Che cosa sono i voti ribelli in Parlamento

di Mirko Aufiero
6 Min.

Si tratta dei voti che i parlamentari esprimono in dissenso con il proprio gruppo. Tra le fila di alcuni gruppi è un fenomeno particolarmente diffuso

L’espressione “voti ribelli” viene utilizzata per indicare i voti espressi dai parlamentari in contrasto con la linea del proprio gruppo di riferimento. In Italia, infatti, non esiste il vincolo di mandato (o mandato imperativo), motivo per cui ogni parlamentare può liberamente votare in base alle proprie convinzioni.

Ogni deputato o senatore – come prevede l’art. 67 della Costituzione – «rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Tradotto, ogni parlamentare rappresenta la Nazione nella sua interezza – non porzioni di elettorato – e non esiste un obbligo giuridico tra elettori ed eletti.

I parlamentari hanno nei confronti degli elettori soltanto una responsabilità politica. Ciò significa che deputati e senatori possono votare liberamente – anche smentendo le promesse di campagna elettorale o contro la linea del partito – rimettendosi al giudizio degli elettori. Questi, se insoddisfatti dei comportamenti dei parlamentari, negheranno loro il proprio voto.

Inoltre, esistono dei meccanismi con cui i partiti possono tutelarsi dai “ribelli”. Nel caso di violazioni dei principi del partito, questo può procedere all’espulsione dei parlamentari interessati.

Nei Paesi dove il vincolo di mandato è presente – tra cui India e Portogallo – i parlamentari devono attenersi alle indicazioni degli elettori e del proprio partito. Questo istituto giuridico ha l’effetto di evitare il trasformismo politico, impedendo il cambio di schieramento.

Tuttavia, il vincolo di mandato è assente nella gran parte delle democrazie rappresentative perché ciò costituisce una «libertà di azione necessaria per poter svolgere le proprie funzioni senza pressioni e/o ricatti esterni», spiega Openpolis.

Cosa ci dicono i dati sui voti ribelli sulle forze politiche

Analizzare il numero di voti ribelli all’interno delle forze politiche risulta utile per valutarne la compattezza. Un alto numero di voti ribelli – per quanto ciò si verifichi raramente – dimostra l’esistenza di un dissenso tra i parlamentari nei confronti della propria forza politica.

Questo dato riflette inoltre la composizione dei gruppi politici nel Parlamento. Come riporta Openpolis, il gruppo con più “ribelli” è Per le autonomie al Senato. Ciò si spiega con la natura eterogenea del gruppo, composto da due senatori a vita, due membri del Südtiroler Volkspartei e due parlamentari eletti tra le file del Partito Democratico.

Proprio a questa formazione appartengono 5 dei 7 parlamentari con più voti ribelli di questa legislatura. In cima alla classifica troviamo Meinhard Durnwalder (Südtiroler Volkspartei), con 970 voti ribelli.

La media dei voti ribelli espressi da ogni parlamentare dall’inizio della legislatura è di 26,4, su un totale di 11.300 votazioni. Il partito in cui ce ne sono meno è Fratelli d’Italia, con una media 7,3 voti ribelli per senatore e 6,5 per deputato.

Non tutti i voti sono uguali

L’incidenza di voti ribelli varia in base alla natura degli atti sottoposti alla votazione. Gli atti che attirano più ribelli sono gli ordini del giorno (Odg), con una media di 1,7 ribelli per votazione, anche grazie all’assenza di effetti vincolanti per il governo.

Seguono gli emendamenti – 1,4 ribelli per votazione – che possono riguardare atti aventi forza di legge o aspetti specifici dei provvedimenti. Ciò che accade in genere è che i parlamentari votano in maniera contraria a quella della propria forza politica sugli aspetti specifici, per poi approvare l’atto intero nel voto finale sul provvedimento. In quest’ultima fattispecie i ribelli calano a 0,5 per votazione.

Altro caso è quello dei voti di fiducia. In questa legislatura non ci sono stati casi di voti ribelli nella maggioranza. Negare la fiducia segnerebbe infatti il passaggio all’opposizione. In due casi invece parlamentari dell’opposizione hanno votato – contrariamene al proprio gruppo – la fiducia alla maggioranza.

Gli atti più divisivi per la maggioranza sono stati i due ordini del giorno sulla legge di conversione del decreto rave, carceri, giustizia e obblighi di vaccinazione. Presenti dal M5s con parere favorevole del governo, gli Odg 9/705/119 e 9/705/113 hanno ricevuto nel primo caso 37 voti contrari dalla maggioranza, e nel secondo 35.


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