Donne nelle forze armate e dell’ordine, numeri e storia

di Antonucci Carola
10 Min.

In seguito alla recente scomparsa di Rosa Scafa – ex ispettore capo che fu la prima donna a indossare la divisa della Polizia di Stato – desideriamo dedicare questo articolo alle straordinarie donne che ricoprono ruoli essenziali nella società. In Italia, il personale femminile nelle Forze Armate rappresenta uno dei significativi cambiamenti avvenuti nel mondo militare nell’ultimo ventennio. Questo programma è stato introdotto nel 2000, in seguito all’entrata in vigore della legge n. 380/1999, segnando un importante passo nella trasformazione delle donne nel settore militare.

Forze armate e Arma dei Carabinieri

Nel 2023, le Forze Armate e l’Arma dei Carabinieri – incluse le capitanerie di porto – contano la presenza di 19 mila unità di personale militare femminile. Parliamo di un dato che va oltre il 6 % del totale del personale militare.

Secondo la Relazione analitica relativa alle missioni internazionali presentata al Parlamento nel Maggio 2023, il personale militare femminile è stato impiegato in 17 missioni internazionali nel corso del 2022.

Gli ultimi dati statistici disponibili – relativi al 31 dicembre 2021 – ci permettono di osservare come il personale femminile sia 19.138. Questo conferma che il trend è in netta crescita: nel 2018 si contavano 15.995 unità, 17.707 a fine 2019 e 17.945 unità a fine 2020.

Il personale femminile nelle Forze Armate è così ripartito: (dati della Rielaborazione Servizio Studi – Dipartimento Difesa – Doc. XXXVI n. 1).

  • nell’Esercito Italiano vi sono 541 ufficiali, 495 sottoufficiali, 3714 graduati e 248 allievi.
  • nella Marina Militare – compreso il Corpo degli equipaggi militari marittimi – si contano 717 ufficiali, 300 sottoufficiali, 606 graduati e 261 allievi.
  • per l’Aeronautica Militare i dati sono 408 per gli ufficiali, 486 sottoufficiali, 495 graduati e 134 allievi.
  • infine, per l’Arma dei Carabinieri contiamo 463 ufficiali, 1886 sottoufficiali, 3280 graduati e 170 allievi
Forze armate, percentuali del personale femminile
Composizione del personale femminile per grado © Rielaborazione Servizio Studi – Dipartimento Difesa

Polizia di Stato

Polizia di stato, Rosa Scafa prima donna in Polizia

Secondo i dati rilevati dal sito del Ministero dell’Interno la presenza femminile all’interno del corpo della Polizia di Stato conta: 23 Dirigenti, 854 Commissari, 1841 Ispettori, 495 Sovrintendenti e 9046 Agenti.

Per quanto riguarda il numero di donne che dirigono uffici di rilievo ammonta a 107.

La dirigenza femminile nella Polizia Stradale conta 15 dirigenti donne, 33 dirigono Commissariati distaccati e sono autorità locali – Mesagne, Cortina, Bressanone, Desenzano, San Benedetto, Osimo, Bovalino e Polistena. Le rimanenti sono dirigenti di Squadre Mobili, Capo Gabinetto, dirigenti Digos, Uffici Immigrazione e Uffici Minori.

Vigili del fuoco

Vigili del fuoco, personale femminile
© Associazione Nazionale Vigili del fuoco

Sempre secondo i dati forniti dal Ministero dell’Interno, sono 40 i funzionari donna tra ingegneri ed architetti, 4 le donne geometra e perito.

Attualmente la presenza femminile nel Corpo Nazionale è costituita da 13 unità in servizio sul territorio. La più giovane è Gazzano IlariaMaria Adriana classe 96.

Il reclutamento e la formazione delle Forze Armate

Parlando di reclutamento, non esistono percorsi differenziati di selezione se non per quanto riguarda le prestazioni richieste per agilità, forza e resistenza. In alcuni concorsi, infatti, possono esserci parametri differenti solo per un fine valutativo alla stregua di quanto avviene per le prestazioni sportive degli atleti.

Numeri del reclutamento e formazione del personale femminile delle forze armate
personale femminile reclutato nel corso dell’anno 2021 © Rielaborazione Servizio Studi – Dipartimento Difesa

Anche nel campo della formazione e dell’addestramento della componente femminile non vi sono particolari distinzioni tra uomo e donna. Il personale, infatti, frequenta corsi uguali presso gli istituti militari e le scuole di addestramento.

Solo nel caso di gravidanza o con figli fino alla maggiore età – il secondo caso se la donna sta frequentando corsi base – vengono attuate delle particolari forme di tutela.

Per quanto riguarda la progressione di carriera nella Relazione sullo stato della disciplina militare e sullo stato dell’organizzazione delle Forze armate – sempre per l’anno 2021 – possiamo evidenziare che il primo Ufficiale donna sarà valutato per l’avanzamento al grado di Colonnello tra circa 3 anni (ad oggi il dato è quindi 2024). Ovviamente si tratta di una proiezione teorica, ma che porta speranza per il personale femminile. L’Arma dei Carabinieri ha già Ufficiali donna nei gradi di Generale di Brigata e Colonnello.

Il personale militare femminile svolge incarichi che non comportano particolari differenziazioni rispetto alla componente maschile, sia su territorio nazionale che nei principali centri operativi. La selezione, infatti, viene fatta sulla base dei requisiti individuali e professionali posseduti.

Una differenziazione è, al contrario, operata per le missioni all’estero – tutelando la famiglia del soggetto in questione. Nonostante ciò, la Difesa italiana sta continuando a favorire le candidature del personale militare femminile per la copertura di posizioni come Ufficiali di Staff e Osservatori militari all’interno delle missioni a guida ONU. Tutto questo in virtù dell’adesione al progetto delle Nazioni Unite di incrementare il numero di donne schierate nei teatri operativi.

Un po’ di storia

Rosa Scafa, prima donna nella Polizia di Stato. Forze armate.
Rosa Scafa, prima donna nel corpo della Polizia di Stato nel 1952

In merito a ciò, questa adesione al progetto dell’ONU inizia nel 2000 – anno di avvio del personale femminile nelle Forze armate – quando il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha approvato all’unanimità la Risoluzione 1325 su «Donne, Pace e Sicurezza». Per la prima volta si pensa al valore della donna anche nella risoluzione dei conflitti per una pace durevole e fissa.

Il 20 ottobre del 1999 con la legge numero 380 l’Italia si allineava ai Paesi della NATO aprendo le Forze armate al reclutamento femminile. Da allora, la partecipazione delle cittadine italiane al sistema della Difesa nazionale e della sicurezza internazionale si è gradualmente affermata fino ad arrivare a costituire quasi l’8% del personale totale.

All’inizio il reclutamento femminile ha seguito un percorso d’immissione graduale, sia per i numeri delle unità da incorporare sia per i livelli gerarchici da alimentare. Si è dato priorità ai ruoli di Ufficiali, in modo tale da poter offrire una guida alle nuove reclute. Dopo il reclutamento di ufficiali a nomina diretta – già in possesso di titolo di laurea e destinate a percorsi di formazione militare di durata inferiore ai 12 mesi – sono state ammesse donne nelle accademie per ufficiali e nelle scuole per sottufficiali e truppa.

Dal 2006 il reclutamento è stato esteso anche all’Arma dei carabinieri, eliminando qualsiasi limitazione di percentuale. Dal 2009 anche le scuole superiori militari hanno ammesso le allieve, prendiamo in esempio Nunziatella per l’esercito, Morosini per la Marina e Douhet per l’Aeronautica.

Il concetto di parità tra i sessi sancito dalla Costituzione repubblicana ed in particolare dagli articoli 3; 37; 51 e 52, superano la limitazione alla partecipazione delle donne alla vita dello Stato con la legge del 1919. Nonostante ciò, però, la legge 9.2.1963 n. 66, che consentiva l’accesso delle donne a tutte le cariche compresa la magistratura, mantenne la riserva per il servizio militare. Lo spiraglio lasciato aperto venne poi ampliato del tutto con la legge del 1999.

prima del ’99

Rosa Scafa è la prima donna ad entrare in Polizia nel 1952. Faceva parte della Polizia civile di Trieste e dal 1981 della Polizia di Stato.

Nel 1972 Angela Gasparini diventa la prima donna vigile urbano a Roma e nel 1976 Clementina Guarnieri la prima a Milano.

Nel 1991 Barbara Zampieri è la prima donna assunta nel Corpo dei Vigili del Fuoco.

Di Carola Antonucci.

fonti: Ministero dell’Interno, Ministero della Difesa, Camera dei Deputati


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