Haiti, da Cristoforo Colombo alle gang criminali

di Mirko Aufiero
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 11 Min.

Il 5 dicembre 1492 Colombo sbarcava sull’isola di Hispaniola; dopo un passato caratterizzato dal colonialismo e dall’instabilità, Haiti vive oggi una profonda crisi umanitaria

Quella che oggi vive Haiti è una delle peggiori crisi umanitarie e sanitarie al mondo. Le bande armate controllano vaste porzioni di territorio – compresi due terzi della capitale Port-au-Prince – e metà della popolazione si trova in condizioni di insicurezza alimentare. A questo quadro, si aggiungono l’epidemia di colera e le catastrofi naturali, tra cui il terremoto del 2010 che ha causato decine di migliaia di morti.

L’attuale instabilità trae origine dal passato coloniale del paese – colonia prima spagnola e poi francese – e dai regimi autocratici che ne hanno caratterizzato la storia recente.

L’arrivo di Colombo e il periodo coloniale

Il 5 dicembre 1492 Colombo sbarcava sull'isola di Hispaniola; dopo un passato caratterizzato dal colonialismo e dall'instabilità, Haiti vive oggi una profonda crisi umanitaria

Gli europei raggiunsero per la prima volta l’isola di Hispaniola, sulla quale oggi sorgono gli Stati di Haiti e della Repubblica Dominicana, nel dicembre 1492 con Cristoforo Colombo. Prima di allora, l’isola era abitata dagli Arawak e da altre popolazioni indigene, le quali furono decimate dalle malattie portate dagli europei e dal lavoro forzato imposto dai colonizzatori.

Diventata una colonia spagnola, Hispaniola fu per un breve periodo utilizzata dagli spagnoli per la ricerca dell’oro. Tuttavia, in seguito alle scoperte di giacimenti d’oro e d’argento in Perù e in Messico, gli spagnoli si ritirarono nella parte orientale dell’isola, l’attuale Repubblica Dominicana.

Lasciata in larga parte abbandonata, la parte occidentale di Hispaniola, oggi Haiti, divenne preda dei coloni francesi. Qui i francesi, a partire dal XVII secolo, iniziarono a impiantare coltivazioni di zucchero e di caffè, attività che si rivelò particolarmente remunerativa grazie alla massiccia importazione di schiavi dall’Africa.

La Francia vide ufficialmente riconosciuto il suo possesso sulla parte occidentale dell’isola dalla Spagna nel 1697. Nel secolo successivo, circa il 40% dello zucchero importato nel Regno Unito e in Francia, e il 60% del caffè consumato nel mondo provenivano dall’odierna Haiti.

Si stima che vennero importati dall’Africa circa 800mila schiavi, i quali divennero la quota maggioritaria della popolazione alla fine del XVIII secolo. In contrasto col loro numero, gli schiavi si trovavano però alla base della rigida piramide sociale della colonia. Al vertice c’erano i coloni bianchi, sotto di loro i mulatti liberi, più in basso ancora gli schiavi creoli, e infine gli schiavi africani delle piantagioni.

Le rivolte e l’indipendenza della Repubblica di Haiti

Il 5 dicembre 1492 Colombo sbarcava sull'isola di Hispaniola; dopo un passato caratterizzato dal colonialismo e dall'instabilità, Haiti vive oggi una profonda crisi umanitaria

Negli ultimi anni del XVIII secolo, si verificarono profondi cambiamenti nella società della colonia. Numerosi schiavi fuggirono dalle piantagioni costituendo comunità indipendenti nelle aree più remote dell’isola. In seguito alla Rivoluzione francese e all’adozione dei valori democratici ed egualitari in Francia, la popolazione di origine africana libera iniziò a richiedere maggiori diritti.

Tuttavia, i coloni bianchi e il governo di Parigi si mostrarono reticenti ad accogliere tali richieste, causando la reazione della popolazione non bianca. Il paese precipitò allora nella violenza, dalla quale emerse come leader dei ribelli Toussaint Louverture. Ex-schiavo affrancato, in un primo momento si schierò con la Spagna e il Regno Unito, intervenute a favore dei ribelli per minare la presa francese sull’isola.

Tuttavia, dopo l’abolizione della schiavitù da parte della Francia, Louverture passò al campo francese. In seguito, Louverture si scontrò anche con i francesi, riuscendo a scacciarli dall’isola e a prendere il controllo dell’intera Hispaniola. Per ripristinare lo status quo, Napoleone Bonaparte inviò allora un contingente militare, che riuscì a riprendere possesso dell’isola.

La rinnovata amministrazione francese avrà però vita breve. Nel 1802 ci sarà una nuova rivolta che porterà al ritiro francese e alla proclamazione dell’indipendenza nel 1804. Haiti fu il primo paese delle Americhe a ottenere l’indipendenza e, dopo un intermezzo autocratico tra il 1804 e il 1820, divenne una repubblica.

Tuttavia, la Francia non ne riconobbe l’indipendenza per diversi anni, e il paese visse un isolamento internazionale durante i primi decenni della sua storia.

I primi anni e l’occupazione statunitense

Il 5 dicembre 1492 Colombo sbarcava sull'isola di Hispaniola; dopo un passato caratterizzato dal colonialismo e dall'instabilità, Haiti vive oggi una profonda crisi umanitaria

A partire dagli anni ’20 del XIX secolo, il paese fu guidato dal generale Boyer, il quale cercherà di stringere accordi con le potenze europee in cambio di legittimazione. L’accordo più importante verrà siglato con la Francia, con la quale sarà concordata una pesante indennità per la perdita della colonia in cambio del riconoscimento della Repubblica di Haiti e la normalizzazione delle relazioni.

Il secolo fu caratterizzato dall’insicurezza in ambito economico, a cui contribuirono il peso dell’indennità alla Francia e le politiche razziste dell’elite mulatta. Inoltre, la politica vide un rapido succedersi di presidenti fedeli all’elite mulatta, spesso vittime di assassinii e colpi di stato.

Tale condizione di instabilità portò gli Stati Uniti a intervenire diverse volte fino al primo decennio del XX secolo. Nel 1915, a seguito dell’assassinio del presidente Guillaume, e alle rivolte della popolazione, la marina statunitense intervenne in maniera più decisa nel paese per proteggere gli interessi degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti installarono dunque un presidente amico, Philippe Sudre Dartiguenave, e procedettero ad occupare anche la parte orientale di Hispaniola, la Repubblica Dominicana. Durante l’occupazione, durata fino al 1934, gli Stati Uniti cercarono di stabilizzare il paese e migliorare le infrastrutture. Tuttavia, in seguito al ritiro deciso dal presidente Roosevelt, Haiti tornò preda dei governi dispotici e cleptocrati.

I governi del dopoguerra ad Haiti

Una bandiera che sventola nel vento con un cielo blu sullo sfondo

Dopo una serie di presidenti che si sono alternati fino agli anni ’50, nel 1957 si impose François Duvalier, il quale poteva contare sull’appoggio dei militari. “Papa Doc” – così venne chiamato Duvalier per le sue politiche paternalistiche – instaurò un regime dittatoriale fondato sul culto della personalità, e si fece eleggere presidente a vita.

Duvalier rimase al potere fino alla sua morte, avvenuta nel 1971, quando gli successe il figlio Jean-Claude, noto come “Baby Doc”. Baby Doc proseguì le politiche autoritarie del padre ma, in seguito alle rivolte della popolazione, fu costretto a dimettersi nel 1986.

A gestire la nuova fase di governo fu inizialmente il Consiglio Nazionale di Governo, il quale adottò misure repressive. Dopo una breve parentesi con la presidenza del generale Avril, terminata con le sue dimissioni, nel 1990 vennero indette nuove elezioni. Queste vennero vinte dall’ex sacerdote Jean-Bertrand Aristide, il quale trovò appoggio tra le frange più deboli della società haitiana.

Il governo di Aristide ebbe però vita breve. Nel 1991 un colpo di Stato guidato dalle Forze armate prese il controllo del paese e portò alla presidenza il generale Cedras. A causa della dura repressione attuata dal regime, Haiti venne sottoposta a sanzioni dall’Onu, che decise inoltre di inviare una Forza multilaterale per rovesciare la giunta militare. L’operazione fu guidata dagli Stati Uniti, e portò al ripristino di Aristide.

Nuove crisi politiche

personnes sur la route à côté du bâtiment

La seconda metà degli anni ’90 fu caratterizzata da una nuova instabilità politica, tra accuse di corruzione al governo, di brogli elettorali e di violazioni dei diritti umani. Tra il 2001 e il 2004 Aristide tornò al governo ma fu costretto a dimettersi e a fuggire negli Stati Uniti a causa delle rivolte guidate dalla polizia, dalle Forze armate e dalla bande criminali del paese.

Nell 2004 il Consiglio di Sicurezza dell’Onu adottò la risoluzione 1542 con la quale venne istituita la UN Stability Mission in Haiti (MINUSTAH). Vennero dispiegate 6700 truppe per riprendere il controllo del paese, compitò nel quale riuscirono solo in parte. I caschi blu dell’Onu hanno operato nel paese fino alla conclusione del mandato della missione nel 2017, sostituita dalla MINUJUSTH, terminata a sua volta nel 2019. Da allora è attivo nel paese il BINUH, l’ufficio integrato delle Nazioni Unite ad Haiti.

Le difficoltà odierne

Negli ultimi quindici anni Haiti ha dovuto affrontare numerose difficoltà che hanno reso la Repubblica di Haiti uno Stato fallito. L’azione delle missioni Onu si è dimostrata inefficace, e le catastrofi naturali hanno contribuito ad aggravare le condizioni del paese e un’epidemia dei colera partita da un contingete Onu ha messo in ginocchio Haiti.

La popolazione è inoltre ostaggio delle bande criminali, le quali controllano ampie porzioni del paese e sono in conflitto tra loro. Queste bande si sono macchiate di numerosi atti di violenza, culminati nel 2021 dall’omicidio del presidente Jovenel Moise. Come racconta un rapporto dell’Unicef, le violenze e i rapimenti sono all’ordine del giorno e il sistema sanitario è al collasso per l’epidemia di colera e la malnutrizione.


Le foto presenti in questo articolo provengono da internet e si ritengono di libero utilizzo. Se un’immagine pubblicata risulta essere protetta da copyright, il legittimo proprietario può contattare lo staff scrivendo all’indirizzo email riportato nella sezione “Contatti” del sito: l’immagine sarà rimossa o accompagnata dalla firma dell’autore.

Articoli Correlati