Cuneo fiscale: cos’è? E perché è di fondamentale importanza in Italia?

di Mirko Aufiero
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 4 Min.

Negli ultimi mesi abbiamo spesso sentito l’espressione “cuneo fiscale” insieme a “flat tax” e pensioni, ma come mai se ne parla così tanto? 

Ascoltando le promesse elettorali dei politici, ci capita spesso di sentir parlare del cuneo fiscale, accusato di essere uno dei più gravi problemi del paese. Inoltre, nel sottolineare la differenza fra l’Italia e le nazioni più sviluppate, uno dei temi maggiormente evidenziati è proprio la gestione di questo cuneo. Ma che cos’è? E davvero in Italia è così diverso dagli altri paesi? 

Cosa vuol dire cuneo fiscale? 

Con l’espressione cuneo fiscale si indica la somma delle imposte (dirette, indirette e contributi previdenziali) che impattano sul costo del lavoro. In altre parole, è la differenza tra lo stipendio lordo corrisposto dal datore di lavoro e lo stipendio netto percepito dal lavoratore. 

Il cuneo fiscale in Italia 

All’interno dei paesi OCSE, secondo il rapporto “Taxing wages 2022”, l’Italia è il quinto paese su 36 membri dell’area OCSE per cuneo fiscale. Il belpaese, infatti, può “vantare” uno dei dati più alti in assoluto, con il 46,5%. Gli unici paesi con dati più elevati sono: Austria, Belgio, Francia e Germania, che arrivano al 52,5%. 

Di questo 46,5%, circa il 30% è rappresentato dai contributi previdenziali, mentre l’altro 16% consiste in imposte personali sul reddito. 

Vediamo un esempio

Considerando un salario lordo di € 1500, con imposte al 46,5%, il datore di lavoro dovrà sostenere un costo di € 1500 per riconoscere al lavoratore uno stipendio netto di € 802,5. I restanti € 697,5 andranno invece in imposte. 

Politica e tagli al cuneo

I sindacati e Confindustria spingono molto su riforme volte a diminuire il cuneo, infatti, ciò permetterebbe di ridurre il costo del lavoro e incentivare le assunzioni per le aziende. Inoltre, dalla prospettiva dei lavoratori, ciò permetterebbe di avere uno stipendio netto più elevato a parità di lordo.

Tuttavia, ciò non è sempre possibile, in quanto creerebbe un buco nel bilancio dello Stato, che necessita di questa entrata per garantire i servizi pubblici. 

Con la nuova legge di bilancio è previsto però un aumento del tetto retributivo per poter beneficiare del taglio del 3% del cuneo. Esso infatti viene alzato fino a 25mila euro, mentre per le retribuzioni fino a 35mila euro, rimane del 2%

Si prevede dunque un risparmio mensile di 41,15 euro e annuo di 493,85 per le retribuzioni fino a 25mila euro. Invece, per quelle fino a 35mila euro, sarà di 37 euro ogni mese, e 444,46 ogni anno. 

Scritto da Mirko Aufiero


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