Biglietti dei concerti sempre più costosi: perché?

di Fornito Emanuele
5 Min.

I concerti sono tra gli eventi live più richiesti e seguiti, capaci di attirare centinaia di migliaia di fan che sono disposti anche a spostarsi per kilometri o accamparsi per ore ai tornelli pur di vivere l’esperienza offerta dai propri cantanti preferiti. I biglietti, però, hanno riscontrato un aumento sostanziale del proprio prezzo, che, nel caso di star internazionali, non fatica a superare le centinaia di euro, anche solo per un posto in piedi. Ma per quale motivo accade ciò?

La domanda sempre maggiore

Il tema è naturalmente complesso, e vede insieme numerose cause che hanno contribuito al rincaro dei prezzi. La ragione più importante, però, è proprio il pubblico stesso. Difatti, soprattutto quando si parla di cantanti di fama mondiale, i sold-out dopo pochi minuti sono fenomeni ben più ordinari di quanto si possa immaginare, rendendo irreperibili in pochissimo tempo la maggioranza dei biglietti. E l’aumento dei prezzi non sembra aver scoraggiato per nulla la tendenza che, seguendo una tra le fondamentali leggi dell’economia, non fa altro che alimentare maggiormente la crescita della spesa. Ma è tutto dovuto alla “speculazione” degli artisti?

Tra carenze e complessità

La risposta è no. Se da una parte è in atto una scontata manovra economica a fronte di una domanda ingente, dall’altra gli artisti e le organizzazioni degli eventi hanno avuto a che fare, soprattutto dopo la pandemia, con un drastico calo di personale tecnico. Coloro che facevano questo lavoro, infatti, con lo stop mondiale di eventi dal vivo sono stati obbligati a trovare un nuovo impiego, lasciando grandi carenze durante la ripresa post-Covid.

Foto di Wendy Wei (fonte)

Inoltre, i social sono testimoni di come nei concerti, soprattutto nel caso di celebrità del calibro di The Weeknd, Taylor Swift, Beyoncé o Coldplay (tra gli altri), la componente “spettacolo” sia ormai un elemento fondamentale: giochi di luci, bracciali sincronizzati ed effetti scenici sono solo alcuni degli esempi. Tutto ciò ha, però, un costo, che va dalla logistica al trasporto dei materiali, comprese spese di viaggio e carburante. Ma i motivi non sono finiti qui.

Le multinazionali e il secondary ticketing

A gravare maggiormente sul prezzo finale dei biglietti sono inoltre le grandi multinazionali d’intrattenimento che, tra Stati Uniti ed Europa, hanno ormai monopolizzato il mercato, imponendo sul costo ampie commissioni. Stiamo parlando dell’azienda tedesca Cts Eventim, che gestisce la piattaforma TicketOne e la statunitense Live Nation Entertainment, detentrice di Ticketmaster. In particolare, la stessa Live Nation ha ricevuto accuse dal governo di Joe Biden proprio per commissioni sui biglietti inspiegabilmente alte.

Le suddette piattaforme, inoltre, offrendo anche la possibilità di vendere i propri biglietti, hanno incentivato il fenomeno del secondary ticketing, ovvero il processo per cui delle persone acquistano un numero consistente di biglietti (spesso affidandosi a bot), per poi rivenderli ad un prezzo maggiorato. A poco sono servite le limitazioni imposte dalle aziende che, anzi hanno peggiorato la situazione: è il caso del dynamic pricing, nato con lo scopo di contenere il secondary ticketing, ma che non ha fatto altro che fare leva sul fenomeno descritto in apertura. Il dynamic pricing, infatti, comporta una variazione del prezzo dei biglietti a seconda della loro richiesta e reperibilità. Come è possibile intuire, dunque, fenomeni di acquisti compulsivi e sold-out in pochi minuti, grazie al dynamic pricing fanno schizzare alle stelle i prezzi dei biglietti che, da qualche centinaia, possono raggiungere anche le migliaia di euro.


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