Confiscato il Castello La Sonrisa, a repentaglio più di 100 lavoratori

di Dudnic Radu
3 Min.

La Corte di Cassazione ha emesso una sentenza che ha reso esecutiva la confisca del “Castello La Sonrisa“, noto anche come “Castello delle Cerimonie“. Situato a Sant’Antonio Abate, nel napoletano, questa struttura è diventata famosa per essere stata la location del programma televisivo su Realtime-DiscoveryIl boss delle cerimonie“. Il trascorso giudiziario risale al 2011.

Il caso giudiziario del Castello La Sonrisa

La confisca è stata decisa a seguito di una lunga serie di presunti abusi edilizi contestati agli indagati. I primi episodi giudiziari legati al “Castello La Sonrisa” iniziano nel 2011, quando le autorità hanno messo mano su una lunga serie di presunti abusi edilizi, risalenti a partire dal 1979. Nel 2016, il tribunale di Torre Annunziata (Napoli) ha pronunciato la prima sentenza. É stata condannata a un anno di reclusione con, pena sospesa, Rita Greco, moglie dell’ormai defunto “Boss delle Cerimonie” Don Antonio Polese, e suo fratello Agostino Polese, allora amministratore della società. Questa sentenza è però stata parzialmente riformata dalla Corte d’Appello di Napoli. Recentemente la Suprema Corte, oltre ad attuare la confisca dei beni come stabilito dalla sentenza finale, ha anche sancito la prescrizione dei reati contestati agli imputati. Procedura che coinvolge, nonostante il passaggio di proprietà della struttura al Comune di Sant’Antonio Abate, un possibile futuro.

Castello La Sonrisa: a rischio i posti di lavoro e gli imminenti eventi

La confisca del bene spalanca il sipario sulla decisione giudiziaria che mette a rischio il futuro occupazionale e gestionale della struttura. Tra lavoratori stagionali e fissi, oltre 100 persone sono legate all’attività dell’edificio. Ora, con la proprietà passata al Comune, si prospettano due possibili scenari: la demolizione totale della struttura o l’utilizzo limitato a fini di pubblica utilità, lasciando dietro di sé il giro d’affari di prima. Nonostante la confisca, esiste infatti la possibilità che l’attività continui con i contratti in essere per garantire i livelli occupazionali e, potenzialmente, anche la prossima stagione del reality show. Questo dipenderà dall’iter che sarà seguito per dare esecuzione alla sentenza.

La famiglia Polese annuncia il ricorso

La famiglia Polese ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso alla Corte europea di Strasburgo, anche se questo non fermerà la confisca. “Riteniamo di aver subìto un’ingiustizia“, proclama la famiglia Polese. “Forse la Cassazione non ha neanche sfogliato le carte”, aggiungono, lanciando un’ombra di dubbio sullo scrupolo dei giudici. E così, tra scartoffie e tempi d’attesa indefiniti per il ricorso, si annida l’incertezza per il destino del Castello delle Cerimonie. Il rischio che i riflettori si spengano rimane alto. Il sindaco di Sant’Antonio Abate, Ilaria Abagnale, promette trasparenza e rispetto della legalità nell’affrontare la situazione. Ad ora si pensa a gestire la stabilità occupazionale per il personale ed eventualmente anche una nuova stagione del reality show, se le circostanze lo permetteranno. Il destino dei lavoratori e delle attività legate alla struttura è incerto, e si stanno cercando soluzioni per salvaguardare il giusto compromesso.

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