L’IA dà (anche) consigli d’amore: cosa succede ai sentimenti?

di Alessia Giurintano
4 Min.

Tutti ne parlano, e già tanti la usano. Progettata per agevolare e semplificare qualsivoglia azione dei suoi fruitori, l’Intelligenza Artificiale- IA– sta acquisendo sempre più funzionalità, e per molti è già indispensabile nella quotidianità.

Operazioni e ragionamenti complessi, ridotti in un tempo minimo e resi accessibili: questa l’essenziale abilità dell’IA.

Essa interagisce con gli umani, in tutti gli ambiti del quotidiano. Anche quello sentimentale. Consigli, elaborati in tempi brevi, per una soluzione rapida e… piatta?

L’IA: vantaggi e preoccupazioni

L’Intelligenza Artificiale sta prendendo piede in un periodo già sensibilmente provato dal post-pandemia, che da tempo sta mostrando i suoi effetti (negativi).

Rapporti umani sgretolati, asciugati, resi sterili dall’avanzare di una tecnologia sempre più invasiva. Sono queste le maggiori preoccupazioni relative allo sviluppo tecnologico.

Timori da boomer, forse, o semplicemente da nostalgici vintage che ricordano i tempi in cui tutto ciò non esisteva, e si interagiva alla vecchia maniera.

IA, perdita dei rapporti

Si va verso la digitalizzazione del cuore?

Ma quanto può saperne l’IA di amore e sentimenti? E soprattutto perché molti utenti attingono alle sue risposte per avviare – o proseguire- una relazione?

I rapporti potranno- o possono- essere trovati o supportati da strumenti meccanici o algoritmi altamente specializzati?

Il rischio della sempre maggiore personalizzazione della tecnologia è quello della spersonalizzazione dell’umano.

Le questioni in gioco sono molteplici: amore, intimità, umano, inumano, reale, virtuale; ma a preoccupare maggiormente è la privacy, a rischio con la sempre più veloce diffusione dei dati.

Tuttavia, molte aziende stanno impegnando l’IA nelle app: come rilevatore di identità e profili falsi, come moderatore delle chat, ma anche nel matching fra utenti.

Her, in una Los Angeles del futuro un amore artificiale

Cosa può succedere in una città esposta totalmente alla tecnologia? Prova a ipotizzarlo Spike Jonze, nel film “Her”(2013)

Interconnessa ma distante, la popolazione fatica a gestire la sfera emotiva e sessuale propria dell’umano.

Theodore, interpretato da Joaquin Phoenix, resta solo nell’elaborare la separazione da sua moglie Catherine.

Solo, chiuso, metodico. Theodore inciampa nell’acquisto di un sistema operativo basato sull’IA molto vicina all’esperienza umana.

Conosce, nello spazio fisico della sua casa, ma che presto diventa mobile, Samantha. O meglio, conosce la sua voce e interagisce con lei.

Come si può interagire in assenza di un corpo?

L’uso dell’IA porta con sé numerose perplessità, e preoccupazioni. Ma queste dimostrano che, forse, l’uomo non è completamente pronto a fare un vero lancio verso il mondo digitale.

I tempi della macchina con quelli dell’uomo non sono comparabili, e forse i secondi non riescono a stare al passo dei primi.


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