Il divorzio: un diritto lungo cinquant’anni

di Costanza
5 Min.

I diritti si rivendicano nelle piazze, dal basso. Nella rabbia cosciente e nella speranza della popolazione. Anche – e soprattutto – grazie a questi sentimenti oggi godiamo – donne e uomini – del diritto al divorzio. Fin dall’Unità d’Italia, ogni tentativo d’introduzione si era scagliato contro un clima fondamentalmente cattolico. La presenza fisica del Vaticano – nel nostro Paese – ha influenzato e influenza seppur, ad oggi, siamo uno Stato laico – ogni scelta politica. Clima che il Ventennio Fascista non ha fatto altro che saldare. Senza la minima speranza.

Nel secondo dopoguerra – è il 2 giugno 1946 – le donne votano per la prima volta. Conquista civile e politica che rafforza la loro autocoscienza come cittadine, ma non solo. Si assiste, però, a un’esplosione solo negli anni ’60.

Gli anni ’60: il diritto al divorzio prende forma…

Divorzio

I Gruppi femministi dell’Unione donne in Italia (UDI) e dalla Lega italiana per il divorzio (LID) scendono nelle Piazze di tutta Italia per i loro diritti. Invadono lo spazio pubblico e lo attraversano. Non solo il divorzio, ma anche il diritto all’aborto con, ad oggi ancora al centro del dibattito, legge 194; lo Statuto dei lavoratori e il Diritto di Famiglia. Anni di contestazione, non solo di libertà, ma di liberazione. Anni che smuovono i Palazzi del Potere, le fila più progressiste di quest’ultimo.

si arriva ad una Legge sul Divorzio, la Fortuna-Baslini

È il 1 dicembre 1970, l’Italia raggiunge il traguardo: la Legge che disciplina il Diritto al Divorzio. Si chiama Fortuna – Baslini, la n° 898. Prende il nome dei primi firmatari, il socialista Loris Fortuna e il liberale Antonio Baslini. Ma il mantenimento della legge non è così scontato, soprattutto se l’opposizione è forte.

I più conservatori chiedono ed ottengono – per la prima volta – il ricorso al Referendum abrogativo con il quale si può chiedere l’abrogazione ossia la cancellazione totale o parziale di una legge. Dopo aver raccolto le 500mila firme previste, già, nel 1971, la parola passa al popolo. Il Referendum si fa attendere a causa di una crisi di Governo che non fa altro che aumentare la tensione.

Diritto al divorzio: il giorno che cambiò la storia

Il 12 e 13 maggio 1974 gli italiani e le italiane vengono chiamati alle urne. Il quesito è questo: vuoi abrogare la legge Fortuna – Baslini? Il 59,1% della popolazione dice no. contro il 40,9% dei si. Quel giorno l’Italia grida alla laicità, cambiando, per sempre, la storia del nostro Paese. Non solo si sancisce il diritto al divorzio ossia lo scioglimento del matrimonio contratto a norma del codice civile, ma la parità decisionale dei due coniugi che si pone in netto contrasto al delitto d’onore e al matrimonio riparatore.

Lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio
può essere domandato da uno dei coniugi (...)
Articolo 3 della legge 1/12/1970 n. 898

50 anni dopo… il divorzio in Italia oggi

Nel 2015 si è giunti al cosiddetto divorzio breve. Da cinque, a tre anni fino ai soli 12 mesi per divorziare. La legge Fortuna – Baslini ha portato a una diminuzione dei matrimoni e ad un aumento dei divorzi. Basti pensare che erano 400mila i matrimoni celebrati ogni anno in Italia negli anni ’70. Gli ultimi dati Istat, aggiornati al 2022, ci parlano 189,140. E i divorzi? Subito dopo l’approvazione della Legge non superavano i 20mila. Ad oggi sono 67mila annui.

Le piazze, rivendicazione dei diritti

Scendere in piazza per la rivendicazione dei diritti ha una fortissima valenza simbolica. La piazza è uno spazio pubblico e, per tale motivo, diviene metafora di un’autocoscienza cittadina. In piazza i diritti umani divengono civili. Si grida al voler vedersi quei diritti dall’Istituzione. Nei diritti, sembra contraddittorio, vivono i doveri: prima di tutto, il rispetto verso il prossimo e la sua libertà. Con il riconoscimento del diritto anche quel dovere diventa legge. Diventa imperativo non solo umano, ma civile e politico.

La mia libertà è la libertà di tutti, poiché io non sono realmente libero, libero non solo nell’idea ma nel fatto, se non quando la mia libertà e il mio diritto trovano la loro conferma e la loro sanzione nella libertà e nel diritto di tutti gli uomini miei uguali.

Michail Bakunin

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