“Don Carlo” di Verdi: la rumorosa Prima alla Scala

La realtà contamina necessariamente la serata

di Costanza Maugeri
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 4 Min.

La Stagione 2023/2024 del teatro più celebre al mondo “Alla Scala” è iniziata. Ad inaugurarla ieri sera, 7 Novembre, il “Don Carlo” di Giuseppe Verdi diretto dal Maestro Riccardo Chailly. La Prima ha ricevuto 13 minuti di applausi ininterrotti.

Io credo che il successo di “Don Carlo” sia dovuto, innanzitutto, alla grandezza dell’opera. C’è chi la chiama la Bibbia di Verdi, una parola grossa che fa capire, però, quanto sia amata dalla gente e dal mondo musicale. Una sfida, di certo, più ci si avvicina all’ultimo Verdi, al Verdi della maturità, più si incontra una difficoltà di linguaggio.

Il Maestro Riccardo Chailly in un’intervista della Rai.

Sul palco, oltre il direttore Chailly, un cast celeberrimo: Anna Netrebko, Francesco Meli, Luca Salsi, Michele Pertusi ed Elina Garança, a sollevare contestazioni isolate, invece, la regia di Lluís Pasqual.

Osserviamo, invece, ora la sala: al centro del Palco Reale la senatrice a vita Liliana Segre, accolta da un caloroso abbraccio di applausi; ai suoi lati il Presidente del Senato, Ignazio La Russa e il sindaco di Milano, Beppe Sala. Tra gli ospiti di eccezione, anche, Pedro Almodóvar e Ornella Vanoni.

L’inno di Mameli seguito da due gridi isolati: “Viva l’Italia antifascista“, “No al Fascismo” hanno diviso. Tra il pubblico c’è stato chi ha applaudito o risposto con un “bravo”, d’altro avviso il Ministro Matteo Salvini:

Se uno viene alla Scala ad urlare o agli ambrogino a fischiare ha un problema. Alla Scala si viene per ascoltare, non per urlare

“Don Carlo” di Giuseppe Verdi

 ©Teatro alla Scala

“Don Carlo” è un’opera lirica celeberrima di Giuseppe Verdi. Essa, composta nel 1867, è un’opera in cinque atti basata sulla tragedia teatrale “Don Carlos” di Schiller. Essa è ambientata in Spagna nel XVI secolo e ha come protagonista Don Carlo. Egli, innamorato di Elisabetta di Valois, subirà il matrimonio di suo padre con quest’ultima.

La trama è fitta di intrighi, sentimenti, dinamiche politiche, religione e aspirazioni egoistiche che la rendono un’opera maestosamente complessa, nell’accezione etimologica del termine:

complèsso1 agg. [dal lat. complexus, part. pass. di complecti «stringere, comprendere, abbracciare»].

Enciclopedia Treccani

La Scala fa rumore: da “Viva l’Italia antifascista” ai vestiti in rosso in ricordo alle vittime di femminicidio

La Scala, quest’anno, fa rumore: donne in rosso nel ricordo delle vittime di femminicidio si scontrano con la regola che lo vieta a teatro. Alla guida dell’iniziativa la drammaturga Sabina Negri. Ella cammina con dei tacchi rossi e davanti alle telecamere tira fuori le chiavi dalla borsa “per far rumore”. In platea, come accennato in precedenza, isolati gridI antifascisti spezzano il silenzio creatosi dopo l’Inno di Mameli.

Iniziative che, forse, strappano l’aurea solenne della Prima alla Scala, la contaminano con dei moniti necessari. Ci ricordano che varcata l’uscita di quel microcosmo meraviglioso, saturato dalla bellezza, il Mondo in cui viviamo non lo è altrettanto.

Urla isolate che si levano come mille cori, le donne che ignorano la regola del dress code. Sabrina Negri che, a favore di telecamera, fa crollare quella bolla che appartiene agli eventi solenni, compiendo un gesto quotidiano: prendere le chiavi dalla borsa.

Alla Scala, ieri, ci ha ricordato che non possiamo far finta di nulla, non possiamo relegare la bellezza alle voci dei soprani. L’Italia non può aspettare la fine di uno spettacolo. L’Italia, davanti a Liliana Segre, ha ammesso che, dalla storia, noi esseri umani impariamo a fatica. E, forse, ieri, tra le mura di quel teatro maestoso, si è ricoltivata la speranza che con l’espressione “L’Italia”, un giorno, potremmo indicare L’Italia tutta. Il Mondo, tutto.


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