Caos frutta negli USA: cosa sta succedendo?

di Fornito Emanuele
3 Min.

Stanno spopolando sui social statunitensi sempre più video in cui i consumatori mostrano della frutta dalla consistenza anormale, quasi come se fosse fatta di gomma o di plastica. Ma cosa sta accadendo nei supermercati americani?

Dal complotto alla conservazione

Come abbiamo già anticipato nel reel dedicato sulla nostra pagina Instagram, numerose sono state le possibili spiegazioni avanzate, da chi grida ad un complotto del governo a scapito dei cittadini, a chi invece attribuisce il fenomeno ad esperimenti con la produzione in laboratorio di frutta e ortaggi, tramite stampa 3D. Naturalmente, tutte queste teorie risultano alquanto inverosimili e fantasiose. Ma qual è, quindi, la verità?

Una risposta plausibile potrebbe risiedere nelle tecniche di conservazione adoperate negli USA.

L’uso di conservanti e prodotti chimici

Infatti, negli USA non vi sono normative tanto stringenti quanto qui in Europa per quanto riguarda l’utilizzo di prodotti chimici sui generi alimentari. E, anzi, è maggiormente regolamentato l’utilizzo di conservanti per preservare soprattutto l’estetica del prodotto, così da renderlo più “appetibile” ed invogliare il consumatore all’acquisto. Dunque, una combinazione di questi agenti chimici con i classici pesticidi utilizzati per ridurre al minimo le perdite dei raccolti, potrebbe essere stato determinante nell’ottenere della frutta che, secondo le testimonianze, non attirerebbe neanche animali ed insetti.

L’interesse più del consumatore?

Che queste siano le motivazioni reali starà alle istituzioni di competenza stabilirlo, ma la vicenda suscita una riflessione. Fin dove c’è interesse per il consumatore, per lasciare poi spazio all’interesse economico?

Supponiamo per assurdo che queste anomalie siano realmente dovute ad un uso sconsiderato di prodotti chimici conservanti. Da una parte non ci stupiremmo, in quanto è noto a tutti che le grandi catene di supermercati hanno studiato, nei minimi dettagli, precise strategie psicologiche per spingere chiunque varchi la soglia del proprio punto vendita, ad acquistare il più possibile. Dall’altra, però, dovremmo considerare che, soprattutto quando si parla di alimenti, “bello” non equivale necessariamente a “buono” e, anzi, dovremmo riconsiderare completamente i parametri su cui basiamo i nostri acquisti e la nostra spesa. Difatti, se è vero che l’occhio vuole la sua parte anche in ambito gastronomico, è anche vero che è importante soppesare di più gli effetti sulla propria salute di un prodotto sì bello da vedere ma, in alcuni casi, altamente nocivo per il nostro organismo.


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