Di quando Tasso finse la sua morte per testare l’amore della sorella

di Costanza Maugeri
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Il mito di Tasso ha origini antiche, a lui contemporanee, Un’anima caratterizzata da una così forte tensione intellettuale da risultare autodistruttiva. Oggi vi parliamo di un’anima così libera da sentirsi incastrata nei sensi colpa.

Rara disposizione agli esercizi dell’anima-

Montaigne scrisse su Tasso.

Le origini familiari di Torquato Tasso

Lo scrittore Torquato Tasso nacque a Sorrento l’11 marzo del 1544. La madre, Porzia, vantava origini toscane e nobiliari, mentre il padre, Bernardo, discendeva da un’antica famiglia bergamasca. Grazie al suo carattere errante, Bernardo si distinse per l’eleganza e la cultura.

Bernardo si trovava in Piemonte quando Torquato venne al mondo, impegnato nelle operazioni belliche del conflitto franco-spagnolo. In quegli anni continuò a viaggiare. Il suo allontanamento definitivo dalla famiglia avvenne nel 1452 quando il suo signore, Ferrante Sanseverino, venne dichiarato fuori legge dal viceré spagnolo Pedro de Toledo ed esiliato.

I primi anni

Dopo aver iniziato gli studi a Napoli, lo scrittore ricevette la notizia della morte della madre mentre si trovava a Roma con il padre Bernardo nel 1556.

L’anno successivo, il padre lo chiamò ad Urbino, dove diventò compagno di studi del principe Francesco Maria e sperimentò il suo primo approccio alla scrittura. Nel 1559 seguì il padre a Venezia e iniziò a scrivere un poema sulla prima crociata intitolato “Gierusalemme,” che sarebbe diventato l’abbozzo del suo capolavoro, la “Gerusalemme Liberata”. Durante questi anni, si avvicinò all’Accademia degli Infiammati e all’intellettuale Sperone Speroni.

Un periodo illusoriamente felice

Tasso

Un punto cruciale nella sua vita fu l’ottobre del 1565, quando si recò a Ferrara per le nozze tra Alfonso II e Barbara d’Asburgo e se ne innamorò follemente. Questo evento segnò l’ingresso di Tasso nella vita di corte, dove venne apprezzato da letterati e dame, e dove scrisse numerose poesie per le due sorelle del duca: Eleonora e Lucrezia.

Il rapporto di Tasso con la corte è complesso. Da un lato, l’appartenenza a questo ambiente rappresenta il riconoscimento sociale che desidera; d’altro canto, però, non sopporta le restrittive norme e gli artefici, né gli impedimenti economici che gli impediscono di ottenere il riconoscimento che merita. Queste dinamiche provocano in Tasso un’insoddisfazione senza pari, causata dalla consapevolezza di non potersi sentire parte di nulla.

In ogni caso, dal 1573 al 1575, la sua vita è pervasa da successi in vari campi, dalla politica alla letteratura.

Il dolore per la morte del padre

Il padre Bernardo muore nel 1569 a Ostiglia. Anche il rapporto con il genitore è contraddittorio: rappresenta un modello per Torquato, il modello di un letterato errante che Tasso cerca di emulare. D’altro canto, imitare il padre per Tasso equivale a tradirlo, venendo meno all’onore della sua memoria. Per questo motivo, il rapporto dello scrittore con l’autorità è complesso. In essa scorge qualcosa di paterno che lo protegge, ma allo stesso tempo, non riesce a conformarsi ad essa.

I primi segni di forte inquietudine di Tasso

Quando Tasso guarda con orgoglio il suo capolavoro finito, “La Gerusalemme Liberata,” alla fine del 1575, lo fa con una forte inquietudine. Si reca a Roma per far revisionare la sua opera a Scipione Gonzaga, Sperone Speroni, Silvio Antoniano e Flaminio de’ Neboli. Perché prese questa decisione? Aveva la necessità di sottostare a rigide regole letterarie che rispettassero la dottrina cristiana, ma allo stesso tempo si ribellò a queste regole e intervenne sulla sua opera.

La vita di Tasso si complica

Lo scrittore inizia a mostrare i primi segni della sua complessa condizione mentale: le manie di persecuzione e le visioni diventano più intense e frequenti. Nel 1577, alla corte di Ferrara, aggredì un servitore, si autodenunciò al Tribunale dell’Inquisizione, ma fu assolto. Il duca Alfonso, preoccupato, lo invitò a ritirarsi nel convento di San Francesco.

L’incontro con la sorella Cornelia

Fuggito dal convento, Tasso si recò a Sorrento dalla sorella. Si presentò a Cornelia in incognito, annunciando la sua morte per testare il suo amore. Quando vide il dolore di Cornelia, svelò la sua identità e trascorse alcuni giorni molto sereni con lei.

La reclusione a Sant’Anna

Nel 1579, Tasso tornò a Ferrara, ma durante il matrimonio tra Alfonso e Caterina Gonzaga, aggredì il duca, perdendo il controllo. Fu rinchiuso all’ospedale di Sant’Anna fino a luglio 1586.

La sua mania di persecuzione si manifestava con forti comportamenti autopunitivi e un senso di vittimismo. Le sue giornate erano disturbate da un folletto che metteva fuori posto le sue carte e le sue cose, mentre un mago lo colpiva con i suoi incantesimi.

Gli ultimi anni

Gli ultimi anni di Tasso furono agitati, caratterizzati da un profondo senso di sradicamento che lo aveva accompagnato per tutta la vita. Morì di febbre il 25 aprile 1595. Il suo corpo venne sepolto nelle Chiesa del convento, metà di appassionati durante il Romanticismo.

Di Costanza Maugeri

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