Sciame sismico ai Campi Flegrei, oltre 150 Terremoti registrati

Che cosa sono e qual è l'attuale situazione della caldera vulcanica?

di Dudnic Radu
6 Min.

Mercoledì, 22 Maggio 2024. L’INGV segnala una nuova scossa di magnitudo 3.6, registrata nella prima mattinata, verso le 8:28 (ora locale) ai Campi Flegrei, nel napoletano. L’epicentro si è verificato a una profondità di 3,9 chilometri nel golfo di Pozzuoli, a ridosso di Punta Epitaffio. La scossa è stata avvertita anche a Bacoli, Monte di Procida, come Bagnoli, Fuorigrotta e Agnano e in diversi quartieri di Napoli.

Martedì sera, nella sede napoletana dell’INGV, l’Osservatorio Vesuviano, ha comunicato il termine dello sciame sismico iniziato alle 19:51 di lunedì 20 maggio. Sciame sismico che segnala oltre 150 terremoti tra i quali quello di magnitudo 4.4 registrato lunedì sera alle 20:10. Un totale di 46 famiglie evacuate da 27 stabili, comprendente anche il carcere femminile di Pozzuoli con 138 detenuti sgomberati dall’edificio. Previsto in giornata un vertice tra i Ministri presieduto dalla premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi.

Abbiamo già parlato più volte dei Campi Flegrei, ma ripassiamo che cosa sono, e qual è l’attuale situazione della caldera vulcanica.

Che cosa sono i Campi Flegrei?

I Campi Flegrei sono una vasta area vulcanica attiva situata a ovest di Napoli. Area che comprende parte del capoluogo campano e altri comuni tra cui quello di Bacoli, Monte di Procida, Pozzuoli, Quarto e Giugliano in Campania. Dal 2005, la caldera dei Campi Flegrei sta attraversando una nuova fase. Il sollevamento del suolo dell’area in questi anni si è alzato di oltre un metro, accompagnato da numerosi terremoti ed eventi sismici nel sottosuolo.

A differenza del più noto vulcano italiano, il Vesuvio, i Campi Flegrei non sono caratterizzati da un unico ‘edificio’ vulcanico principale, ma si parla di un’area, un campo vulcanico attivo da oltre 80.000 anni. Se il Vesuvio è considerato quiescente dal 1944, l’area dei Campi Flegrei ha diversi centri vulcanici situati all’interno e in prossimità di un’area chiamata caldera vulcanica. La caldera comprende infatti tra i 10 o 12 “supervulcani” ancora attivi.

Ubicazione Campi Flegrei | Osservatorio Vesuviano ©

I Campi Flegrei sono attualmente classificati come ‘zona gialla’, come stabilito dal ‘Dipartimento della Protezione Civile‘, sulla base dei risultati del costante monitoraggio dell’area. Dal 2012, sono state rilevate continue variazioni nei in svariati parametri, tra cui geofisici e geochimici. L’INGV ha osservato un aumento della sismicità e cambiamenti nella composizione dei gas del suolo. Così come il sollevamento del suolo. Questi fattori hanno portato all’innalzamento della zona gialla e ad attivare una fase operativa di attenzione.

La caldera vulcanica, Bradisismo | Campi Flegrei

La struttura sotto forma di “caldera” viene descritta come un’area depressa di forma più o meno circolare formata a seguito di grandi eruzioni esplosive. La caldera dei Campi Flegrei è nota anche per il fenomeno chiamato bradisismo, che consiste in periodi di lento abbassamento del suolo alternati a fasi di sollevamento più rapido. Durante le fasi di sollevamento, si possono verificare eventi sismici, generalmente di bassa magnitudo, ma molto superficiali, quindi percepibili e potenzialmente dannosi per infrastrutture ed edifici.

La caldera si è formata a seguito del ripetuto sprofondamento di una vasta area, causato dal collasso del tetto del serbatoio magmatico superficiale. Questo collasso avvenne dopo lo svuotamento del serbatoio durante almeno due grandi eruzioni vulcaniche. Parliamo dell’Ignimbrite Campana, avvenuta circa 40.000 anni fa, e quella del Tufo Giallo Napoletano, risalente a circa 15.000 anni fa. L’eruzione dell’Ignimbrite Campana è stata la più potente mai registrata nel Mediterraneo. Ha disperso un’enorme quantità di cenere nell’atmosfera, influenzando il clima non solo a livello regionale, ma con grandi probabilità anche su scala globale.

vulcano in eruzione

Marc Szeglat | Unsplash ©

Situazione monitorata dal Governo

A rinvigorire l’attuale situazione legata al fenomeno chiamato ‘bradisismo’ dei Campi Flegrei è anche l’attuale situazione legale. La sovrapposizione di competenze tra enti locali e nazionali rende la gestione un’impresa ardua. Tra permessi, autorizzazioni e cavilli legali, le possibili soluzioni arrancano, spesso frenate da una macchina amministrativa lenta e macchinosa. Vulcanologi, geofisici e geochimici combattono ogni giorno, cercando di prevedere le attività del vulcano e prevenire una catastrofe che potrebbe avere conseguenze irreversibili.

Per quanto riguarda le possibili soluzioni, i Campi Flegrei sono oggetto di un piano di evacuazione complesso che prevede uno studio sulla sismicità delle differenti sottozone. É stato varato il decreto, a ottobre scorso, dove si legge che la pianificazione sarà testata attraverso attività esercitative della Protezione civile. Attività che forniscono informazioni utili in caso di terremoti ed eventi sismici per i cittadini.

Il monitoraggio più intenso e costante della sismicità e dello stato delle strutture comprende l’analisi del rischio sugli edifici pubblici e privati della zona. I fondi stanziati saranno utilizzati anche per potenziare il sistema della Protezione civile, per organizzare un sistema di trasporti di emergenza e per preparare strutture temporanee per accogliere la popolazione nel caso in cui sia necessaria un’evacuazione su grande scala.

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