Sempre più spettacolo e poco sport in Formula 1

di Antonucci Carola
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 7 Min.

Negli ultimi tempi si è parlato spesso di quanto la Formula 1 stia perdendo di vista il vero perno – quello della competizione agonistica – per lasciare spazio ad una sempre più invadente spettacolarizzazione dello sport.

Perché si punta ormai più sull’evento televisivo?

Prendiamo in esempio un campionato di calcio, dove lo spettacolo viene pressoché dato dall’andamento incerto che la partita potrebbe avere, anche se vi è una squadra che domina l’intero campionato. Al contrario, in Formula 1, le gare meno divertenti e con assenza di spettacolo sono quelle in cui una scuderia domina incontrollata su altre. Ottenendo senza grandi sforzi pole position il sabato e vittoria certa – già dal secondo giro – la domenica.

Lo stiamo vedendo con il binomio Red Bull e il pluricampione Max Verstappen, lo abbiamo visto in passato con Mercedes e Lewis Hamilton o ancora prima con Ferrari e Michael Schumacher.

Come ben si evince sin dall’inizio del ragionamento, il vero spettacolo in Formula 1 non avviene quando una scuderia effettua diversi secondi di distacco già dai primi giri, ma quando si vedono imprevisti, sorpassi e duelli fino all’ultimo giro che ribaltano il risultato certo.

Questo è forse il motivo principale per cui la FiA e Liberty Media effettuano sempre più spesso cambi di regolamento. Tutto questo con il fine di contrastare un dominio che, agli occhi di tutti, sembra impossibile da abbattere. Scelta che porta, inevitabilmente, a sbilanciare l’evento sportivo su un qualcosa che potrebbe in egual modo divertire il Tifoso, cioè una visione più scenografica che sportiva.

Cambiare i regolamenti di gara in Formula 1

Formula 1
GP Miami

Tra i diversi mezzi che ha a disposizione la Federazione, quello forse più facile o più usato è l’apportare modifiche al regolamento di gara.

Già nel 2011 con l’introduzione del DRS la Formula 1 aveva dichiarato l’intenzione di aumentare i duelli “corpo a corpo” per una maggiore dinamicità in gara. La riduzione della la resistenza aereo-dinamica della monoposto garantisce, infatti, una maggiore velocità. Non può essere utilizzata in tutti i settori e, soprattutto, la distanza tra le monoposto deve essere minore del secondo.

Se alcuni fan, già nel 2011, avevano sostenuto che il loro sport preferito stesse diventano troppo artificiale, cosa penserebbero ora che il cambiamento non riguarda solo il DRS?

Anche se i fan più appassionati riescono a trovare spunti di interesse anche in una gara con dominio incontrollato – magari notando miglioramenti o godendosi una buona strategia – la FiA e Liberty Media pensano a come rendere la gara meno soporifera alla fetta di fan meno attenta a questi aspetti.

Nel 2019, la FiA introduce il punto addizionale per il pilota che registra il giro più veloce in gara. Per quanto un solo punto possa sembrare ai molti una sciocchezza, questa scelta ha reso possibile diverse strategie in gara, anche dell’ultimo minuto. Infatti, rispetto al DRS, questo cambiamento ha riscontrato opinioni positive.

Non è dello stesso avviso la recente “invenzione” del format Sprint Race e Sprint Shootout. Introducendo un’ulteriore gara con meno giri può sì portare ad una maggiore visione televisiva, ma lascia da parte l’essenza dell’originale sport. Di questo parere non solo molti tifosi, ma anche gli stessi piloti. Non scordiamoci della brillante frase di Lewis dove accusa la FiA e la Formula 1 di cambiare regolamenti per noia o di Max Verstappen che accusa di pensare molto di più allo show e poco allo sport.

Budget Cap e meritocrazia

Se per una porzione di fan è giusto aumentare l’appeal di una manifestazione sportiva, è necessario proteggere lo spirito agonistico e rendere il mondiale molto più meritocratico, andando a rendere giustizia al famoso detto «che vinca il migliore».

Per quanto, al momento, il dominio Red Bull non sia solo frutto della bravura della scuderia e del campione Max – anche quindi dal non riuscire a raggiungerli delle altre 9 scuderie – non sembra un dominio all’insegna della meritocrazia.

La recente modifica del regolamento del Budget Cap – una soglia limite da spendere per la monoposto – non è stata rispettata dalla Red Bull. La sanzione, considerata irrisoria da molti, non ha portato a grosse perdite per la scuderia che continua a dominare per il secondo anno di fila. Scelta che ha fatto perdere molta credibilità alla FiA e al gruppo capitanato da Stefano Domenicali, Liberty Media.

Lo stesso Domenicali vorrebbe aggiungere più Gran Premi già dal 2024, sempre per la vocazione allo spettacolo, non curandosi – probabilmente – che scelte del genere potrebbero far perdere tifosi.

Sempre meno biglietti venduti in Formula 1, esempio il GP di Monza

Formula 1, aspettando Monza 2023
Autodromo di Monza, 2022

A tal proposito, pensiamo – rispetto allo scorso anno – a quanti pochi biglietti vengono acquistati. Se lo scorso weekend il Gran Premio d’Olanda ha toccato il record di biglietti venduti, non è lo stesso per il Gran Premio di casa, a Monza.

Dati che fanno preoccupare, non essendo l’unico evento a non aver fatto il pieno di spettatori. Con la cancellazione del Gran Premio di Imola, ci si aspettava una maggiore resa per Monza che però non è arrivata. Liberty Media, per questo motivo, ha anche pensato di aumentare i biglietti da vendere, ma molti posti resteranno vuoti.

Se l’autodromo pieno e strabordante di persone è solo quello in cui Max Verstappen e la Red Bull sono in casa, bisogna certo pensare alle motivazioni più celate. É forse il caso di fare qualcosa di concreto per abbassare il divario senza stravolgere – in punti dove non serve – uno sport che resiste dal 1950 ad oggi. Bello ed entusiasmante come pochi.

Bisogna ritornare ad emozionarsi per i duelli, i sorpassi avventati e da “incoscienti”, per gare all’insegna del groppo alla gola per l’adrenalina e l’emozione. Ce lo devono la FiA e la Formula 1, a noi tifosi ma anche ai piloti e alle scuderie, che a fatica resistono per l’unica cosa che – tutte – hanno in comune: la passione per la velocità.

Di Carola Antonucci.

fonti: f1ingenerale


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