(Non) Sei in ritardo per avere solo vent’anni

di Alessia Agosta
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 5 Min.

Tempi duri per i ventenni. E non è un detto, lo dimostrano i dati. Quella sensazione di inadeguatezza, di essere “in ritardo sulla tabella di marcia”, di non essere soddisfatti della propria carriera lavorativa o della situazione sentimentale, ha un nome, una spiegazione.
Quindi non sentirti solo, perché tutti, bene o male, a vent’anni affrontano la Crisi del quarto di vita.

Storia della crisi dei vent’anni

A porre le basi per interpretare meglio questo passaggio dall’adolescenza alla vita adulta, è stato Erik Erikson, importante psicologo conosciuto per aver studiato e suddiviso la vita dell’uomo in otto importanti tappe: viste come un continuum, ogni fase prevedeva un diverso contributo allo sviluppo della personalità dell’individuo, anche in base a fattori esterni alla psicologia, come la cultura e la società. È stato poi Damien Barr, col suo libro del 2004, a coniare il termine Quarter-Life Crisis.
Il fenomeno è caratterizzato dalla continua ansia da prestazione per la vita lavorativa ed affettiva, che a volte può sfociare nella depressione.

La nostra società

Il contesto in cui viviamo non aiuta di certo. Infatti, questa crisi colpisce prevalentemente chi affronta i vent’anni nel XXI secolo.
I social network alimentano questo fenomeno: ci si ritrova quotidianamente a paragonare la propria vita a quella degli altri: come ha fatto quella ragazza a laurearsi in così poco tempo? E quel ragazzo che studia all’estero, con che soldi l’ha fatto? E lui, con il contratto a tempo indeterminato, chi conosce nell’azienda?” Insomma, in un batter d’occhio ci si ritrova a provare una malsana invidia per chi raggiunge gli obiettivi che bisognerebbe raggiungere a vent’anni. Ma chi li ha stabiliti?
La generazione precedente ha avuto tempi ben più fortunati, talmente fortunati da poter vivere una vita serena, e hanno preso questa vita serena e ne hanno fato uno schema rigido e ben sagomato da inculcare a chiunque venisse dopo. Se questo schema ha reso la vita tanto tranquilla, perché non replicarlo? Be’, perché le cose cambiano. 
La società capitalistica in cui siamo immersi spinge chiunque alla competizione sfrenata, lasciando indietro chi non dimostra di essere all’altezza del ruolo. Ecco, è proprio il problema di questa età tanto criticata. Che è necessario dimostrare sempre qualcosa a qualcuno, per essere presi in considerazione. Questo genera ansia e incertezza nei ragazzi che hanno appena iniziato a prendere in mano la propria vita.

innamorati a vent'anni

Le tappe a vent’anni

I Millennials (se ci facciamo rientrare anche i nati nei primi anni del 2000), sono la prima generazione a vivere “in ritardo” le tappe di vita delle generazioni precedenti. Mentre i nostri genitori, a trent’anni, firmavano il mutuo per la casa, la Generazione Y si barcamena ancora tra uno stage di 6 mesi con rimborso spese di €500 e un tasso di disoccupazione del 20,1%.
Non mancano i pensieri indirizzati verso altre sfere della vita privata, come le relazioni amorose. Bisognerebbe avere un partner fisso con cui sposarsi e fare un figlio entro i trent’anni… intanto, sarebbe opportuno anche fare carriera.
Quanto condizionale, quanta incertezza. Chi ha deciso queste “tappe”? Che la maggior parte delle volte diventano dei veri e propri ostacoli per gli individui, poiché a furia di cercare di soddisfarli tutti, si perde la propria essenza.

Un fiume

Supponiamo di paragonare la vita a un fiume: il corso d’acqua continua a scorrere, imperterrito e noncurante di ciò che si ritrova davanti; perciò, frapporre ostacoli superficiali e imposti da agenti esterni, non servirà a nulla. Ogni fase vien da sé, non serve forzare nulla. È tutto estremamente naturale.
Lasciar scorrere, andare, la vita così com’è, come ci viene presentata, e prendere le decisioni che si pensa possano essere giuste per la propria persona.
Rispettare schemi di anni fa, con la situazione sociale di oggi, non ha molto senso, soprattutto perché i risultati si vedono quotidianamente. La vita, la società, il mondo, tutto evolve, e noi dobbiamo cambiare e maturare con esso. 

Eliminare vecchie “regole” e adattar i valori alla realtà in cui siamo immersi ora. Solo così ci si sentirà veramente liberi di vivere la vita come meglio si crede.


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