Darfur: altro genocidio in Sudan?

di Emanuele Lo Giudice
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La crisi in Sudan si aggrava nonostante i negoziati in corso in Arabia Saudita, soprattutto nella regione del Darfur. Secondo l’ONU il rischio di un nuovo genocidio è alto.

Darfur

Da ormai più di 7 mesi il Sudan vive una situazione precaria, una guerra combattuta tra l’esercito sudanese e le Rapid Support Forces, forze paramilitari sudanesi. Scoppiato il 15 aprile 2023, il conflitto trova radici in un tentato terzo colpo di Stato. Il Sudan, in meno di tre anni, ha infatti subito tre golpe, il primo nel 2019, il secondo nel 2921 e il terzo nell’aprile di quest’anno. Ad oggi, il Darfur, una delle regioni del Sudan tristemente conosciuta per il suo passato, rischia nuovamente di trovarsi di fronte ad un genocidio.

Nonostante le pressioni internazionali, la situazione non è migliorata, rendendo Karthoum (capitale) un vero campo di battaglia. Tra stranieri evacuati e aerei stranieri decollati di fretta in furia, i sudanesi sono rimasti sotto il fuoco di una terza guerra civile che diventa sempre più tragica. Malgrado i negoziati a Jedda, in Arabia Saudita, negli ultimi giorni la crisi si è nuovamente acuita, soprattutto nel Darfur.

Le persone in fuga

Darfur

Da aprile, più di 4 milioni di persone risultano come « sfollate interne », mentre 1 milione di civili hanno attraversato i confini nazionali per riparare nei paesi limitrofi. I rifugiati fuggiti dal Sudan sono prevalentemente donne e bambini. Ultimamente, più di 7mila persone hanno abbandonato la regione del Darfur, sfollando nel Ciad, confinante con la regione sudanese. Solo nel Darfur, sono quasi 500mili gli sfollati interni, che rischiano di rimanere vittime di un nuovo genocidio, uguale a quello di 20 anni fa. Le vittime, purtroppo, ammontano a 9mila, come riportano fonti internazionali.

Secondo ultimi aggiornamenti, le vittime nel Darfur sarebbero Masalit, gruppo etnico della regione discendente di un sultanato esistitio tra l’800 e il ‘900. I Masalit, o Masala, sono musulmani non arabi, obiettivo principale delle RFS.

Le reazioni della comunità internazionale 

Darfur

Nonostante il silenzio assordante riguardo la situazione in Sudan, le Nazioni Unite e l’Unione Europea hanno parlato della crisi in Sudan. L’Alto Rappresentante dell’UE ha sostenuto che ciò che sta avvenendo nel Darfur, nel quale si contano 800 morti solo nell’ultima settimana, è « un’atrocità che sembra essere parte di una pulizia etnica ». Non a caso l’ONU ha dichiarato la possibilità che si possa ricadere in un altro genocidio. Nella regione, infatti, gli ex Janjaweed (ora parte delle RFS ma precedentemente miliziani governativi impegnati nella guerra civile del Darfur) si dedicano a omicidi a sfondo etnico. L’UNHCR lancia l’allarme, « le atrocità di vent’anni fa potrebbero ripetersi ». L’agenzia Onu ha inoltre denunciato casi di torture, violenze sessuali ed estorsioni ai danni dei civili, i quali stanno fuggendo in massa per abbandonare la regione.

Mentre si parla di genocidio, a Gedda naufragano le possibilità per un cessate il fuoco, nonostante risultano possibili degli accordi sugli aiuti umanitari. Il Darfur, purtroppo, continua a soffrire, quasi dimenticato dal mondo.

Scritto da Emanuele Lo Giudice


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