Carnage: L’inetta ipocrisia borghese

di Michele Ponticelli
6 Min.

Trama

La vicenda ha inizio in un parco di Brooklyn, dove due bambini litigano violentemente e uno dei due ferisce l’altro al volto, colpendolo con un bastone. È a quel punto che entrano in gioco le famiglie dei due, che decidono di incontrarsi per discutere dell’accaduto. I coniugi Alan Nancy Cowan vengono così ospitati nell’appartamento di Penelope e Michael Longstreet, genitori del bambino vittima dell’aggressione. Ma ben presto si vedrà che questa non sarà soltanto una semplice discussione tra due famiglie.

Recensione

L’immenso Roman Polański nel 2011 torna sul grande schermo con un adattamento della pièce Il Dio del Massacro della francese Yasmina Reza. In questa pellicola si ritrova a gestire un cast “paradisiaco” con attori del calibro di: Christoph Waltz, Jodie Foster, Kate Winslet, John C. Reilly. La riuscita di un film particolare come questo, ambientato esclusivamente in interni (tolta la sequenza iniziale d’apertura e quella finale), si deve non solo alla maestria del famoso regista polacco, ma anche alla bravura degli attori.

Scena del film “Carnage” diretto da Roman Polański

Polański riesce a far sua tutta l’opera di Reza, destreggiandosi bene nel suo materiale. Infatti il noto regista riesce a tirare fuori una critica alla famosa maschera moralista della borghesia (un tema a lui molto stretto): impulsi violenti volti a far prevalere sè stessi sugli altri e la vanità di un’ego senza fondo sono solo alcuni dei comportamenti che ci mostrano, mettendo quasi in ridicolo i protagonisti della storia che seguiamo.
Il premio Oscar per Il Pianista non si limita a prendere l’opera originale per farne una semplice traposizione, usando invece tutta la sua esperienza per riscrivere da zero la sceneggiatura facendosi aiutare proprio da Reza (scrittrice dell’opera originale). Rende dunque il film prettamente personale ambientandolo negli USA (anche se le riprese sono state svolte a Parigi, a causa dei diversi problemi legali di Roman Polański). Il cast come scritto prima è un cast prettamente hollywoodiano (nonostante la presenza di Winslet e Waltz, non americani ma ormai parte fondamentale dello star-system americano)

Scena del film “Carnage” diretto da Roman Polański

Come detto prima il regista di un capolavoro come Rosemary’s baby ha esperienza da vendere dietro la macchina da presa, e questo film ne è un ulteriore dimostrazione: seguendo le facce degli attori e mostrandoli sul grande schermo attraverso piani americani, primi piani e totali, evidenzia la loro bravura nel comunicare allo spettatore senza parlare, ma solo attraverso la mimica facciale e il linguaggio del corpo. Merito della riuscita di quest’opera (oltre ai già citati attori e regista) va al montatore Hervè de Luze, fedele amico e collega di Roman.

Scena del film “Carnage” diretto da Roman Polański

Polański decide di giocare con lo spettatore effettuando una spettacolare variazione di ritmo: il film inizia in modo molto tranquillo e rilassato, mettendo qua e là in tutta la pellicola segnali che mettono sull’attenti lo spettatore giocando con le sue emozion. La situazione sembra volgere al termine più volte nel corso della pellicola, in quanto elementi narrativi come l’estenuante numero di telefonate che arrivano a Christoph Waltz ci danno la costante impressione di avvicinarci a un climax senza mai raggiungerlo.

Scena del film “Carnage” diretto da Roman Polański

SI tratta di un film umoristico, che fa riflettere: vediamo come il litigio avvenuto tra i figli sembra non interessare più a nessuno e ad infervorire la discussione siano ormai solo pregiudizi, la frustrazione degli stessi personaggi e le differenze sociali.
Per poi arrivare alla fine con le mani vuote, senza una risoluzione vera e propria e con 4 adulti che dopo una discussione accesa saranno pronti a tornare alla routine del giorno dopo a recitare il proprio personaggio con i loro soliti panni da infelici borghesi. Importante è la contrapposizione tra i genitori e i due ragazzi (i loro figli) che risolvono da soli le loro problematiche e giocano senza rancori come se niente fosse successo, quasi come se Polanski invitasse ad imparare proprio dai ragazzi, che dovrebbero essere di ispirazione per i propri genitori.


Scritto da Michele Ponticelli


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