Armi Nato per colpire in territorio russo, il dibattito occidentale

di Mirko Aufiero
7 Min.

L’Ucraina chiede di far decadere il divieto per difendersi da Mosca: sì da Usa, Uk, Francia e Germania. Contraria l’Italia.

Nelle ultime settimane gli alleati Nato hanno iniziato a discutere della possibilità di permettere all’Ucraina di colpire con le armi occidentali all’interno del territorio russo. Si tratta di una necessità sollevata più volte da Kyiv e che è diventata particolarmente pressante in seguito all’offensiva russa nel nord del Paese.

Mosca ha infatti conquistato una porzione dell’oblast di Kharkiv, seconda città ucraina, al confine con il territorio russo. Qui la Russia è in grado di lanciare attacchi in Ucraina dal proprio territorio senza temere che questa possa contrattaccare, dato il divieto da parte della Nato di colpire il territorio di Mosca.

Della situazione è consapevole Jens Stoltenberg, Segretario generale dell’Alleanza Atlantica, che in un’intervista all’Economist ha invitato i membri Nato a riconsiderare il divieto imposto a Kyiv dall’inizio del conflitto.

Questa posizione è stata ribadita da Stoltenberg giovedì alla riunione dei ministri degli Esteri in corso a Praga:

«Gli alleati stanno fornendo molti diversi tipi di sostegno militare all’Ucraina e alcuni di loro hanno imposto alcune restrizioni sull’uso di queste armi […]. Queste sono decisioni nazionali […]. Ma penso che alla luce di come si è evoluta questa guerra […] sia giunto il momento di considerare alcune di queste restrizioni, per consentire agli ucraini di difendersi davvero».

E, ancora una volta, Stoltenberg l’ha confermata venerdì:

«Si tratta di rispettare il diritto internazionale, il diritto dell’Ucraina all’autodifesa. La Russia ha attaccato l’Ucraina, (e questa ha) il diritto di difendersi. E ciò include anche l’attacco a obiettivi militari legittimi all’interno della Russia […]. L’Ucraina ha il diritto all’autodifesa, noi abbiamo il diritto di aiutare l’Ucraina a sostenere il diritto all’autodifesa, e ciò non rende gli alleati della NATO una parte in conflitto».

Armi Nato contro il territorio russo, i Paesi a favore

Della stessa idea di Stoltenberg sono diversi Paesi dell’Alleanza. Tra questi Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Germania, Paesi Baltici, Paesi Scandinavi, Polonia e Repubblica Ceca. Ad esprimere il proprio parere positivo a chiare lettere sono stati proprio il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Olaf Sholz, in una conferenza congiunta martedì.

«Il suolo ucraino viene attaccato dalle basi in Russia. Allora come spieghiamo agli ucraini che dovremo proteggere queste città e praticamente tutto ciò che vediamo intorno a Kharkiv in questo momento, se diciamo loro che non è consentito colpire il punto da cui partono i missili?», le parole di Macron.

«Pensiamo che dovremmo permettere loro di neutralizzare i siti militari da cui vengono lanciati i missili e, fondamentalmente, i siti militari da cui viene attaccata l’Ucraina», ha aggiunto il presidente francese.

Secondo il cancelliere tedesco Sholz, l’Ucraina ne «ha tutte le possibilità secondo il diritto internazionale per quello che sta facendo. Questo deve essere detto esplicitamente». Segue poi una frecciata – nemmeno velata – agli alleati più restii all’idea:

«Trovo strano che alcuni sostengano che non dovrebbe essere consentito difendersi e adottare misure adeguate a questo scopo».

Dopo le pressioni anche gli Stati Uniti acconsentono

Dopo settimane di pressioni dagli alleati e da Kyiv, anche gli Stati Uniti di Joe Biden hanno acconsentito a rivedere le proprie linee guida. A riportarlo è POLITICO, che ha intervistato tre funzionari statunitensi:

«Il presidente ha recentemente ordinato alla sua squadra di garantire che l’Ucraina sia in grado di utilizzare le armi statunitensi per scopi di controfuoco a Kharkiv in modo che l’Ucraina possa rispondere alle forze russe che la colpiscono o si preparano a colpire».

Le parole del funzionario a POLITICO

La decisione, per quanto segni una svolta nell’atteggiamento statunitense, fino ad oggi molto cauto nell’evitare possibili escalation, contiene diversi distinguo. Kyiv potrà colpire i soldati russi ammassati sul confine con Kharkiv, i depositi e gli hub logistici. Non potrà invece colpire infrastrutture civili o lanciare missili a lungo raggio per colpire «obiettivi militari nel profondo della Russia».

Il no italiano

Le parole di Stoltenberg e degli alleati hanno messo in agitazione il governo italiano, che ha espresso le proprie posizioni tramite le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del ministro della Difesa Guido Crosetto.

«Per noi è impossibile usare le nostre armi fuori dall’Ucraina. Siamo pronti a inviare altre armi ma è importante usare queste armi dentro l’Ucraina per la difesa, come ad esempio la difesa aerea», le parole di Antonio Tajani oggi alla riunione dei ministri degli Esteri a Praga.

«La posizione del governo italiano è molto chiara: l’Italia aiuta e aiuterà l’Ucraina a difendere la propria indipendenza, continueremo ad aiutarla da un punto di vista finanziario e con strumenti militari. È chiaro che non invieremo alcun soldato italiano a combattere in Ucraina e le nostre armi non potranno essere usate fuori dal territorio ucraino, lo impedisce l’articolo 11 della Costituzione», ha aggiunto il ministro.

Gli fa eco Guido Crosetto: «Ogni Stato ha le sue leggi, la sua Costituzione. L’applicazione dell’articolo 11 della nostra Costituzione ci impone dei caveat rispetto all’utilizzo delle armi che diamo all’Ucraina: devono essere necessariamente usate per la difesa dell’Ucraina, che significa anche colpire i russi in Ucraina, ma non possono essere utilizzate nel territorio di un altro Paese».


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