Congedi parentali, aumentano le richieste dei papà

di Carola Antonucci
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Oggi è 19 marzo ed è la Festa del Papà. Quale giorno migliore, quindi, per parlare dei congedi parentali che la legge di bilancio 2024 ha rinnovato a tutti quei papà che scelgono di restare accanto ai proprio figli. Per instaurare un rapporto migliore e dare sostegno anche alla mamma o, perché, per motivi importanti si è ritrovato solo a dover crescere il bambino.

Cosa prevede la legge sul congedo parentale?

Già il 2023 aveva regalato ai neo-genitori il congedo familiare esteso in egual modo alle mamma e ai papà. Un nuovo anno, il 2024, del mese di congedo parentale indennizzato all’80% è quanto ripropone la legge di bilancio.

La motivazione è quello di sostenere la natalità in un Paese dove è sotto i 400 mila nati per anno. Solitamente, prima di tale legge di bilancio, i congedi parentali erano indennizzati circa al 30% della retribuzione.

In Italia, la richiesta del congedo parentale oltre quello obbligatorio è estendibile fino a 10 mesi. In Francia, ad esempio, è fino a 6 mesi. Ciò vuol dire che per ogni bambino nei primi 12 anni di età, ogni genitore ha il diritto di richiede l’astensione dal lavoro per 10 mesi.

Dal 2025, invece, il secondo mese di congedo parentale sarà coperto con un’indennità pari al 60% della retribuzione.

Le richieste sono in aumento, papà sempre più presenti per i figli

Congedi parentali

La Festa del Papà si festeggia nel giorno di San Giuseppe, il padre per eccellenza che incarna l’ideale di sostentamento della famiglia. Il 2024, invece, ci dimostra e ricorda che non è più così. Molti padri infatti scelgono di essere presenti nei primi anni di vita dei loro figli, confermando un’idea di genitorialità condivisa sempre più moderna ed efficace per la sfera emotiva del bambino.

Secondo i dati diffusi da Save the Children – richiesti all’Inps – in occasione della festa del papà, in Italia l’uso del congedo parentale è triplicato dal 2022 e fine 2023. La previsione del trend mostra, per altro, un aumento in 10 anni.

I richiedenti hanno spesso più di 30, probabilmente per il difficile mondo del lavoro che impedisce il creare una famiglia nei periodi di precariato. Per quanto poi diverse volte si usi la parola “mammo”, è del tutto controproducente alla causa. Tali padri, infatti, non si stanno sostituendo alle madre (salvo rari e sfortunati casi), ma semplicemente usufruiscono del loto diritto genitoriale.

I dati preoccupanti, dopotutto, ci sono. Questo perché è sì in aumento, ma solo nelle regioni del Nord e in famiglie con reddito alto. Il mezzogiorno è, ancora una volta, arretrato su un altro aspetto, colpevole anche un reddito più basso al sud rispetto alle regioni più industrializzate del nord Italia.

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