Come leggere un testo letterario? I 4 sensi d’interpretazione

Da Dante Alighieri a Eric Auerbach

di Maugeri Costanza
9 Min.

Cari lettori e lettrici, oggi ho deciso di intraprendere con voi un nuovo viaggio attraverso I fondamenti della letteratura. Analizzeremo le quattro chiavi di interpretazione della scrittura letteraria.

L’interpretazione di un testo letterario secondo Dante Alighieri

Possiamo leggere un testo letterario in maniera superficiale o decidere di sviscerarlo. Noi, oggi, lo svisceriamo!

Nel Convivio e nella XIII Epistola, indirizzata a Cangrande della Scala, signore di Verona, scritta come ausilio per l’interpretazione del Paradiso che Dante decide di inviare come segno di riconoscenza, l’autore ci fornisce un’attenta analisi dei quattro sensi di lettura essenziali per leggere un testo come la Commedia: letterale, allegorico, morale, anagogico.

Il senso letterale

L’uno si chiama litterale, [e questo è quello che non si stende più oltre che la lettera de le parole
fittizie, sì come sono le favole de li poeti.

Convivio II,1

Il senso letterale è il primo livello di interpretazione di un testo letterario, nonché quello più superficiale. Esso, infatti, non è altro che la lettura dell’opera, così, come è scritta.

Nella seconda parte dell’Epistola a Cangrande della Scala, Alighieri fornisce un esempio relativo alla storia degli Ebrei, per aiutare nella comprensione.

“Durante l’esodo di Israele dall’Egitto, la
casa di Giacobbe si staccò da un popolo straniero, la Giudea divenne un
santuario e Israele il suo dominio”. Se osserviamo solamente il significato
letterale, questi versi appaiono riferiti all’esodo del popolo di Israele
dall’Egitto, al tempo di Mosè.

Ad una prima lettura, esclusivamente letterale, infatti i versi si riferiscono ad un mero evento storico.

Il senso allegorico

Ritratto allegorico di Dante Alighieri

L’altro si chiama allegorico, e questo è quello che si nasconde sotto ’l manto di queste favole, ed è
una veritade ascosa sotto bella menzogna: sì come quando dice Ovidio che Orfeo facea con la cetera
mansuete le fiere, e li arbori e le pietre a sé muovere; che vuol dire che lo savio uomo con lo
strumento de la sua voce fa[r]ia mansuescere e umiliare li crudeli cuori, e fa[r]ia muovere a la sua
volontade coloro che non hanno vita di scienza e d’arte: e coloro che non hanno vita ragionevole
alcuna sono quasi come pietre.

Convivio II,1

Il senso allegorico è “una veritade ascosa sotto bella menzogna”.

Ancor prima di analizzare insieme il significato di queste parole, bisogna delineare una distinzione tra senso allegorico dei poeti e dei teologi. Quest’ultimo, infatti, usato, ad esempio nella Scrittura e nella Commedia, non è mai una “menzogna”, seppur bella.

L’allegoria, dal greco “alleon” ossia “diverso”, gioca su un rapporto arbitrario tra significante ( forma grafica-fonetica) e significato (contenuto) della parola. In tal senso, la chiave allegorica guida il lettore nella ricerca di un significato profondo e nascosto sotto la lettera.

Riprendendo l’esempio contenuto nella XIII Epistola:

ma se osserviamo il significato allegorico, il
significato si sposta sulla nostra redenzione ad opera di Cristo.

Il senso morale

Lo terzo senso si chiama morale, e questo è quello che li lettori deono intentamente andare
appostando per le scritture, ad utilitade di loro e di loro discenti: sì come appostare si può ne lo
Evangelio, quando Cristo salio lo monte per transfigurarsi, che de li dodici Apostoli menò seco li
tre; in che moralmente si può intendere che a le secretissime cose noi dovemo avere poca
compagnia.

Convivio II,1

Il senso morale corrisponde al significato etico e didascalico (che funge da insegnamento) dell’opera.

.Se guardiamo
al senso morale, cogliamo la conversione dell’anima dal lutto miserabile del
peccato alla Grazia;

XIII Epistola a Cangrande della Scala

Il senso anagogico

interpretazione
Dante e Virgilio

Lo quarto senso si chiama anagogico, cioè sovrasenso; e questo è quando spiritualmente si spone
una scrittura, la quale ancora [sia vera] eziandio nel senso litterale, per le cose significate significa
de le superne cose de l’etternal gloria sì, come vedere si può in quello canto del Profeta che dice
che, ne l’uscita del popolo d’Israel d’Egitto, Giudea è fatta santa e libera. Ché avvegna essere vera
secondo la lettera sia manifesto, non meno è vero quello che spiritualmente s’intende, cioè che ne
l’uscita de l’anima dal peccato, essa sia fatta santa e libera in sua potestate. E in dimostrar questo,
sempre lo litterale dee andare innanzi, sì come quello ne la cui sentenza li altri sono inchiusi, e
sanza lo quale sarebbe impossibile ed inrazionale intendere a li altri, e massimamente a lo
allegorico. È impossibile, però che in ciascuna cosa che ha dentro e di fuori, è impossibile venire al
dentro se prima non si viene al di fuori: onde, con ciò sia cosa che ne le scritture [la litterale
sentenza] sia sempre lo di fuori, impossibile è venire a l’altre, massimamente a l’allegorica, sanza
prima venire a la litterale.

Convivio II,1

Il senso anagogico si ritrova nella ricerca dell’accezione spirituale dell’opera. In tal senso, l’interpretazione del testo, diventa strumento per indagare in verità superiori, assolute.

il senso anagogico indica, infine, la liberazione dell’anima
santa dalla servitù di questa corruzione terrena, verso la libertà della gloria
eterna. E benchè questi significati mistici siano chiamati con denominazioni
diverse, in generale tutti possono essere chiamati allegorici, perché sono
traslati dal senso letterale o narrativo. Infatti allegoria viene ricavata dal greco
alleon che, in latino, si pronuncia alienum, vale a dire diverso.

Eric Auerbach e l’interpretazione figurale

Auerbach

Per comprendere bene il senso allegorico dei teologi è essenziale, oltre che ad essere interessante, il concetto di “figura” introdotto dal filologo e critico tedesco Eric Auerbach nel saggio “Figura”. Esso fu pubblicato nella rivista “Archivum Romanicum” XXII, nel 1938.

«la vita terrena è bensì assolutamente reale, della
realtà di ogni carne in cui è penetrato il logos, ma con tutta la sua realtà è soltanto
umbra e figura di ciò che è autentico, futuro, definitivo e vero, di ciò che, svelando e
conservando la figura, conterrà la realtà vera.

Cosa intende Auerbach con queste parole? Nella Divina Commedia, così come nei testi biblici, possiamo individuare due termini, entrambi veri e reali, ma collocati su due piani differenti: mondo terreno e ultraterreno. In quest’ultimo, secondo la concezione medievale, il tempo, la storia, l’uomo raggiunge il suo compimento. Questo sta a significare che il mondo terreno è solo una preparazione alla condizione finale e immutabile che si vive nell’Oltretomba. In tal senso, la vita terrena è figura ossia prefigurazione di quella ultraterrena, che ne diventa compimento e completa attuazione.

Per facilitare la comprensione vediamo insieme questo esempio:

Virgilio, celeberrimo poeta e uomo virtuoso in vita (figura), nella Divina Commedia diventa il poeta- guida di Dante (compimento). In tal senso, le virtù terrene hanno “preparato” Virgilio al suo ruolo di guida che ricoprirà in eterno.

Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza.

Dante Alighieri

Di Costanza Maugeri


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Fonti

Bibliografia: “Storia della Letteratura Italiana. Dalle Origini al Quattrocento” di Giulio Ferroni. Mondadori Università; “Studi su Dante, prefazione di Dante Della Terza, Feltrinelli; Convivio, Epistola a Cangrande della Scala.
Sitografia: Università di Roma
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