Forrest Gump (1994): commedia e dramma in trent’anni di storia americana

di Emanuele Fornito
5 Min.

Trama

La storia segue le avventure di Forrest, un ragazzo con un quoziente intellettivo inferiore alla media e profondamente segnato dalla sua ex-paraplegia. Tra bulli, guerra e incontri speciali Forrest rivive trent’anni di storia americana.

Recensione

Tra i film più famosi del regista Robert Zemeckis (regista già di Ritorno al Futuro, 1985), e tra i film più amati dalle ultime generazioni, Forrest Gump è un film che, facendosi carico di trent’anni di storia americana, racconta una storia a tratti avventurosa e divertente, a tratti malinconica e triste. Partendo dall’infanzia, quella di Forrest è una visione del mondo molto ingenua, ignara dei mali del mondo e dei filtri che assumiamo in età adulta. Forrest, infatti, nonostante il suo ritardo mentale, riesce a conservare una purezza, un senso di meraviglia verso le cose del mondo. Andandosi a disinteressare delle imposizioni sociali (proprio perché ne è ignaro), Forrest vive in totale libertà, compiendo scelte che lo porteranno a vivere momenti per molte persone utopici, come incontrare il presidente Kennedy, John Lennon, o giocare nella Cina maoista una finale mondiale di ping-pong (scene rese possibili grazie ad un innovativo uso della CGI).

Ancora una volta, viene fuori in queste situazioni un Forrest mai turbato e mai realmente conscio del peso della situazione: egli segue soltanto i suoi sentimenti. Soltanto la guerra in Vietnam turberà l’animo del protagonista, un orrore che non lascia indifferente neanche lui: nonostante i propri limiti, infatti, Forrest conosce la morte del suo migliore amico “Bubba” Blue, al quale resterà legato per tutta la vita, ereditando la sua attività di pesca che, grazie all’investimento in una società allora sconosciuta, la Apple, permetterà a Forrest di arricchirsi.

Mamma diceva sempre: la vita è uguale a una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita.

Forrest Gump
Tom Hanks in una celebre scena del film

Proprio questa sua sensibilità lo porterà a legarsi ad una bambina (e successivamente donna), ovvero Jenny (Robin Wright), della quale resterà legato per tutta la vita. L’intera storia, infatti, viene raccontata da Forrest sulla celebre panchina, mentre aspetta il bus che lo farà riconciliare finalmente con la donna tanto amata. Un amore che, tuttavia, non verrà subito ricambiato. Seppur riconoscendo il sincero amore di Forrest, la ragazza preferirà sempre vivere una vita senza limiti, senza mai perdere occasione di abbandonare Forrest che, negli anni, avrà lei come unica persona nel mondo. In maniera abbastanza egoistica, il ritorno di Jenny avverrà solo alla scoperta di una malattia terminale (probabilmente AIDS), ponendo la donna in una presa di coscienza verso quella che è stata l’unica persona che l’ha davvero amata ed aspettata tutta la vita. E’ così che Forrest e Jenny si sposeranno e avranno un figlio, del quale Forrest avrà conoscenza soltanto dopo aver rincontrato Jenny dopo diversi anni.

Tom Hanks e Robin Wright in una scena del film

Neanche questa storia ha, tuttavia, un lieto fine. La malattia porta via Jenny e, con la solita voce fuori campo che caratterizza tutto il film, Forrest Gump tocca il punto più alto di emozionalità. L’amore per Jenny perdura anche dopo la morte e si tramuta per Forrest nell’amore verso il proprio figlio, del quale si prenderà cura per tutta la vita.

Grazie anche ad una grandissima interpretazione di Tom Hanks (che gli valse l’Oscar al miglior attore protagonista), Forrest Gump lascia nello spettatore sentimenti contrastanti e lezioni di vita importanti. Da una parte, il film è quasi un invito alla spensieratezza e alla sincerità, rifiutando ogni tipo di cinismo e cattiveria; dall’altra esso è un inno al vero amore, ad un amore fatto di sacrifici e di dolori, ma anche di enormi gioie. E’ per questo motivo che, nonostante Forrest possa essere visto come “diverso” o addirittura “inferiore”, è in realtà un personaggio che insegna tantissimo alla maggioranza di noi, che spesso dimentichiamo quella spensieratezza che caratterizza soltanto la nostra infanzia ma che, come insegna il film, dovremmo riuscire a portare per tutta la vita, senza mai dimenticarsi di “correre”.

Corri, Forrest, corri!

Scritto da Emanuele Fornito


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