Computer simili al cervello umano, è possibile?

di Carola Antonucci
4 Min.

Qualche mese fa venivano create le prime sinapsi artificiali che imitavano quelle umane. Realizzate dal gruppo di ricerca guidato da Tim Kamsma, dell’Università olandese di Utrecht, in collaborazione con l’Università di Sogang in Corea del Sud.  Oggi, la tecnologia sui computer neuromorfi, molto simili al cervello umano, inizia a concretizzarsi. Vediamo come.

Il cervello come ispirazione

Secondo un recente rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’energia (IEA), l’uso dell’AI e della criptovaluta sta crescendo esponenzialmente e nel 2026 si stima un uso triplicato rispetto ai dati riscontrati nel 2022. Questa stima sull’uso dell’energia in questi settori, inoltre, ci informa che il consumo potrebbe raggiungere i numeri del fabbisogno energico annuale dell’intero Giappone.

È proprio per questo elevato numero stimato che si è pensato a, come si legge su BBC «un percorso alternativo di costruire computer con un tipo di architettura fondamentalmente diverso, che sia più efficiente dal punto di vista energetico.»

Ed è qui che entra in gioco il cervello umano. Infatti, alcune aziende stanno attingendo alla struttura dell’organo «che utilizza una frazione della potenza di un computer convenzionale per eseguire più operazioni più velocemente.»

Come funzioneranno?

Sempre secondo quanto leggiamo su BBC, nel calcolo neuromorfico, i dispositivi elettronici imitano i neuroni e le sinapsi e sono interconnessi in un modo che assomiglia alla rete elettrica del cervello stesso.

Gli attuali sistemi esistono, principalmente, come strumenti di ricerca. Ma a tal proposito, i ricercatori sostengono che potrebbero aiutare in modo eccellente l’efficienza energetica.

Quali aziende parteciperanno?

Molte aziende importanti hanno scelto di collaborare sulla creazione di tecnologia simile a quella del cervello umano. Tra queste, troviamo colossi come Intel e IBM, ma non solo. Anche piccole aziende, infatti, credono nel progetto e hanno scelto di partecipare.

Hector Gonzalez, co-amministratore delegato di SpiNNcloud Systems, ha affermato «abbiamo raggiunto la commercializzazione di supercomputer neuromorfici di fronte ad altre aziende». Questo in merito alla scelta dell’azienda che a maggio ha annunciato l’inizio della vendita, per la prima volta, di supercomputer neuromorfici.

Il calcolo neurofromico, però, non si prefissa di sostituire il cervello umano, semplicemente ne prende ispirazione. Quindi, per quanto non possano essere una copia totale del cervello umano, per cui ancora è difficile il suo completo studio medico, presentano alcune proprietà di progettazione che lo distinguono dai computer che conosciamo.

Sono in grado di compiere le funzioni di memoria ed elaborazione contemporaneamente su un chip, senza avere unità separate. Questo fattore è in grado di ridurre l’energia utilizzata per trasferire informazioni tra i due ipotetici chip, accelerando il tempo di elaborazione dei dati.

 I neuroni e le sinapsi d’imitazione si attivano solo in un momento in cui hanno qualcosa da comunicare, più o meno allo stesso modo molti neuroni e sinapsi nel nostro cervello entrano in azione solo dove c’è una ragione. A differenza dell’informatica convenzionale in cui ogni parte del sistema è sempre accesa e disponibile a comunicare con qualsiasi altra parte tutto il tempo, l’attivazione nell’informatica neuromorfica può essere più scarsa.

Professor Kenyon, su BBC

Per questo motivo, utilizzare l’energia laddove ce n’è strettamente bisogno, ne risparmia l’uso. Infine, ma non per importanza, mentre i nostri computer sono digitali, il computer neuromorfo può essere analogico. Anche se, per motivi di facilità e comodità, la vendita è basata strettamente su base digitale.


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