Essi vivono (1988) di John Carpenter | recensione

di Fornito Emanuele
7 Min.

Essi vivono

Noi dormiamo

Tratto dal romanzo breve Alle otto del mattino (1963) di Ray Nelson, Essi vivono è ormai un’icona di un cinema che, tra gli anni ’70 e ’80, portò nuovamente in alto le produzioni statunitensi. Gli artisti di quel periodo, esplorando e sperimentando, riuscirono infatti a dare vita a veri e propri cult, come quello di cui parleremo oggi.

Carpenter: un regista “fuori dal coro”

Il regista si è sempre distinto in tre generi specifici: horror, thriller e fantascienza, spesso mescolando le caratteristiche dei tre, come nel caso di un altro cult, da molti considerato il suo capolavoro, La cosa (1982). Con Essi vivono, però, Carpenter, per la prima volta, si distacca dal comune filone narrativo in cui un’invasione aliena era di natura puramente maccartista e, anzi, lo ribalta antiteticamente, portando nelle sale una narrazione tanto geniale quanto accurata.

La scoperta della verità

La storia è narrata gradualmente, una scelta che permette allo spettatore di immedesimarsi progressivamente in quello che poi sarà il risvolto narrativo vero e proprio. Per fare ciò, Carpenter predilige inizialmente lunghe sequenze in cui il protagonista John Nada, interpretato da Roddy Piper, un uomo disoccupato in cerca di un lavoro, si aggira per le periferie di Los Angeles.

Trovato un lavoro come operaio, tutto cambia, nella vita di John, quando egli si accorge di strani movimenti in una chiesa che si trova di fronte ad un campo in cui risiedono numerosi operai e famiglie povere, tra cui un suo collega, Frank. Curioso riguardo agli strani avvenimenti, il protagonista decide di indagare, scoprendo che la chiesa è in realtà sede di un gruppo di sovversivi in grado di guardare, realmente, in faccia alla realtà. Inizia così la svolta fantascientifica della vicenda, in cui John, grazie al ritrovamento di speciali occhiali da sole, si trova dinanzi una verità sconvolgente: tutta la realtà è una bugia, creata da strani e potenti extraterrestri che, attraverso messaggi subliminali, indottrinano e sfruttano gli esseri umani. Perseguitato dalla polizia, John si adopera per mostrare a tutti la vera natura del mondo in cui viviamo.

©;©Larry Franco Productions;©;© (fonte)

Una profonda e lucida metafora

Attraverso l’espediente fantascientifico, Carpenter, come Nelson, promuove un’analisi lucidissima della realtà. Tramite gli “occhiali da sole”, infatti, il protagonista è in grado di leggere quelli che sono, sostanzialmente, i veri messaggi delle pubblicità e dei mass media: «consuma», «obbedisci», «conformati».

Partendo da una sostanziale critica alla Reaganomics, quella che ai più può sembrare una storia intrattenitiva, nasconde, in realtà, un’accurata analisi dei principi psicologici e sociali su cui si basa il consumismo, fatto di induzioni subliminali e promulgazione di stili di vita subordinati ad un unico scopo: il consumo. In quest’ottica, l’essere umano è visto come vittima inerme di un sistema di indottrinamento occulto, nel quale egli è libero, ma in realtà prigioniero di un complesso che, peraltro, fa di tutto per metterlo contro i suoi simili: esemplare è, a questo proposito, la scena della lotta tra John e Frank, in cui la volontà di far scoprire la verità viene ostacolata e vista come una minaccia. Questa scena, ispirata al film Un uomo tranquillo (1952), richiama alla mente, per svolgimento e, parzialmente, per significato il film Accattone (1961).

©;©Larry Franco Productions;©;© (fonte)

Seppur non con gli stessi termini, numerosi sono stati gli intellettuali che, come Carpenter, hanno messo in risalto gli spaventosi risvolti di quello che, all’epoca, era un mondo ancora non concretizzatosi, ma che ormai è la nostra realtà. Basti pensare a Pier Paolo Pasolini, che fu tra i primi a riuscire a leggere le trame di una società sempre meno umana, in cui l’illusione della volontà diviene motore della macchina capitalistica.

Ritornando alla chiave fantascientifica, Carpenter raffigura così i borghesi capitalisti come orrendi esseri, che di umano hanno solo l’apparenza. Da questo punto di vista, il regista, così come Pasolini, ritrova umanità solo nella classe operaia, sempre più emarginata e vittima delle classi superiori, oltre che strettamente controllata e perseguitata dalla polizia.

John Nada: eroe “alfierano”

Dopo aver trovato il modo di accedere ad un mondo sotteraneo sede degli extraterrestri, Nada capisce che essi utilizzano una speciale antenna per alterare e falsificare la realtà. A seguito di diverse sequenze d’azione, il protagonista arriva all’estremo sacrificio, distruggendo l’antenna e perdendo la vita.

©;©Larry Franco Productions;©;© (fonte)

Anche questo finale risulta ricco di significati. Anzitutto, come fanno notare i critici Rondolino e Tomasi, la sconfitta degli invasori è determinata da un «intervento operaio»1 (l’atto di disattivare il trasmettitore), metafora di una culminante vittoria della classe operaia sulla classe dominante. Si può dire che John Nada diviene così, in senso lato, un eroe alfierano, sacrificatosi in nome di un ideale, quello della verità e della libertà. Inoltre, Carpenter sottolinea l’importanza della consapevolezza, primo e fondamentale atto di liberazione degli oppressi.


Le foto presenti in questo articolo provengono da internet e si ritengono di libero utilizzo. Se un’immagine pubblicata risulta essere protetta da copyright, il legittimo proprietario può contattare lo staff scrivendo all’indirizzo email riportato nella sezione “Contatti” del sito: l’immagine sarà rimossa o accompagnata dalla firma dell’autore.

1Rondolino G., Tomasi D. Manuale di storia del cinema Seconda edizione. Novara: UTET Università; 2014. ISBN
9788860084064

Articoli Correlati