False memory syndrome: che cos’è?

di Fornito Emanuele
4 Min.

Tutti i giorni siamo inondati da informazioni, dalle nozioni che impariamo fino agli appuntamenti, passando per quelle azioni di routine che dobbiamo ricordarci di compiere, e spesso dobbiamo tenerle a mente. Tuttavia, capita, più frequetemente di quanto vorremmo, che il nostro cervello compia dei piccoli errori in questo processo, portandoci a dimenticare o ricordare erronamente le cose. Ma cosa succede quando questi errori si estendono a fatti più gravi, come il falso ricordo di un reato subìto?

La false memory syndrome

Nel momento in cui siamo chiamati a ricordare un evento che, per qualche motivo, risulta a noi vago, spesso incorriamo in quello che gli psicologi chiamano “effetto informazione fuorviante“, cioè la tendenza a costruire un’idea o un ricordo falso nelle suddette circostanze. La nostra memoria, soprattutto quando ha a disposizione informazioni non chiare e sottoposta a stress, infatti, attua un processo di associazione che, tuttavia, risulta inesatto. Ciò viene ben spiegato da due psicologi, Charles Brainerd e Valerie Reyna, i quali teorizzarono la teoria fuzzy-trace[1], secondo cui, immagazzinando informazioni, il cervello opera secondo tracce gist, ovvero generali, e verbatim, ovvero esatte o dettagliate. Le gist spesso dominano sulle verbatim, sia perché più durature ed efficienti, sia perché indipendenti, a causa del deterioramento nel tempo delle seconde, che porta il cervello a dedurre tracce verbatim da quelle gist.

Questi errori sistematici possono, dunque, essere probabili cause di ricordi mai accaduti, che costituiscono, appunto, la false memory syndrome. Ma c’è altro.

Il ruolo delle false confessioni

Come si è detto, la sindrome in questione può avere gravi implicazioni nel momento in cui ad essere ricordati erronaemente sono, per esempio, abusi o violenze subìti. Ma cos’altro porta le persone a testimoniare il falso? La risposta non è scontata come sembra.

Al di là delle implicazioni più semplici, come la malvagia volontà di “vendicarsi” verso qualcuno o come i casi di confessioni estorte, esiste un interessante fenomeno per cui queste false testimonianze sono perfettamente interiorizzate, dunque associate al vero. I motivi di ciò sono molteplici: dagli studi sui casi è emerso di frequente che una delle cause principali è l’ipnosi, o, più in generale, una terapia eccessivamente invasiva per cui l’analista esercita sull’inconscio del paziente una pressione tale da indurlo a formare, appunto, dei falsi ricordi o false associazioni.

Dall’altra parte, soprattutto quando ci si trova nella posizione di testimoni oculari di un evento, i nostri ricordi possono anche subìre una distorsione, non solo per il forte ed inaspettato impatto emotivo vissuto, ma anche a causa di informazioni fuorvianti assimilate successivamente, per quello che in psicologia prende il nome di “effetto di disinformazione“.


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Bibliografia

[1]Brainerd, C. J., Reyna, V. F., Howe, M. L., & Kevershan, J. (1991). Fuzzy-trace theory and cognitive triage in memory development. Developmental Psychology, 27(3), 351–369. https://doi.org/10.1037/0012-1649.27.3.351

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