Genetica forense: il DNA è in grado di parlare?

di Carola Antonucci
5 Min.

Vi è sicuramente capitato di guardare un bel film – o serie tv – poliziesca e di osservare come i medici forensi analizzino un cadavere e lo studiassero per scovare le prove di un omicidio o affermare, al contrario, che sia stata un’altra la causa del decesso. Questo avviene quando, prima dell’udienza, il giudice predispone l’autopsia che è proprio lo studio del corpo della vittima per fornire prove ai legali in questione. Ma quindi, con la genetica forense e lo studio del DNA, cosa possiamo sapere?

La forza del DNA, un aiuto per la medicina legale

Prima di iniziare con il nostro discorso, introduciamo il DNA. È la molecola – più precisamente macromolecola – più importante del nostro organismo, composta da 4 basi azotate (Adenina, Citosina, Timina e Guaina) appaiate tra loro con legami idrogeno. Il suo nome deriva dall’acronimo di Acido Desossiribonucleico. Il DNA si organizza nelle nostre cellule in cromosomi, ognuno dei quali trasporta l’informazione genetica e questo lo rende strettamente personale.

Con questo breve specchietto sul DNA, possiamo passare a parlare della genetica forense. Secondo quanto leggiamo sulla rivista Le Scienze – corrispondente italiana di Scientific American – la sua nascita può risalire al 1986, quando per la prima volta venne utilizzata la tecnica del DNA fingerprint. Il caso dell’utilizzo fu su un doppio caso di omicidio a sfondo sessuale in Inghilterra.

DNA nella Genetica Forense
struttura del DNA © Fortune Italia

Da allora, l’analisi del nostro genoma – corredo cromosomico – attraverso il DNA ha affilato le proprie tecniche diventando sempre già affidabile fino a non avere più margine d’errore ed entrando come prova importante per le indagini giudiziarie. In quanto, l’essere una molecola strettamente univoca in grado anche di far individuare parentele, lo rende uno strumento indispensabile nella continua lotta per la giustizia. Per capire quanto possa essere univoca, la scienza afferma con certezza che anche due gemelli omozigoti hanno particolarità differenti nel DNA.

Dove si trova il DNA?

Il DNA è in ogni cellula del nostro organismo e, nella genetica forense, può essere estratto da gocce di sangue, capelli, pelle, saliva, urine e liquido seminale. Ognuno di questi elementi può essere tranquillamente rinvenuto sulla scena del crimine o direttamente sulla vittima.

© microbiologia forense

Inoltre, il DNA, è la macromolecola più resistente del nostro organismo per cui il rischio di danneggiarlo è davvero minimo e possono essere rinvenute molecole intatte o solo parzialmente degradate anche a distanza di anni. Importante “regalo” che la stessa molecola, fa alla risoluzione dei casi di omicidio anche a distanza di anni.

Concludendo sulla genetica forense

Nelle Genetica Forense, inoltre, non ci si limita all’identificazione diretta del DNA, ma può essere semplicemente utilizzata per scovare le parentele, che – come leggiamo su Le Scienze – «facciano luce sulle relazioni familiari di un ignoto, portando alla sua identificazione incrociando i dati genomici con quelli provenienti da registri genealogici». Un esempio, sempre riportato dalla rivista, è il caso della risoluzione di 13 omicidi a sfondo sessuale e numerosi stupri, chiamato Golden State killer.

Se poi il riconoscimento della persona non è possibile, l’analisi porta spunti importanti in quanto nel DNA sono contenuti anche i geni che determinano l’aspetto fisico di una persona: colore occhi, capelli, forma viso ecc. che rendono possibile una sorta di identikit.

Alla luce di tutte le informazioni contenute nell’articolo, si evince quanto la molecola “della vita” sia in grado di poterci parlare, esprimendo informazioni utili alla medicina. Ancora una volta, lo sviluppo scientifico, dimostra quanto la nostra “macchina” sia quanto più perfetto possa esistere.


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