Caccia alle tecnofirme aliene: le sfere di Dyson

di Alessia Mircoli
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 4 Min.

lLa ricerca di vita extraterrestre intelligente esplora innumerevoli strade, tra cui quella delle “tecnofirme“, ossia prove tecnologiche di civiltà aliene. Un concetto che sta catturando l’attenzione della comunità scientifica è quello delle “sfere di Dyson

Cosa sono le sfere di Dyson?

Le sfere di Dyson sono strutture tecnologiche ipotetiche, concepite da una civiltà così avanzata da poter costruire una struttura intorno a una stella per catturarne l’energia. Questa idea, proposta inizialmente dall’astronomo Freeman Dyson, rappresenta una soluzione tecnologica inimmaginabile per noi, ma realizzabile da una civiltà di Livello II – o civiltà stellare -sulla scala di Kardashev, che classifica le civiltà in base alla loro capacità di sfruttare l’energia. La nostra civiltà attuale, classificata come Livello I, non è ancora in grado di produrre tali strutture.

Il progetto Hephaistos

Un team di ricercatori provenienti da Svezia, India, Regno Unito e Stati Uniti ha sviluppato un metodo per cercare le sfere di Dyson nell’ambito del Progetto Hephaistos, recentemente pubblicato su Monthly Notices of the Royal Academy of Sciences. Matías Suazo, del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Uppsala in Svezia, ha spiegato che lo studio ha utilizzato dati di telescopi come Gaia, 2MASS e WISE, originariamente lanciati per scopi astronomici, per analizzare potenziali segnali di queste strutture.

Astronomia, Luminoso, Costellazione

Suazo ha analizzato circa 5 milioni di sorgenti individuate dai telescopi per creare un catalogo di possibili “sfere”. Lui e il suo team stanno cercando emissioni nel medio infrarosso, prodotte da strutture riscaldate dal calore della stella, che emettono energia verso il pianeta abitato dalla civiltà interessata.

Sfide e margini di errore

Una delle principali difficoltà di questa ricerca è che altre fonti naturali, come gli anelli di polvere circumstellari e le nebulose, possono emettere radiazioni simili. Anche galassie lontane possono generare falsi positivi. Per ridurre il margine di errore, il team ha sviluppato una metodologia che si concentra sulla rilevazione di eccessi infrarossi anomali, non attribuibili a fonti naturali conosciute.

Dopo un’analisi approfondita delle 368 fonti iniziali, 328 sono state escluse perché non soddisfacevano tutti i criteri, 29 erano irregolari e 4 si sono rivelate nebulose. Sono rimaste solo sette potenziali sfere di Dyson tra i circa 5 milioni di oggetti esaminati.

Le potenziali sette sfere

Tra le sette candidate più plausibili, potrebbero esserci altre spiegazioni per l’eccesso di emissioni infrarosse rilevate. Ad esempio, la presenza di dischi di detriti caldi attorno alle stelle candidate potrebbe spiegare parte della luminosità osservata. Tuttavia, le stelle indicate sono principalmente nane rosse (stelle di tipo M), attorno alle quali i dischi di detriti sono molto rari.

Per confermare ulteriormente le scoperte, il gruppo di Suazo suggerisce la necessità di ulteriori ricerche. Un esempio è l’analisi delle emissioni di H-alfa, che potrebbe fornire una comprensione più chiara delle caratteristiche delle stelle in questione, scartando o confermando l’ipotesi che si tratti di sfere di Dyson.


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