Come funzionerà il referendum sull’autonomia differenziata

di Mirko Aufiero
6 Min.

Le opposizioni unite insieme a sindacati e associazioni hanno depositato la richiesta del referendum sull’Autonomia: cosa prevede e le tappe per arrivare al voto

Tutti insieme (o quasi) appassionatamente contro la legge sull’autonomia differenziata approvata dalla maggioranza. È questa la nuova veste dei partiti di opposizione che venerdì si sono riuniti davanti al “Palazzaccio”, sede della Cassazione, per depositare il quesito referendario sulla neonata legge Calderoli.

Immortalati in una foto di gruppo, erano presenti tutti i rappresentanti del (rinato, forse) “campo largo“. Tra i presenti Elly Schlein del Pd, Giuseppe Conte per il M5S, la coppia Fratoianni-Bonelli per Avs, Riccardo Magi di Più Europa e Maria Elena Boschi di Italia Viva. Assente invece Azione di Carlo Calenda.

A questi si aggiungono altre sigle, tra cui Rifondazione Comunista, Uil, Anpi, Cgil e Arci, per un totale di 34 enti tra partiti, sindacati e associazioni. Lo scopo del referendum è stato spiegato da Elly Schlein, secondo cui si tratta di «un quesito per fermare l’autonomia che spacca un Paese che ha bisogno di essere ricucito» (Ansa).

La via prescelta è quella del referendum abrogativo. Una via «non facile», come detto da Riccardo Magi all’Ansa. Al di là delle considerazioni di merito sull’autonomia differenziata, vediamo quali sono i passaggi per arrivare al voto.

Le tappe di un referendum abrogativo

https://www.flickr.com/photos/cameradeideputati/33446920596 https://www.flickr.com/photos/cameradeideputati/ referendum autonomia

Il referendum abrogativo è lo strumento che i cittadini possiedono per abrogare leggi o atti con forza di legge, o singole disposizioni in questi contenuti. Il procedimento richiesto è disciplinato dalla legge 352/1979, oltre che previsto dall’art. 75 della costituzione:

«È indetto referendum popolare [cfr. art. 87 c. 6] per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge [cfr. artt. 7677], quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali».

Art. 75, comma 1

La richiesta del referendum può partire direttamente dai cittadini o dalle Regioni. Nel primo caso i “promotori”, ossia un gruppo di almeno dieci cittadini iscritti nelle liste elettorali, deposita presso la Corte di cassazione il quesito da sottoporre al referendum. Questi hanno tre mesi per raccogliere le 500mila firme necessarie da depositare presso la Cassazione.

Nel secondo caso la richiesta deve essere approvata dai Consigli di almeno cinque Regioni, e deve essere depositata in Cassazione. Per l’autonomia differenziata si tratta ovviamente del primo caso. Tutte le richieste di referendum devono essere presentate dal 1° gennaio al 30 settembre. Ciò non può però avvenire a meno di un anno dalla naturale scadenza della legislatura o nei sei mesi successivi alle elezioni.

Il secondo step avviene all’interno della Cassazione. Qui viene costituito l’Ufficio centrale per il referendum, con il compito di valutare la conformità alla legge del quesito. Questo ha tempo fino al 31 ottobre per verificare la presenza di eventuali irregolarità, che nel caso devono essere sanate. Infine, entro il 15 dicembre l’Ufficio emette una decisione definitiva.

In caso di parere positivo, si passa alla Corte costituzionale. Qui avviene il giudizio di ammissibilità, ossia la Corte verifica che il quesito sia conforme alla Costituzione. Non possono essere materie referendarie (art. 75, comma 2) «leggi tributarie e di bilancio [cfr. art. 81], di amnistia e di indulto [cfr. art. 79], di autorizzazione a ratificare trattati internazionali».

Il voto e le conseguenze

Il giudizio deve essere pubblicato entro il 10 febbraio. Spetta allora al Presidente della Repubblica – in caso di esito favorevole – stabilire la data della votazione in un periodo compreso tra il 15 aprile e il 15 giugno. Per essere valido, al referendum deve partecipare almeno il 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto. In caso contrario, il referendum fallisce e la legge resta in vigore.

La formula che gli elettori troveranno sulla scheda sarà: «Volete che sia abrogata la legge X?». Nel caso del referendum sull’autonomia il quesito sarà di conseguenza:

«Volete voi che sia abrogata la legge 26 giugno 2024, n.86, “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione”?».

A questa domanda gli elettori potranno rispondere con un “sì” o con un “no”. Se la maggioranza si esprime a favore dell’abrogazione, il Presidente della Repubblica, tramite decreto (d.P.R.), dichiara l’abrogazione delle legge (o dell’atto o della disposizione in questi contenuta).

Esistono tuttavia due casi in cui la procedura si interrompe prima di arrivare al voto. Il primo riguarda lo scioglimento anticipato delle Camere: in questo caso il procedimento viene messo in pausa e riprende un anno dopo le elezioni politiche. Il secondo caso si verifica se la legge in questione viene abrogata prima ancora di giungere al referendum.


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