Nudo nell’arte: come il passato può cambiare la prospettiva del presente

di Alessio Pio Pierro
8 Min.

La rappresentazione del nudo nell’arte è una costante cronologica, relativa e sempre attuale.
Lo studio degli effetti che ha avuto e ha nella storia è essenziale per conoscere la società di un preciso contesto storico.

Doriforo, copia romana

L’utilizzo della rappresentazione del nudo artistico è tradizionalmente di carattere occidentale e sin dall’Antica Grecia è stata utilizzata per descrivere gli ideali di bellezza maschili e femminili ed il vigore degli atleti. Ritraendo soprattutto il pathos, tutta la gamma di emozioni irrazionali dell’animo umano. Secondo la loro cultura, la nudità era essenziale per immortalare la natura perfetta dell’uomo.

Erroneamente, il nudo artistico è stato spesso associato all’erotismo o alla pornografia, volto alla sessualizzazione del soggetto ritratto.
In moltissime culture e tradizioni infatti, le rappresentazioni di nudo hanno subìto censure o addirittura il rifiuto e il divieto. Si sono così rese colpevoli della negazione del nudo in quanto forma d’arte, non distinguendo la linea d’equilibrio tra la nudità artistica ed altre immagini di nudo.
Ciò che l’arte ha sempre fatto è rappresentare l’universalità anatomica dell’uomo con una componente sentimentale che variava da opera a opera.



Nudo nella Preistoria

Venere di Willendorf - Wikipedia

Sin dalla Preistoria abbiamo esempi di rappresentazioni di nudo, in questo caso collegate strettamente al culto della fertilità. Le veneri paleolitiche, come quella di Willendorf o quella di Lespugue, sono celebri per le loro forme generose e sporgenti: erano sinonimo di fertilità proprio per la loro anatomia “esagerata”. Anche il pene viene rappresentato frequentemente in questo periodo storico, un esempio è il Gigante di Cerne Abbas.

Il mistero del gigante Cerne Abbas Rappresenta Ercole o Cromwell? - Corriere.it

Passando per l’Antica Grecia, l’idealizzazione della perfezione etica ed estetica del vigore, al vuoto medievale e alla rappresentazione mitologica e sacra rinascimentale, arriviamo alla completa rivoluzione ed innovazione dell’idea del nudo artistico: lo vediamo nel realismo e nell’impressionismo.


Evoluzione del nudo nell’Umanesimo e Rinascimento

La visione della nudità a partire dalla fine del XV secolo assume in poco tempo cambiamenti radicali che porteranno alla sua interpretazione più moderna.
Partiamo dal simbolo indiscusso del Rinascimento Italiano, “La nascita di Venere” di Botticelli.
Considerata universalmente come l’ideale perfetto di bellezza femminile, è l’esempio di nudo classico per eccellenza, c’è poco da dire, è un capolavoro che ha stupito e si è fatto amare sin dalla sua esposizione.

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Origine du monde, Cou

Il Realismo di Courbet, qualche decennio dopo, con “L’origine du monde” si colloca perfettamente al centro del filo tra il nudo artistico e la pornografia. Questa sua rappresentazione in primo piano della vulva e salendo, anche del seno, omettendo l’immagine della modella, rivisita la rappresentazione pubica con una visione nuova e sconvolgente.

Diciamo addio all’immaginario sacro e mitologico di Botticelli e di Gentileschi con Manet, nel 1863, quando nacque un enorme scandalo.
L’artista decise infatti di dipingere una prostituta, Olympia, ritratta mentre copre il suo oggetto di mercato (il pube), che rappresenta la destrutturazione del modello classico di nudo adattandolo alla contemporaneità.

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Dopo il bagno, Degas

Il pastello di Degas “Dopo il Bagno” si distingue in seguito dalle altre opere per la rappresentazione di azioni quotidiane, evadendo la visione estetizzante e focalizzando il senso dell’opera non nel nudo in sé ma nell’azione riprodotta.

E non poteva mancare all’appello il tanto discusso manifesto del Cubismo di Pablo Picasso.
La composizione geometrica dei corpi, l’innaturalezza dei volti e l’idea della donna padrona di se stessa lo collocano tra uno dei quadri più innovativi e significativi del suo tempo.


Nudo ai nostri tempi

Giovane ragazza americana in stato di nudità, Picabia

Giovane ragazza americana in stato di nudità” di Francis Picabia inquadra perfettamente appena il secolo scorso il pensiero surreale e fuori dagli schemi del Dadaismo.
Utilizza infatti, secondo l’interpretazione di studiosi “una metafora meccanica per dare la sconfortante visione di una sessualità del tutto automatica e programmata”.
Un pazzo? un genio?
Di sicuro un gran innovatore con una visione profonda e ancora attuale.
Rappresentazioni come il nudo, sono lo specchio che riflette sia l’evoluzione delle tecniche di rappresentazione artistiche ma soprattutto della condizione sociale e del pensiero in base al contesto geo-storico. Grazie a esso è possibile ancora oggi mettere a “nudo” visioni così moderne e innovative che hanno segnato l’evoluzione del mondo..
In tempi recenti, il nudo artistico ha avuto un’ulteriore rinnovo, grazie ad artisti come Lucian Freud e Jenny Savile, che hanno eliminato il concetto tradizionale di nudità cercando l’essenza al di fuori dell’idea di bellezza. Dall’altra parte la sua nuova concezione non è ben vista dal femminismo che l’ha criticata come l’oggettificazione del corpo femminile.

Del resto in una società “libera” e variegata come la nostra basta voltarsi per trovare pareri e vedute diverse: forse è questa la più grande eredità della storia.

Scritto da Alessio Pio Pierro


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