Come sono andate le elezioni in Francia

di Mirko Aufiero
8 Min.

Ieri si è tenuto il primo turno delle elezioni legislative in Francia: i risultati e le prospettive per Le Pen, Macron e la coalizione di sinistra

Domenica 30 giugno è arrivata la prima resa dei conti per la politica francese, dopo la decisione del presidente Emmanuel Macron di mandare il Paese alle elezioni anticipate in seguito alla debacle alle Europee. Il primo round è stato vinto dal Rassemblement National di Marine Le Pen e del suo delfino Jordan Bardella, ma è ancora presto per determinare un vincitore.

Risultati e funzionamento del sistema elettorale

L’estrema destra del RN, insieme ad Eric Ciotti, presidente dei Repubblicani che contro la volontà del suo stesso partito si è alleato con Le Pen, ha ottenuto il 33.2% dei voti. Seconda la coalizione quadripartitica di sinistra del Nuovo Fronte Popolare – formata da Comunisti, Socialisti, Verdi e La France Insoumise – con il 28%. Male invece la coalizione Ensemble di Macron, che si ferma al 20.8%.

Il secondo turno è previsto per il 7 luglio. Saranno fondamentali per i ballottaggi i giochi di ritiri dei candidati arrivati terzi al primo turno tra Ensemble e NFP. La legge elettorale francese prevede infatti che per essere eletti al primo turno bisogna raccogliere il 50% dei voti da almeno il 25% degli iscritti alle liste (non dei votanti) del collegio in cui ci si candida.

Nel caso in cui nessun candidato raggiunga questa soglia, si va al ballottaggio. Per accedervi ogni candidati deve ottenere almeno il 12,5% delle preferenze tra gli iscritti se l’affluenza raggiunge il 100%. Nei casi di un’affluenza inferiore, la percentuale di voti da ottenere sale.

Possono verificarsi casi in cui al ballottaggio troviamo due, tre, quattro o più candidati, non essendo previsto un massimo di due come in Italia. Tuttavia, se l’affluenza diminuisce – e di conseguenza la percentuale di voti necessaria aumenta – è più difficile che si creino ballottaggi con molti candidati. Con l’affluenza di domenica, la soglia di sbarramento ai ballottaggi è fissata attorno al 20%.

A queste elezioni la percentuale è stata la più alta dagli anni ’80 con il 66,7%, e sono previsti numerosi ballottaggi a tre e a quattro. Nello specifico ci saranno 191 ballottaggi a due, 305 a triangolo e 5 quadrangolari. Dato l’aumentare dei candidati al ballottaggio, risulta più complesso fare previsioni sui risultati finali.

Al primo turno sono stati invece eletti direttamente 79 candidati, di cui 39 del RN, 32 del NFP e 2 di Ensemble.

Il “cordone sanitario”

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Per evitare di regalare voti a Le Pen, considerata il male maggiore da Macron e dai leader del NFP, sono iniziate le trattative per il ritiro dei candidati arrivati terzi delle due coalizioni. Ciò permetterebbe di polarizzare i voti su due candidati e aumentare le possibilità di soffiare seggi al Rassemblement National.

Si tratta di una strategia già applicata in passato, nota come «cordone sanitario», per tenere lontano dal potere l’estrema destra. Sul tema si è espresso Gabriel Attal, attuale primo ministro e favorito di Macron:

«L’estrema destra è alle porte del potere. Il nostro obiettivo è chiaro: impedire che il RN venga eletto al secondo turno. Non un solo voto deve andare al Rassemblement National».

Ad Attal fa eco Jean-Luc Mélenchon, leader del partito di estrema sinistra La France Insoumise, che ha invitato i candidati del NFP arrivati terzi a farsi da parte in chiave anti-Le Pen:

«Non un voto, non un seggio in più per il RN»

Meno netto il partito di centro-destra Les Républicains che, tenendosi distante tanto dall’estrema sinistra, quanto dall’estrema destra, ha annunciato che non darà istruzioni di voto ai propri elettori

Le proiezioni

Secondo alcune proiezioni, in seguito al secondo turno il RN potrebbe ottenere un numero di seggi compreso tra 230 e 280, su un totale di 577 seggi. Seconda la coalizione di sinistra, con un numero si seggi tra i 125 e i 165. Terzo Ensemble in grado di ottenere tra i 70 e i 100 seggi.

Nonostante il grande risultato per Le Pen e per il suo candidato primo ministro Bardella, non sarà facile per il RN ottenere la maggioranza assoluta. Questa è fissata a 289 seggi, e non sembra scontato che il partito di estrema destra riesca a raggiungerla senza accordi post-ballottaggio.

Si fa invece largo una prospettiva di maggioranza relativa, con un conseguente governo di minoranza. Bardella ha tuttavia affermato che non intenderà essere il primo ministro di un governo di minoranza. Con questa ipotesi infatti le proposte dell’eventuale primo ministro sarebbero bocciate dal NFP e da Ensemble.

Nel caso in cui il RN riuscisse ad ottenere i 289 seggi necessari per la maggioranza assoluta, si verificherebbe un caso di «coabitazione», con un primo ministro e un presidente di schieramenti politici differenti. In questo caso sarebbe complicato per il RN far valere la propria linea politica, specialmente in materia di politica estera e di difesa. Su queste materie ha infatti un forte peso il Presidente della Republica:

Il Presidente della Repubblica è il capo degli eserciti. Presiede i consigli e i comitati superiori di difesa nazionale

Art. 15 Costituzione francese

Quando le istituzioni della Repubblica, l’indipendenza della nazione, l’integrità del suo territorio o l’adempimento dei suoi impegni internazionali sono minacciati in modo grave e immediato e il regolare funzionamento dei poteri pubblici costituzionali è interrotto, il Presidente della Repubblica assume le misure richieste da queste circostanze, previa consultazione ufficiale del Primo Ministro, dei presidenti delle assemblee e del Consiglio costituzionale.

Art. 16 Costituzione francese

La terza ipotesi è quella di una vittoria della coalizione di sinistra. In questo caso il primo ministro dovrebbe essere espresso da uno dei partiti della coalizione, verosimilmente di France Insoumise. In ogni caso, Macron ha affermato di essere intenzionato a portare a termine il proprio mandato presidenziale, con scadenza prevista per il maggio 2027.


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