Il caffè italiano non è così buono come pensiamo

di Dudnic Radu
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 4 Min.

Caffè italiano, rigorosamente espresso

Il caffè italiano: un rituale, un’arte, per alcuni un’ossessione. Bevanda nazionale, status symbol, alleato di ogni momento. Il caffè in Italia assume le sembianze di un culto quasi religioso. Ma sarà davvero il nettare degli dei in termini di qualità o la sua leggenda e le mistificazioni che ne derivano, in Italia, superano la realtà?

Per gli italiani, il caffè è un prodotto molto amato e consumato in grande quantità. Secondo le statistiche, ogni italiano consuma in media circa 600 tazze di caffè all’anno. Questo alto consumo è supportato da una forte tradizione torrefattrice e da una vasta gamma di opzioni di consumo. Dalla preparazione a casa con la moka o le capsule, all’acquisto di caffè al bar o in ristoranti serali come surrogato dell’amaro.

Il caffè nel ‘Bel Paese’ è di qualità?

Pareri discordanti si rincorrono come chicchi nella moka prima di essere tritati. Sono in molti gli italiani a credere, erroneamente, che il caffè “nostrano” – Lavazza, Illy, DeLonghi e compagnia- vantano di un’ottima qualità. In realtà dietro a questa facciata, si nasconde un vero e proprio equivoco.

tazza da tè in ceramica marrone, UNSPLASH

Il punto di partenza è innegabile: il caffè è parte integrante della nostra identità. Ma è proprio questa eredità che rischia di accecarci, impedendoci di vedere con obiettività i problemi attuali dell’argomento. Gli individui sono convinti che il caffè espresso sia estremamente buono, fatto egregiamente, mentre quello degli altri Paesi sia acqua piovana imbevibile. Questo pensiero è influenzato una una retorica speculativa ed elementi nazionalistici. Ma analizziamo propriamente i dettagli che sfavoriscono il caffè italiano?

Il caffé italiano: i falsi miti

In primis, è da citare la tostatura del caffè. Un passaggio importante per esaltarne le qualità, viene spesso spinta all’estremo in Italia. Il risultato porta a un caffè troppo scuro, bruciato. Un caffè che spesso nasconde i difetti dei chicchi di bassa qualità e ne appiattisce il gusto, privandoli delle loro naturali sfumature.

Un altro punto che rema contro il riconoscere un buon caffè è l’abitudine di bere un caffè zuccherato, radicata da decenni nelle nostre usanze. Questo fattore porta ad un palato poco allenato a cogliere le sfumature di un caffè di qualità. I consumatori, ignari delle potenzialità aromatiche che un buon caffè può potenzialmente offrire, si accontentano di un gusto omologato, spesso frutto di miscele scadenti e non controllate a dovere.

Altro fattore che contribuisce alla svalutazione del caffè è il prezzo. Ebbene sì, il prezzo irrisorio di un caffè al bar, spesso di poco superiore ad un’euro, nasconde una realtà amara quanto un caffè non zuccherato. Dietro a quei pochi centesimi si celano sfruttamento dei lavoratori lungo la filiera, caffè di bassa qualità e pratiche insostenibili. Se all’estero i cittadini sono abituati a pagare almeno 2 euro per il caffè, non è così per i cittadini italiani. Un prezzo così basso è semplicemente insostenibile e non può che riflettersi sulla qualità del prodotto finale.

Conclusione

Il caffè in Italia è spesso visto come una bevanda da consumare velocemente, senza prestare attenzione al gusto, alla provenienza ecc. La comunicazione inadeguata da parte dei produttori e dei baristi impedisce ai consumatori di apprezzare pienamente il caffè e di sviluppare una cultura consapevole di questo prodotto. Quindi, il caffè italiano è un mito o una realtà? La risposta è: dipende. Dipende dalle scelte future dei consumatori, e degli imprenditori. I gusti, così come le abitudini, dipendono anche dal palato di chi sorseggia.

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