Conformismo: che cos’è e come influenza la nostra vita

di Fornito Emanuele
11 Min.

Quella di oggi è, con tutta probabilità, tra le epoche più complesse per quanto riguarda lo strutturato meccanismo di comunicazione ed influenza adoperato dai mass media, con tutte le conseguenze che ciò comporta. E, se da una parte numerosi sono stati gli studiosi ed intellettuali ad osservare (anche con molta negatività) la pericolosità di un mondo sempre più “plagiabile”, dall’altra gli strumenti tecnologici ad alto potenziale che sono stati inventati negli ultimi decenni (primo fra tutti internet) sono sempre più utilizzati in un’ottica di intromissione e modifica delle idee comuni. È per questo che oggi parliamo di conformismo.

Che cos’è il conformismo?

In psicologia, per conformismo si intende quel cambiamento di comportamenti, pensieri e sentimenti rispetto ad una norma sociale, che sia un’istituzione o una persona detenente una posizione di rilevanza tale da conferirgli un sufficiente potere sociale. Per quanto possa sembrarci un concetto lontano, ci conformiamo, inconsciamente, ogni giorno. D’altronde, la tendenza a conformarsi è insita nella psiche di ognuno: se è vero che a nessuno piace l’idea di essere una copia esatta dell’altro, è anche vero che sentirsi troppo diversi rischia di generare sentimenti di disagio. Per questo motivo, le persone tendono a considerarsi moderatamente uniche.

Quando e perché ci si conforma?

Al di là delle accezioni negative, di cui parleremo in seguito, il comportamento conformistico può, in alcuni casi, essere d’aiuto. Dagli studi di Morton Deutsch e Harold Gerard[1] è infatti emerso che, in genere, ci si conforma per due motivi:

  • per essere accettati socialmente, ovvero per influenza normativa (infatti, come dimostrato da Rick van Baaren[2], imitare comporta una maggiore accettazione sociale, ricercata inconsciamente dalle persone per mantenere alta la propria autostima);
  • per trarre informazioni da una situazione ambigua, ovvero per influenza informativa.

Proprio quest’ultimo motivo risulta fondamentale per poter affrontare al meglio circostanze a noi sconosciute. Tuttavia, gli effetti negativi del conformismo sono molteplici.

Conformismo: positivo o negativo?

Per comprendere la natura del conformismo, è importante premettere che, naturalmente, la percezione sul concetto dipende dal tipo di cultura a cui si appartiene: ciò che, per esempio, è considerato un comportamento negativo in Italia, può invece rivelarsi positivo in Giappone. Questo perché esistono, nel mondo, culture individualiste e collettiviste, queste ultime incentrate sul gruppo e sull’obbedienza. Dunque, conversando con una persona asiatica, probabilmente sentirete parole generalmente positive sul tema.

conformismo
René Magritte, Golconda (1953) (fonte)

Le conseguenze negative

Ma, al di là delle percezioni meramente culturali, il conformismo, nella nostra società, porta molto spesso a risvolti negativi. Conformarsi, infatti, è rinunciare inevitabilmente ad una parte di sé e della propria personalità, che sia il semplice gusto soggettivo nel vestirsi, fino ad arrivare alla perdita di propri valori ideologici, politici e, nei casi più estremi, umani e morali, portandoci alla convinzione di credere come propri dei comportamenti e delle idee che invece stiamo solo imitando da altri.

Proprio in merito a quest’ultimo aspetto, è importante sottolineare come la forza del conformismo, in precise circostanze, sia talmente impattante da poter trasformare una semplice persona in un vero e proprio “agente del male”. Come dimostrato dagli esperimenti di Stanley Milgram[3], infatti, conformarsi porta a far prevalere, in sé, la norma di obbedienza rispetto alla norma di responsabilità.

Milgram conformismo
Stanley Milgram ed il suo team ©Manuscripts & Archives,Yale University (fonte)

Milgram, ispirato dal processo di Norimberga, voleva capire se fosse vera quella «banalità del male», come la definì Hannah Arendt, mostrata dai gerarchi nazisti, definitisi come semplici burocrati obbedienti. Per fare questo creò un esperimento, in cui ad una persona veniva detto di sottoporre ad un attore (dettaglio sconosciuto ai partecipanti) dei quesiti di memoria, e, ad ogni risposta sbagliata, infliggergli delle scariche elettriche sempre più intense. Nonostante l’attore manifestasse comportamenti di dolore e riluttanza, inscenando svenimenti, attacchi di cuore e volontà di abbandonare l’esperimento, ben il 65% dei partecipanti portarono a termine, su sollecitazione dello sperimentatore, il proprio compito, infliggendo le scariche più forti.

Conformismo e mass media

Ritorniamo al tema d’apertura, ovvero il rapporto che c’è tra conformismo e media di massa. Già la nascita della televisione ha creato conseguenze senza precedenti in quella che è stata la percezione del mondo da parte delle masse. Come faceva notare Pier Paolo Pasolini nelle sue opere, la televisione è infatti un mezzo verticale, che mette lo spettatore in una posizione di secondo piano, passiva. Vista in questi termini, essa è dunque un mezzo che, nella sua antidemocraticità (come la definiva lo stesso scrittore), assume il ruolo di un’istituzione, per cui le parole che vengono promulgate attraverso essa sono viste da molti come una norma sociale verso cui conformarsi.

Ad oggi, attraverso i social, questo fenomeno è stato ampliato in maniera sostanziale, dando alle classi politiche un’opportunità unica nel promuovere la propria propaganda che, unita al fenomeno del “bombardamento mediatico”, risulta spesso efficace. Difatti, la comunicazione politica è molto complessa e studiata e, facendo leva sui sentimenti irrazionali della massa, riesce a indurre con successo la tendenza conformistica.

mass media conformismo
Photo by Mike Bird (fonte)

D’altra parte, questi mezzi di comunicazione sono figli della propria epoca, un’epoca che, per natura e definizione, si fonda sul conformismo come innesco primordiale del suo funzionamento. Senza conformismo, infatti, non esisterebbe consumismo, e senza consumismo crollerebbe l’intero sistema capitalistico su cui si edifica, innanzitutto culturalmente e poi economicamente, la società di oggi.

Il conformismo nel cinema

Difendersi dall’impulso a conformarsi è dunque un processo che deve iniziare all’interno di noi stessi, lottando contro le tendenze irrazionali che abbiamo maturato sin dall’infanzia. Come abbiamo scoperto in questo articolo, infatti, le conseguenze del conformismo sono presenti in ogni ambito della nostra vita sociale, che sia il processo decisionale in un gruppo di amici, di lavoro o che sia la scelta ideologica politica da seguire.

A questo proposito, nel 1957, il leggendario regista Sydney Lumet diresse il capolavoro La parola ai giurati, in cui dodici uomini erano chiamati a discutere la colpevolezza di un ragazzo afroamericano accusato di omicidio. Lumet attuò una progressiva discesa nei meccanismi psicologici più inconsci, eppure più comuni, umani, mettendo in risalto come pregiudizi, conflitti personali e attitudine conformistica possano essere determinanti a decidere, come nel caso del film, persino della vita o della morte di un giovane.

La parola ai giurati
© United Artists; Orion-Nova Productions (fonte)

Il regista affidò ad Henry Fonda il ruolo dell’uomo che combatte contro tutte queste tendenze (che in psicologia prendono il nome di bias ed euristiche) e, con perfetta lucidità, riesce in quello che probabilmente nessuno sarebbe stato capace di fare: in un contesto di alta tensione mantiene solida la propria opinione contro un gruppo coeso ed unanime, ottenendo, alla fine, giustizia per una persona in realtà innocente.

Conclusione

Il conformismo è un comportamento molto “pericoloso”, ed è dunque fondamentale sviluppare una sufficiente autoconsapevolezza per preservare la propria individualità ed unicità, discostandosi da tutte quelle istituzioni (in senso stretto ed in senso lato) che, al contrario, cercano di plasmarci secondo i propri interessi. Essere consapevoli del funzionamento della propria psiche è, infatti, il primo passo per ottenere un corretto grado di difesa verso il mondo sociale, e divenire dunque pronti ad affrontarlo da esseri umani moralmente onesti, unici e, appunto, umani.


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Bibliografia

[1]Deutsch, M., & Gerard, H. B. (1955). A study of normative and informational social influences upon individual judgement. Journal of abnormal psychology51(3), 629–636. https://doi.org/10.1037/h0046408

[2]van Baaren, R. B., Holland, R. W., Kawakami, K., & van Knippenberg, A. (2004). Mimicry and prosocial behavior. Psychological science15(1), 71–74. https://doi.org/10.1111/j.0963-7214.2004.01501012.x

[3]Milgram, S. (1963). Behavioral study of obedience. The Journal of Abnormal and Social Psychology67(4), 371.

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