardo o, per meglio dire, un colpo di genio. Infatti, le tensioni nucleari, il cinismo dei personaggi e la loro capacità di rendere le sorti di miliardi di umani come semplici mosse di poker caratterizzano quello che risulta essere un umorismo tagliente, aspro, che angoscia lo spettatore più che divertirlo. Tutta la storia è infatti basata su personaggi quasi nevrotici, fuori da ogni immaginario comune. La stessa scelta del generale Ripper di combattere il nemico, ignorando le catastrofiche conseguenze dell’azione, nasce proprio da uno stato di psicosi o nevrosi del personaggio, che ben presto ci si accorge essere profondamente turbato da poca lucidità raziocinante (mista ad una buona dose di fanatismo). Inoltre, lo stesso dottor Stranamore (non a caso un ex-nazista, nazismo che identifica da una parte il male e il brutale cinismo, dall’altro una contraddizione da parte degli statunitensi di collaborare con un nemico storico) viene rappresentato come un personaggio dai marcati tratti grotteschi: in sedia a rotelle, con un braccio meccanico la cui mano è coperta da uno scuro guanto, oltre che contrassegnato da un’espressione quasi estrosa, bizzarra, che viene contornata da un marcato accento tedesco.

Frame della celebre War Room

Dunque, il dottor Stranamore, che nonostante dia nome al titolo è presentato circa a metà film entrando in scena quasi in maniera inaspettata e dirompente, si aliena completamente dall’archetipo razionale e umano che dovrebbe caratterizzare chi si trova al potere. E, in un certo senso, nessuno dei personaggi che appaiono sono completamente razionali, tantomeno dotati di buon senso: quello che sostanzialmente traspare dalle numerose discussioni tenute nella War Room (tanto iconica da essere stata ritenuta reale dallo stesso presidente Raegan) è che sia la controparte americana, sia la controparte sovietica, sono interessate ai propri tornaconti politici ed economici, come se non si rendessero conto della minaccia incombente verso l’intera umanità, compresi essi stessi. Lo spettatore si ritrova dunque incredulo ad assistere ad argomentazioni assurde, che non trovano un senso logico, avvertendo quella sensazione che Hitchcock era un maestro nel suscitare: urlare dentro di sé ai personaggi una verità ovvia e palese, malgrado vedendoli agire sempre più insensatamente e contraddittoriamente.

Signori, non potete fare a botte qui! Questa è la sala della guerra!

Citazione del personaggio Muffley (Sellers)

La maestria di Kubrick di veicolare una forte critica alla follia atomica e al militarismo attraverso una satira umoristica si unisce anche ad una spiccata capacità cinematografica e, più in particolare, narrativa. Infatti, con il passare dei minuti si avverte una crescente tensione, una sorta di suspense. L’espediente che il regista utilizza è la classica “corsa contro il tempo”: l’azione militare ordinata infatti per sicurezza prevede di diffidare da ogni segnale di annullamento; ci si ritrova in una situazione profondamente controversa e, nuovamente, paradossale. L’artificio narrativo utilizzato come chiave di svolta è un codice, posseduto soltanto dal generale Ripper, che nel frattempo si scopre (oltre che ad un celato riferimento alla sua frustrazione sessuale derivante dalla sua impotenza, che lo avrebbe spinto al gesto scellerato) essere sempre più convinto delle sue azioni.

T. J. “King” Kong (Pickens) nella celebre scena del film

Dopo una serie di scontri armati, che vedono il suicidio di Ripper e il recupero del codice segreto, ciò che emerge porge in realtà il “pazzo” generale su un piano di “normalità”: nel corso della storia si scopre infatti di come altri generali fossero d’accordo all’azione, quasi come se non stessero aspettando altro, condividendo questo sentimento con gli stessi soldati. Difatti, se il codice riesce alla fine a far annullare la missione, vi è un aereo della Air Force che invece è deciso a portare a termine l’ordine ricevuto e, eludendo i radar volando a bassa quota, finisce per sganciare la bomba atomica (con l’iconica scena del pilota T. J. “King” Kong che, nel tentativo di aprire lo sportello della bomba, finisce per cavalcarla nella sua caduta, così entusiasta del gesto che sembra star praticando un allegro rodeo) su una base sovietica, scatenando un automatico sistema di risposta atomica che stermina l’intera razza umana, il tutto sulle note di We’ll meet Again, canzone di spirito ottimista composta durante la seconda guerra mondiale.

Il finale è un perfetto connubio tra tragicità e umorismo: ci si rende conto che la fine non può che essere questa quando al comando vi sono persone completamente noncuranti della benevolenza dell’umano, in quanto troppo impegante a svolgere mansioni che oscillano tra il fanatismo e la puerilità, quasi come se tutto fosse soltanto un gioco, da alcuni critici definito erotico. Non a caso la scelta del colore verde per il tavolo della War Room (che nel film non è possibile notare a causa dell’uso del B/N) da una parte, e i numerosi riferimenti sessuali impliciti dall’altra, furono usati da Kubrick proprio per rimandare ad un’azione dettata dagli impulsi più istintivi dei potenti, quasi come se i generali americani e l’ambasciatore russo (che non perde occasione di mettere in atto stravaganti sistemi di spionaggio) fossero intenti nel giocare a tutti i costi le proprie carte (letteralmente). Ma il vero acume del film la riscopriamo oggi, dove si è ritornati, dopo decenni, a riparlare di potenziali utilizzi di armi atomiche e, come ieri, ad essere protagoniste sono ancora Russia e Stati Uniti. Si tratta quindi di un’opera dalla modernità disarmante, che racconta contraddizioni ed antinomie illogiche ancora oggi applicabili. Anche in questo caso, dunque, molto andrebbe imparato dall’arte, che spesso, purtroppo, viene ignorata.

Celebre primo piano del generale J. D. Ripper (Hayden)

Nondimeno, quando si parla de Il dottor Stranamore non si possono tralasciare due aspetti fondamentali. Innanzitutto è pianemante degna di nota una grandissima prova registica di Kubrick che, come anticipato in apertura, dimostrerà, partendo proprio da questo film, una poliedricità davvero impressionante: basti pensare che a Il dottor Stranamore seguiranno in pochi anni capolavori imprescindibili come 2001: Odissea nello spazio (1968), Arancia Meccanica (1971) e Barry Lyndon (1975) (senza citare gli altri). In particolare, ciò che più stupisce del suddetto film (oltre naturalmente alla già ribadita geniale sceneggiatura) è una regia che eredita molto dalla Hollywood classica ma che riesce tuttavia a differenziarsi: Kubrick dona inquadrature memorabili e visivamente d’impatto, come quella che compie in un primo piano del generale Ripper (che richiama molto lo stile wellesiano de L’infernale Quinlan, 1958), arrivando a “giocare” sulle impressioni psicologiche che le posizioni della cinepresa riescono a dare allo spettatore al fine di raccontare insitamente qualcosa sulla psiche del personaggio, senza poi omettere le famose scene nella War Room, grazie anche ad un ottimo lavoro dello scenografo Ken Adam, che vanno a creare invece un senso di magnificenza e, al tempo stesso, di timore.

Dall’altra può essere solamente lodata l’interpretazione di Peter Sellers, che con Kubrick riusciva a tirare fuori il meglio di sé (basti pensare al precedente Lolita, del 1962). Ne Il dottor Stranamore, infatti, Sellers non solo interpreta tre personaggi diversi (il presidente Muffley, il dottor Stranamore e l’assistente del generale Ripper L. Mandrake) ma lo fa con perfetta capacità estrosa: grazie anche a geniali improvvisazioni, come il tic del dottor stranamore a compiere il saluto nazista o anche dando alla mano meccanica una sorta di vita propria, tentando varie volte di strangolare se stesso, Sellers crea un personaggio destinato ad entrare nella storia, incarnando quella stravaganza, quell’umorismo e quella genialità che caratterizza, come si è capito, l’intero film. Si può dire senza dubbio che se Kubrick non avesse avuto Sellers (e se Sellers non avesse avuto Kubrick), Il dottor Stranamore non sarebbe diventato il capolavoro di cui noi tutti parliamo oggi.

Scritto da Emanuele Fornito


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