Cosa sta succedendo in Transnistria

di Mirko Aufiero
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 12 Min.

Il 28 febbraio si terrà un Congresso dei Deputati transnistriani. È possibile che venga indetto un nuovo referendum per chiedere l’annessione della Transnistria alla Russia o un intervento russo nella regione

In Transnistria – regione russofona indipendentista della Moldavia – si terrà il 28 febbraio un Congresso dei deputati diciotto anni dopo l’ultima riunione, avvenuta nel 2006. In quell’occasione venne indetto un referendum per chiedere l’indipendenza dalla Moldavia e l’annessione alla Russia, approvato dal 97% della popolazione.

Questo referendum non ebbe importanti effetti pratici. Nessuno stato riconobbe l’indipendenza della Transnistria – nemmeno la Russia – ad eccezione delle repubbliche secessioniste georgiane dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud (a loro volta non riconosciute dalla comunità internazionale).

Il Congresso di quest’anno assume particolare rilevanza sia per la rarità dell’evento, sia per la concomitanza con il discorso di Putin al Consiglio della Federazione del 29 febbraio. Evento particolarmente importante in vista delle elezioni presidenziali in Russia del 15-17 marzo. Al Congresso parteciperanno i «deputati a tutti i livelli», ossia quelli del Parlamento transistriano e dei consigli di distretto, città e villaggio.

Il presidente del Parlamento transnistriano – Alexander Korshunov – ha dichiarato che il Congresso ha lo scopo di proteggere il popolo transnistriano, narrazione simile a quella usata dalla Russia per intervenire in Crimea e nelle autoproclamate repubbliche di Luhanks e di Donesk.

La Transnistria dall’Urss a Putin

La Transnistria è una regione russofona della Moldavia, al confine con l’Ucraina, con una popolazione di circa 470mila abitanti. Sito di un avamposto militare negli ultimi anni della Guerra Fredda, la regione fa parte di quei “frammenti” di Unione sovietica rimasti in Europa dopo il 1991, sui quali Mosca ha cercato di mantenere un certo controllo.

Fanno parte di questi frammenti le regioni separatiste georgiane dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia, che non a caso sostengono Tiraspol. La bandiera della Transnistria conserva tutt’ora la falce e il martello, mentre molte vie della capitale rimandano al passato sovietico. Tra queste, Via Lenin, Strada Karl Marx e Via 25 ottobre (rimando alla rivoluzione bolscevica del 1917).

La Transnistria è dotata di una propria banca nazionale e di una costituzione, approvata durante il quinto Congresso del 1995. Dichiaratasi repubblica sovietica nel 1990, la Transnistria si è opposta ai tentativi della Moldavia di rendersi indipendente dall’Urss e di federarsi con la Romania.

In seguito alla caduta dell’Urss e all’indipendenza della Moldavia nel 1991, Mosca inviò un contingente di truppe in Transnistria come “peacekeepers” con il compito di sostenere i separatisti filo-russi. Nel 1992 scoppiò un conflitto tra queste truppe e quelle Moldave, che terminò con uno stallo. Le forze moldave si ritirarono dalla regione, che tuttavia non fu riconosciuta come indipendente dalla comunità internazionale (Russia compresa).

Ancora oggi Chisinau non controlla la Transnistria, dove restano 1,500 truppe russe e 20mila tonnellate di munizioni.

I rapporti con la Moldavia e l’Ucraina

Nonostante i suoi tentativi rendersi indipendente – culminati con il referendum del 2006 – la Transnistria rimane fortemente legata a Chisinau e Kyiv. Si stima che circa un quarto del commercio della regione avvenga con l’Ucraina, mentre un altro quarto dipende dalla Moldavia. A questo va aggiunto il contrabbando, che dal porto di Odessa in Ucraina raggiunge la Transnistria ed è stimato in centinaia di milioni di dollari.

I rapporti dei due Paesi con la Transnistria sono andati deteriorandosi negli ultimi anni, a partire dall’invasione russa dell’Ucraina. Kyiv ha infatti chiuso il confine con Tiraspol (bloccando anche il commercio), e la Moldavia ha adottato una legge per eliminare le esenzioni dai dazi alle importazioni per le società della Transnistria. Inoltre, Chisinau ha reso il separatismo un crimine, in modo da poter perseguire legalmente i leader transnistriani. Questi di conseguenza hanno smesso di compiere viaggi in Moldavia per timore di essere arrestati.

Il Congresso dei deputati

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Proprio l’economia è il tema al centro del Congresso di quest’anno. A partire dal 2023 la Moldavia ha infatti cancellato le esenzioni dai dazi per le società transnistriane, equiparandole a quelle moldave. Il presidente del parlamento transnistriano – Alexander Korshunov – intende dimostrare che la decisione sui dazi della Moldavia «porta ad una catastrofe umanitaria»:

«La situazione è peggiorata drasticamente dal 1° gennaio 2024. Ciò è dovuto all’introduzione di un onere fiscale aggiuntivo sotto forma di dazi doganali per le imprese e i singoli imprenditori, che ha peggiorato drasticamente la situazione dei segmenti socialmente vulnerabili della popolazione a causa delle carenze nelle entrate di bilancio, della forte riduzione dell’attività commerciale e del forte ridotto il livello di attrattiva degli investimenti per la nostra regione. Questi sono rischi e sfide gravi per la nostra Repubblica. A questo proposito è stato deciso di tenere il VII Congresso dei deputati di tutti i livelli»

Secondo un membro dell’opposizione transnistriana, Ghenadie Ciorba, il Congresso servirà per chiedere nuovamente l’annessione a Mosca. Ciorba ritiene che il 29 febbraio Putin annuncerà nel suo discorso di voler procedere con l’annessione e ha rivolto un appello alla presidente della Moldavia Maia Sandu:

«Signora Presidente Sandu, il suo entourage l’ha costantemente spaventata con il fatto che la Russia attaccherà il territorio della Repubblica di Moldova. Ma non avete tenuto conto del fatto che la psicologia dell’attuale leadership russa, in particolare di Putin, è molto simile a quella di Hitler alla fine degli anni ’30. I tentativi di riconciliare individui come Putin portano ad una sola cosa, ad aumentare l’appetito dell’aggressore»

A Ciorbe ha risposto l’Ufficio per la politica di reintegrazione moldavo, secondo cui «non c’è motivo di credere che la situazione nella regione possa peggiorare».

«Dobbiamo vedere come si evolveranno certe cose e come ci comporteremo, la popolazione sarà informata. Allo stato attuale non esiste alcun rischio per la sicurezza, ma le cose possono evolversi di giorno in giorno», ha dichiarato il presidente della Commissione di Sicurezza moldavo, Lilian Carp

La Moldavia verso l’Ue che non piace a Putin

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Negli ultimi anni la Moldavia ha iniziato un processo che l’ha portata ad avvicinarsi sempre di più all’Unione europea, culminato con l’ottenimento dello status di candidato nel 2022.

Questo cammino ha avuto un forte impulso a partire dalle elezioni del 2020, quando i cittadini moldavi hanno eletto come presidente l’europeista Maia Sandu, che ha sostituito il presidente fillorusso uscente Igor Dodon.

La presenza russa in Transnistria ha generato sempre più preoccupazione a partire dal 2014, anno dell’invasione della Crimea. Le forze di peacekeeping russe sono viste come uno strumento nelle mani di Mosca per minare la sovranità moldava e perseguire l’obiettivo di creare un corridoio terrestre che, passando per l’Ucraina, congiunga la regione alla Russia.

Questi timori hanno trovato ulteriori conferme nel febbraio 2023, quando Putin ha revocato un decreto del 2012 che sosteneva la sovranità della Moldavia sulla Transnistria. Il decreto impegnava la Russia a trovare soluzioni «basate sul rispetto della sovranità, dell’integrità territoriale e dello status neutrale della Repubblica di Moldova nel determinare lo status speciale della Transnistria».

Le accuse di Lavrov

A novembre 2023 il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha accusato la Nato e l’UE di aver volutamente interrotto il processo di negoziazione 5+2. Questi negoziati prevedono che la Russia, la Transnistria, la Moldavia, l’Ucraina e l’OSCE – in qualità di mediatori – più UE e Usa come osservatori, cooperino per una soluzione politica al conflitto in Transnistria.

Lavrov ha inoltre riproposto la narrazione di una Russia attaccata dall’Occidente, secondo cui «la Moldavia è destinata a diventare la prossima vittima della guerra ibrida scatenata dall’Occidente contro la Russia».

A ciò si aggiungono una serie di azioni intraprese da Mosca in nome della difesa dei “compatrioti all’estero” della Transnistria. Tra queste, il rilascio di 200mila passaporti russi e la convocazione a Mosca dell’ambasciatore moldavo in Russia per protestare contro le politiche moldave riguardanti la Transnistria.

Le accuse di Soru a Mosca e le intenzioni russe

Sempre nel febbraio 2023 erano arrivate le accuse della presidente della Moldavia, Maia Soru, al Cremlino. Mosca avrebbe infatti utilizzato “sabotatori” travestiti da civili per creare disordini nel Paese approfittando dell’instabilità politica e della crisi economica.

Secondo Soru, l’azione di questi sabotatori sarebbe stata pianificata nell’autunno del 2022, e avrebbe previsto un «addestramento militare […] per compiere azoni violente, attacchi a edifici governativi e presa di ostaggi».

La Cnn riporta di non poter verificare queste informazioni, che non sarebbero però una novità nel modus operandi russo. Le operazioni “false flag” sono infatti ampiamente utilizzate dal Cremlino, come accaduto in Crimea e nel Donbas.

Come riportato dall’Institute for the Study of War, Mosca potrebbe avere intenzione di usare la Transnistria come un proxy per ostacolare il processo di adesione all’Unione europea della Moldavia. Infatti, l’attenzione russa per la Moldavia sembra essere aumentata negli ultimi mesi, da quando il Consiglio europeo ha avviato i negoziati per l’adesione della Moldavia.

Inoltre, la regione potrebbe essere usata dal Cremlino anche per operazioni di guerra ibrida contro Moldavia, Ucraina e Nato e per creare una crisi nella regione sud-orientale della Nato.


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