Ecuador, stato di emergenza e disordini: cos’è successo?

di Christian Sangaletti
3 Min.

Nella giornata di ieri, le autorità del Paese hanno annunciato l’evasione di Jose Adolfo Macias Villamar, leader di una potente banda criminale.

Macias era detenuto nell’ala di massima sicurezza del carcere «La Regional» a Guayaquil in seguito ad una condanna per traffico di droga e omicidio.

In seguito all’annuncio, numerose violenze si sono scatenate nel Paese: almeno 10 persone, tra cui 2 agenti delle Forze dell’Ordine, sono state uccise.

Il Presidente, Daniel Noboa, ha decretato il «conflitto armato interno» e dichiarato lo «stato di emergenza» in Ecuador per 60 giorni.

Nel decreto, Noboa ha ordinato l’evacuazione immediata del Parlamento e di tutti gli uffici pubblici nella capitale Quito.

L’articolo 3 del decreto ha disposto «l’immediata mobilitazione e intervento delle Forze Armate e della Polizia sul territorio per garantire la sovranità e l’integrità».

L’Assemblea Nazionale ha espresso il suo sostegno alle Forze Armate e di Polizia. I Parlamentari, in una nota, hanno sottolineato che stanno lavorando a stretto contatto, indipendentemente dalla corrente politica: «La situazione attuale richiede collaborazione e coesione. Siamo impegnati ad affrontare questa sfida in modo responsabile e comune».

Secondo il Presidente, sul territorio ecuadoregno sono presenti almeno 21 gruppi del crimine organizzato. Nell’articolo 4 del decreto si chiede alle Forze dell’Ordine di identificare e neutralizzare questi gruppi.

Il Ministro della Salute dell’Ecuador, in seguito all’introduzione dello «stato di emergenza», ha annunciato il rinvio, a data da destinarsi, di tutte le visite e gli interventi chirurgici programmati: gli ospedali garantiranno solamente i servizi di emergenza.

Tra le violenze messe in atto dalle organizzazioni criminali, spicca l’assalto alla TV di Stato: numerosi uomini incappucciati, armati con fucili e granate, hanno fatto irruzione negli studi e preso in ostaggio giornalisti e tecnici.

Crediti immagine: Anadolu – © Getty

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