Il 90% della Gen Z non ama parlare al telefono

Cresce sempre di più la generazione silenziosa.

di Carola Antonucci
4 Min.

È un dato di fatto, i ragazzi della Gen Z non amano parlare al telefono e conversare, preferiscono di gran lunga scrivere dei messaggi, veloci e meno impegnativi. Il correre dei tempi e della tecnologia, che rende parti del mondo lontane sempre più vicine, sta causando problemi su larga scala e a lungo andare sui giovani. A dircelo è proprio una ricerca che ha coinvolto numerosi, riportata anche da The Times e del CBS News vediamolo insieme.

Chiamata telefonica come portatrice di cattive notizie

Stando a quanto emerge dal questionario riportato sul giornale The Times, il campione di ragazzi inglesi presi in considerazione conta 2000 partecipanti appartenenti ad una fascia d’età compresa tra i 18 e i 34 anni (non solo Gen Z).

È stato chiesto loro quale fosse il rapporto con il telefono, andando a distinguere la chiamata vocale dalla messaggistica istantanea (Whatsapp, Imassage e simili). Il 31% dei partecipanti prova un senso di panico nei confronti delle chiamate vocali, aggravando la situazione con numeri sconosciuti o persone che non si sentono da molto tempo. Nella fascia d’età campione, 1 intervistato su 4 ha poi ammesso di non rispondere mai o quasi mai al telefono, lasciando squillare la suoneria e ignorando la chiamata e poi rispondere con un messaggio alla persona in questione.

Quello che è emerso più a fondo, è poi l’associazione da parte dei ragazzi che la chiamata vocale porti cattive notizie. Quasi il 70% dei ragazzi, infatti, ha dichiarato di optare per il messaggio di testo, il 37% per una nota vocale.

In Giappone, questo fenomeno viene chiamato moun seddai, riguarda proprio i ragazzi che ignoravano le chiamate. Potrebbe essere in stretta correlazione alla pandemia di Covid 19 vissuta in giovane età, estraniando tutti dal contatto esterno. Oppure una vera e propria cultura generazionale che, ora, sta sfuggendo di mano.

Le parole degli esperti sul problema della Gen Z

chiamata persa, Gen Z a rapporto

Gli esperti insistono sul fatto che il numero in calo delle conversazioni telefoniche voice-to-voice sta ora portando a preoccupazioni per adolescenti e giovani adulti. Un’altra ricerca dell’Australia, poi, mostra che la percentuale del 90% della Generazione Z è ansioso di parlare al telefono. Ammettono che una telefonata imbarazzante è una delle prime tre cose che vorrebbero evitare nella vita.

«Il problema è quello del contatto, anche se soltanto telefonico – spiega il professore onorario di Psicopatologia dello sviluppo presso la facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza, Massimo Ammaniti – i giovani utilizzano lo smartphone per chattare, condividere video, immagini o contenuti di carattere sessuale. Sono tutte forme indirette di comunicazione che evitano il dialogo, che invece promuove il confronto e favorisce lo sviluppo della capacità di adeguarsi all’altro».

«Il dialogo è fondamentale – continua il professore e psicanalista – deve partire dai genitori, che devono dare il buon esempio. Oggi gli adolescenti vivono dei paradossi. Sono più liberi, hanno il cellulare, possono spostarsi, fanno spesso le prime esperienze sessuali nella loro camera a casa dei genitori, sempre più in difficoltà a porre dei limiti, ma vivono un malessere di fondo. Avere troppe opportunità non li aiuta, anzi, perché pone loro troppi interrogativi».

Non solo il professore Ammaniti, anche altri esperti del settore invitano ad avere maggiore contatto vocale, sia in ambiente lavorativo che nella vita quotidiana, in quanto, sentire la voce di qualcuno al telefono, aiuta a sviluppare la fiducia e relazioni migliori.

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