I documenti segretati, le autorità e le controversie in Italia

di Alessia Giurintano
5 Min.

I documenti segretati rappresentano tutta la categoria di informazioni da proteggere. Sono spesso utilizzati in ambiti governativi, militari o aziendali, dove la sicurezza è fondamentale.

La divulgazione di questi dati ha delle conseguenze gravi.

L’approccio a tali informazioni richiede la massima attenzione e responsabilità, ed è necessario garantire la sicurezza attraverso delle precauzioni ben pensate: accesso ai dati estremamente limitato, sistema di crittografia e backup regolari.

Violare la riservatezza di un documento ha delle conseguenze di almeno 3 tipi, su chi compie tale azione:

  • penali (dal pagamento di una multa all’arresto);
  • professionali (licenziamento immediato e difficoltà a trovare un altro impiego);
  • di immagine delle istituzioni coinvolte, che si riversa sul piano sociale
documenti segretati

Perché la segretezza dei documenti è così importante?

Risulta essere di primaria importanza in diversi ambiti, poiché garantisce la salvaguardia della società mantenendo la privacy e la sicurezza.

In ambito governativo, la segretezza garantisce la sicurezza nazionale.  In ambito lavorativo, è necessaria per proteggere i dati sensibili dei lavoratori (e dei clienti).

Ancora più evidente e di fondamentale necessità, è la segretezza nelle questioni legali. Essa è necessaria per garantire il principio di equità su cui si basa il sistema giudiziario.

Questo aspetto, però, merita un approfondimento, poiché la questione in Italia presenta delle ombre.

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La Direttiva Draghi e il Segreto di Stato

In Italia è in vigore la cosiddetta Direttiva Draghi, che riguarda la declassificazione della documentazione sull’organizzazione Gladio e sulla Loggia massonica P2 in possesso dei servizi segreti italiani.

Questa direttiva recita:

«Appare necessario che sia adottata ogni iniziativa che possa rivelarsi utile alla ricostruzione di vicende che hanno rappresentato passaggi drammatici della recente storia del Paese. Ciò ovviamente in aggiunta alla necessita’ di assicurare la piena e fattiva collaborazione istituzionale all’Autorità giudiziaria che tuttora procede in merito a tali vicende.», con queste parole si apre il testo della Direttiva, che prosegue:

«A tal fine, si dispone la declassifica dei relativi documenti tuttora soggetti a tale vincolo ed il versamento anticipato di tutta la documentazione riguardante i due citati argomenti all’Archivio centrale dello Stato, da parte delle amministrazioni centrali, ed ai rispettivi Archivi di Stato, da parte delle amministrazioni periferiche.»

Qual è il panorama italiano, dunque?

Con ciò si invitavano i Direttori dell’AISI e dell’AISE a, -per così dire- versare, sull’Archivio Centrale dello Stato e sui periferici, tutta la documentazione utile per poter chiudere i maggiori casi della Storia italiana contemporanea.

 Il trasferimento concreto dei documenti è rimesso a provvedimenti specifici delle autorità che li hanno in custodia.

Qui sorge il problema: senza la fattiva collaborazione degli uffici detentori dei documenti non è possibile riportare alla luce atti, fatti e prove che  consentano di ricostruire la storia del nostro Paese.

Infatti, non tutte le amministrazioni sono disposte a collaborare, e non tutte applicano completamente la Direttiva.

C’è da ammettere, però, che con Draghi (e prima di lui Prodi e poi Renzi), si è completato il piano di rimozione del Segreto di Stato.

Vincolo di segretezza e opinione pubblica

Guido Melis, politico e storico italiano, deputato del Partito Democratico dal 2008 al 2013, ha scritto un articolo sul tema, sottolineando un altro aspetto della già intricata vicenda dei documenti delle stragi, riservati.

Il vincolo di segretezza, infatti, si contrappone alla richiesta di risposte e di conoscenza dei fatti (legittima) da parte dei familiari delle vittime.

«Un paese che ha timore di conoscere la verità sulla storia recente, è un paese democraticamente fragile.» afferma Melis

Di Alessia Giurintano

Fonti: EticaPa, studiolegalefuochi, Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Wikipedia


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