Cos’è successo questa settimana tra Europee, destre e Israele

di Mirko Aufiero
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 9 Min.

Arrivano – ed era ora – i programmi dei partiti per le Europee; Meloni alla convention delle destre di Vox; la minaccia a Netanyahu di Benny Gantz.

I programmi per le Europee, finalmente

Questa settimana sono stati pubblicati i programmi elettorali per le elezioni europee di giugno dei maggiori partiti italiani. Di seguito, riportiamo i programmi dei partiti attualmente stimati oltre il 4%, ossia la soglia di sbarramento per le Europee:

Le destre si riuniscono alla convention di Vox

Santiago Abascal (Vox) in qualità di padrone di casa, Meloni (in video), Le Pen, Orban, Milei e Morawiecki tra gli ospiti. Questi alcuni dei leader delle destre presenti a «Europa Viva 24», la convention annuale di Vox – partito di estrema destra spagnolo e in Europa membro di Ecr – in corso a Madrid.

La Presidente del Consiglio Meloni aveva già partecipato alla kermesse nel 2021, quella del famoso discorso «Io sono Giorgia, sono una madre, sono cristiana». 3 anni dopo Meloni è a capo del governo, ma «Giorgia» – come si farà chiamare sulle schede alle Europee – ha riproposto nel suo intervento alcuni dei temi del 2021.

Collegata in diretta – la leader di FdI e di Ecr, di cui Vox è membro – ha parlato di gender, maternità surrogata e criticato la legislatura europea che si avvia a concludersi.

«Ci opporremo a chi vuole mettere in discussione la famiglia, quale pilastro della nostra società, a chi vuole introdurre la teoria gender nelle scuole, a chi intende favorire pratiche disumane come la maternità surrogata», le parole di Meloni pronunciate in spagnolo.

La gestazione per altri «non è progresso, è oscurantismo, e sono fiera che al parlamento italiano sia in approvazione, su proposta di Fratelli d’Italia, una legge che vuole fare dell’utero in affitto un reato universale, cioè perseguibile in Italia anche se commesso all’estero», ha aggiunto.

E contro l’attuale legislatura europea, «La legislatura europea 2019-2024 è stata contrassegnata da priorità e strategie sbagliate. Mentre altre forze politiche hanno sostenuto accordi innaturali con le sinistre, producendo l’imposizione dell’agenda verde e progressista, noi ci siamo sempre battuti, spesso soli, per una Ue diversa».

A Madrid anche prove di riavvicinamento con Marine Le Pen, la quale ha detto ai giornalisti italiani di avere «punti in comune» con Meloni. La leader di Rassemblement National – che in Europa si trova nel gruppo Id insieme a Salvini e ai tedeschi di AfD – ha aggiunto che non «è questione di persone ma di libertà. Meloni e Salvini, hanno a cuore la libertà. Non c’è dubbio che ci siano delle convergenze per la libertà dei popoli che vivono in Europa».

Israele, Gantz minaccia di lasciare il gabinetto di guerra

Benny Gantz – ex ministro della Difesa israeliano e membro del gabinetto di guerra insieme a Benjamin Netanyahu e all’attuale ministro della Difesa Yoav Gallant – ha minacciato di abbandonare il suo ruolo se il governo non presenterà un nuovo piano per la guerra entro l’8 giugno.

Il piano voluto da Gantz ha come obiettivi l’eliminazione di Hamas, il ritorno degli ostaggi, un nuovo governo nella Striscia e la normalizzazione dei rapporti con l’Arabia Saudita.

Rivolgendosi al governo di Netanyahu, Gantz ha avvertito che se «mettete l’aspetto nazionale al di sopra del personale, troverete in noi dei partner nella lotta. Ma se scegliamo la via dei fanatici e portiamo l’intera nazione nell’abisso, saremo costretti a lasciare il governo».

Benny Gantz è infatti uno dei principali volti dell’opposizione al governo Netanyahu, e dopo il 7 ottobre ha accettato di entrare nel governo di unità nazionale presieduto da Bibi, com’è soprannominato Netanyahu.

Allo stesso tempo, Gantz è entrato a far parte in qualità di membro a pieno titolo del gabinetto di guerra. Si tratta di un comitato composto da tre membri a pieno titolo – i già citati Netanyahu, Gantz e Gallant – e tre membri osservatori.

Le sue parole seguono quelle di Yoav Gallant, che ha avvertito Netanyahu che si sarebbe opposto ad un’occupazione a lungo termine della Striscia.

Un futuro senza Hamas «sarà raggiunto solo con entità palestinesi che prenderanno il controllo di Gaza, accompagnate da attori internazionali, stabilendo un governo alternativo al governo di Hamas», le parole di Gallant.

«Chiedo al Primo Ministro Benjamin Netanyahu di prendere una decisione e di dichiarare che Israele non stabilirà il controllo civile sulla Striscia di Gaza, che Israele non istituirà un governo militare nella Striscia di Gaza e che un governo alternativo a Hamas nella Striscia di Gaza verrà sollevato immediatamente», l’appello a Netanyahu.

A Gallant Netanyahu ha risposto di non essere «disposto a sostituire Hamastan con Fatahstan», riferendosi al partito politico leader dell’Autorità nazionale palestinese, cacciato da Hamas dalla Striscia nel 2007.

«Finché Hamas resta al potere, nessun’altra entità entrerà a Gaza per amministrare gli aspetti civili, soprattutto non l’Autorità Palestinese», ha aggiunto il Primo ministro israeliano.


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